Milano – Quando entra in scena il pianoforte fatto di cristalli di ghiaccio, un attimo prima di Vieni a vedere perché, diventa più facile focalizzare la visione di questo show. «Per me non è ancora il momento di fare cassa», ha detto Cesare Cremonini alla vigilia di questa prima notte a San Siro: quasi 60.000 presenze, il primo di nove sold out di questo tour negli stadi che lo porterà il 19 e il 20 nella sua Bologna, il 24 a Napoli, il 28 a Messina, il 3 e il 4 luglio a Bari, l’8 luglio a Padova il 12 a Torino e il 17 e 18 a Roma. «Nove sold out, non li do per scontati e faccio lo stesso con il futuro. Spero di dare un contributo artistico ai miei numeri. È un concerto, un evento ma è anche un’opera artistica. È un racconto, un viaggio, la testimonianza di un passaggio personale», ha sottolineato. L’ha presa come una sfida, come la risposta all’urgenza di entrare in una fase emozionale nuova utilizzando una visione artistica.
Milano – Quando entra in scena il pianoforte fatto di cristalli di ghiaccio, un attimo prima di Vieni a vedere perché, diventa più facile focalizzare la visione di questo show. «Per me non è ancora il momento di fare cassa», ha detto Cesare Cremonini alla vigilia di questa prima notte a San Siro: quasi 60.000 presenze, il primo di nove sold out di questo tour negli stadi che lo porterà il 19 e il 20 nella sua Bologna, il 24 a Napoli, il 28 a Messina, il 3 e il 4 luglio a Bari, l’8 luglio a Padova il 12 a Torino e il 17 e 18 a Roma. «Nove sold out, non li do per scontati e faccio lo stesso con il futuro. Spero di dare un contributo artistico ai miei numeri. È un concerto, un evento ma è anche un’opera artistica. È un racconto, un viaggio, la testimonianza di un passaggio personale», ha sottolineato. L’ha presa come una sfida, come la risposta all’urgenza di entrare in una fase emozionale nuova utilizzando una visione artistica.
Così, quando attacca Alaska Baby, l’intero palco diventa di ghiaccio, segnando l’inizio di un percorso che dura due ore e mezza e che propone ventisette canzoni, di cui ben otto tratte proprio dal suo ultimo disco: una scelta un po’ controcorrente in tempi in cui i live somigliano sempre più a dei greatest hits. Lo stadio esplode con PadreMadre, e già si intuisce lo sforzo di creare un ambiente immersivo ma non artificiale: «Mi siete tanto mancati, abbracciatevi stanotte. Visiteremo i luoghi in cui sono stato, voglio tornarci con voi. È incredibile cosa si può fare con il dolore, con l’amore. San Siro abbracciami!», urla prima di intonare Il comico.
E cantano tutti con lui, mentre alle sue spalle i megaschermi suggeriscono itinerari lontani. Tra ballerini che disegnano coreografie utilizzando grandi cerchi luminosi, un po’ alla Cirque du Soleil, i grandi schermi che trasmettono immagini che quasi risucchiano gli spettatori sul palco, il rimando a situazioni atmosferiche a volte estreme che accompagnano momenti chiave del concerto, Cremonini non rinuncia a mostrare la sua creatività piena di inquietudine, il suo bisogno di trasmettere emozioni attraverso la musica, le immagini, le suggestioni. «Voglio essere un artista dell’oggi, spero che il pubblico capisca che non ha davanti qualcuno che vuole sedersi sugli allori», ha tenuto a dire.
Canta sempre sulla passerella, vicino alla gente, per Lost Of The Weekend scende anche in platea. Un cielo stellato fa da sfondo mentre dialoga idealmente con una ballerina in Ragazza del futuro; i fulmini accompagnano Ora che non ho più te, mentre i colori dell’aurora boreale invadono la scena mentre con Elisa duetta in Aurore boreali e balla Nonostante tutto. C’è Luca Carboni («Lo vorrei in tutti in concerti, deciderà quando vorrà venire»), con cui canta San Luca. «Quando sei nudo davanti al pubblico hai paura», confessa prima di Ragazze facili e racconta delle false protezioni che ognuno cerca di mettere in piedi.
Ma la scaletta accontenterà la maggior parte dei suoi fan: ci sono i suoi brani più celebri, da Dicono di me a Ora che non ho più te a La nuova stella di Broadway e Vieni a vedere perché. Quando parte Buon viaggio, San Siro sembra un’unica voce. In Mondo compare Jovanotti, anche se solo in video. Cremonini aveva sottolineato come trovasse «inaccettabile l’idea di salire sul palco a recitare una parte». E allora ha lanciato un’altra sfida: quando è il momento di Figlio di un re si circonda dei suoi musicisti e imbraccia la fisarmonica, strumento che ha imparato a suonare da poco, e si offre al suo pubblico rischiando il rischiabile.
Ha voluto uno show senza basi e senza Intelligenza Artificiale, utilizzando la tecnologia nel modo più umano possibile e lasciando che fossero gli strumenti a creare la colonna sonora. E la parte più nostalgica, quella in cui recupera le fantasie degli esordi, la riserva per il finale: è lì che raccoglie le ultime energie per 50 Special, Marmellata #25, Poetica, Nessuno vuole essere Robin. E mentre il suo pubblico è all’apice del delirio, arriva Un giorno migliore. Il sogno di quando tutto è iniziato che diventa perfetto per spiegare «la ricerca di una liberazione e del coraggio di donare sentimenti».