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Elisa: “Ho sconfitto sessismo e pregiudizi grazie a mia madre”

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Il nuovo singolo “Sesso debole” e la sua prima volta in concerto a San Siro. Tutto nel nome dell’impegno e del green
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Elisa non odia l’estate. Nei giorni in cui si festeggia l’anniversario della celebre canzone di Bruno Martino, l’artista di Monfalcone sembra entrata invece nella sua stagione del cuore. Venerdì è uscito il nuovo singolo Sesso debole; è appena arrivato l’annuncio del festival Tramonti a Nord Est, in programma tra Trieste, Monfalcone e Grado dal 27 al 29 giugno, ideato dalla stessa Elisa, direttrice artistica, e dalla sorella Elena Toffoli; e soprattutto la sua prima volta a San Siro, il 18 giugno. Uno show incentrato sull’equilibrio tra musica e consapevolezza ambientale: una produzione a impatto ridotto realizzata con materiali riciclabili, energia pulita e una campagna di sensibilizzazione green. Il concerto lascerà anche una eredità tangibile: grazie a una partnership con il Comune di Milano, Fondazione Cariplo e Fondazione di Comunità Milano, una ex cava contaminata di 40mila mq a 2 chilometri dallo stadio sarà trasformata in un parco urbano.

Elisa, che concerto sarà?

«Una fricche…

Elisa non odia l’estate. Nei giorni in cui si festeggia l’anniversario della celebre canzone di Bruno Martino, l’artista di Monfalcone sembra entrata invece nella sua stagione del cuore. Venerdì è uscito il nuovo singolo Sesso debole; è appena arrivato l’annuncio del festival Tramonti a Nord Est, in programma tra Trieste, Monfalcone e Grado dal 27 al 29 giugno, ideato dalla stessa Elisa, direttrice artistica, e dalla sorella Elena Toffoli; e soprattutto la sua prima volta a San Siro, il 18 giugno. Uno show incentrato sull’equilibrio tra musica e consapevolezza ambientale: una produzione a impatto ridotto realizzata con materiali riciclabili, energia pulita e una campagna di sensibilizzazione green. Il concerto lascerà anche una eredità tangibile: grazie a una partnership con il Comune di Milano, Fondazione Cariplo e Fondazione di Comunità Milano, una ex cava contaminata di 40mila mq a 2 chilometri dallo stadio sarà trasformata in un parco urbano.

Elisa, che concerto sarà?

«Una fricchettonata! Sarà una lunga playlist delle mie canzoni preferite con alcuni brani simbolo che mi piace suonare lì: pezzi magari scritti in cameretta da portare in quel contesto gigante. Labyrinth, per esempio, l’ho scritta così. Però tutto ruoterà intorno al messaggio dell’interconnessione, ovvero “noi siamo uno”, sarà una celebrazione di tutte le bellezze del nostro ecosistema. Una fricchettonata, appunto».

Tanto impegno per l’ambiente: si dice che gli artisti si disinteressino del sociale.

«Non è un merito o un vanto: provo un senso di sollievo se posso fare qualcosa di utile e meno impattante. È così da quando ho iniziato, ho visto che si possono fare tante cose belle. Quello che mi rende felice è l’uso del biofuel, ma dovrebbe essere la norma».

Questo suo impegno la accomuna ai Coldplay, con cui ha anche diviso il palco. Siete ancora in contatto? Esiste una rete di artisti legati a questo tema?

«Chris Martin è stato incredibile. Mi ha scritto personalmente, non ha avuto nessun atteggiamento da star, ci siamo messi d’accordo sul da farsi come due vecchi amici. Con Brian Eno invece abbiamo parlato di ecologia profonda. Lui ha creato il progetto Earthpercent, mi ha chiesto di aiutarlo a promuovere la sua iniziativa : donare una piccola percentuale dei live per sostenere il tema ambientale. E in effetti esiste una rete e Eno è uno dei fondatori più attivi. Hanno aderito artisti come Ellie Golding, Jacob Collier, Hozier, Aurora, ma le sottoscrizioni stanno aumentando».

La sua forma di impegno si riconosce anche negli atteggiamenti nei confronti della sua professione. Qualche tempo fa ha scritto “a volte serve perdere tempo, che è anche prendersi del tempo”. Anche questa nella frenesia del mercato è una affascinante eccezione.

«Siamo in un momento storico sovraccarico di informazioni. Quando parliamo di sostenibilità bisogna riferirsi anche a quella psicologica: tutto è più vuoto e stiamo vivendo la più grande crisi del capitalismo di sempre. L’unico conforto è riporre fiducia nei giovani, ma dobbiamo difendere la libertà e la cultura a ogni costo. Si cresce solo con la conoscenza. Ma c’è un deficit di attenzione. Tutto riconduce alla crisi di un sistema che ci intontisce. I social o li usi in modo consapevole e corretto o ti mangiano».

A proposito di impegno, tempo fa ha raccontato di aver incontrato sulla sua strada un produttore sessista.

«Successe quando avevo 15-16 anni. All’epoca registravo dei demo. Questo signore mi disse: smetti di scrivere canzoni, affidati a degli autori, sei carina, vestiti bene e pensa solo a cantare. Ero molto timida e emotiva, mi è venuta una gastrite che mi dato problemi per un mese e mezzo. Ho incontrato altre persone con questa attitudine, ma per fortuna sono cresciuta con un background forte; mia madre mi ha sempre sensibilizzato sui diritti e sul mio talento. Ancora oggi a volte, in ambiti maschili, devo dimostrare di sapere il fatto mio».

Lei ha collaborato con tanti artisti: quale delle sue esperienze ricorda con più piacere?

«Le collaborazioni mi sono sempre piaciute, è un aspetto dell’arte che amo molto, mi arricchisce. Tra tutte quella con Cesare Cremonini è stata particolarmente bella. Non avevo mai incontrato qualcuno con cui potevo sbagliare così tanto. Lui in quei momenti non ha paura di niente. E poi è una persona che ti tratta da pari a pari: con lui non ci sono gerarchie di genere».

Molti suoi giovani colleghi hanno una grande fretta di esibirsi in uno stadio.

«C’è una pressione eccessiva. I giovani più talentuosi sono quelli che hanno avuto più tempo per metabolizzare. Oggi i ragazzi fanno i conti con una esposizione enorme. Non bisogna fingere organizzando corriere per riempire gli spazi, è patetico, anche gli artisti hanno bisogno di percorsi onesti, altrimenti l’arte ne soffre. I giovani avrebbero il diritto di sbagliare. Viviamo in un sistema bulimico, malato, che fa danni a tutti».

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