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Frankie hi-nrg mc: “Non credo nella censura ma il rap di oggi torni al buonsenso”

Frankie hi-nrg mc (foto di Damiano Andreotti) 

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Il 24 giugno da Milano parte il tour “Voce e batteria” in cui si esibisce insieme al batterista Donato Stolfi: “Cerco un rapporto stretto con i fan, anche pochi che siano. Funziona”
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Si schermisce: «Non mi sento un maestro». Eppure Frankie hi-nrg mc – nome d’arte di Francesco Di Gesù, classe 1969 da Torino – lo è sul serio, un maestro. Pioniere del rap italiano da inizio anni novanta, è tra quelli che, nel nostro Paese, hanno dato credibilità al genere nato nel Bronx. «Ero un ragazzo timido, l’hip hop riusciva a sciogliermi, a farmi ballare», ricorda. «Era musica di rottura, disubbidiente. Ma l’avrei capito dopo».

(foto di Damiano Andreotti) 

Sorpresa: davanti al successo che ha investito la scena nel nostro paese negli ultimi tempi, c’è chi ha dimenticato questa vocazione antagonista. C’è chi, ecco, ha perso le sue lezioni, rime cervellotiche, rap per il sociale. Altro che collane e macchinoni. Ma senza polemica. «Mi è sempre interessato parlare delle libertà individuali e collettive. Il “noi” non è sparito dalle canzoni, ma dal dibattito pubblico. Ciascuno corre per sé…

Si schermisce: «Non mi sento un maestro». Eppure Frankie hi-nrg mc – nome d’arte di Francesco Di Gesù, classe 1969 da Torino – lo è sul serio, un maestro. Pioniere del rap italiano da inizio anni novanta, è tra quelli che, nel nostro Paese, hanno dato credibilità al genere nato nel Bronx. «Ero un ragazzo timido, l’hip hop riusciva a sciogliermi, a farmi ballare», ricorda. «Era musica di rottura, disubbidiente. Ma l’avrei capito dopo».

(foto di Damiano Andreotti) 

Sorpresa: davanti al successo che ha investito la scena nel nostro paese negli ultimi tempi, c’è chi ha dimenticato questa vocazione antagonista. C’è chi, ecco, ha perso le sue lezioni, rime cervellotiche, rap per il sociale. Altro che collane e macchinoni. Ma senza polemica. «Mi è sempre interessato parlare delle libertà individuali e collettive. Il “noi” non è sparito dalle canzoni, ma dal dibattito pubblico. Ciascuno corre per sé. Questa introspezione, s’intende, è anche una bella rivoluzione, ci sono grandi talenti, come thasup. I problemi sono altri: l’ostentazione di modelli inarrivabili e frustranti, la malavita rivendicata come stile di vita. Nelle periferie americane il successo era un modo per uscirne, qui no. Non per forza si deve educare, tantomeno credo nella censura. Ma nel buonsenso, questo sì. Oggi tanto rap mi sembra una gara a chi rutta più forte».

La sua risposta? Questo tour intitolato Voce e batteria, in cui si esibisce insieme al solo batterista Donato Stolfi. «Un formato nudo e crudo, per riscoprire le ritmiche. E la dimensione live: guardarsi negli occhi, toccarsi, annusarsi. Dalla fine della pandemia è andato tutto perso, complice un sistema che ci vuole a casa, isolati. Il Decreto Sicurezza ne è un emblema: la “sicurezza” è un pretesto, l’obiettivo è il controllo delle vite altrui». Si parte a Milano il 24, quindi Moncalvo il 29, Roma il 4 luglio e Spinetoli l’8 agosto. Poi chissà. «Certo, vorrei suonare in tante date, ma non ho mai pensato di “vendermi” per qualcosa in più. Semmai cerco un rapporto stretto con i fan, anche pochi che siano. Funziona».

Nonostante però sia da sempre un non-allineato, senza look e parole che associamo ai rapper, un grande successo, nel curriculum, ce l’ha anche lui. È Quelli che benpensano, canzone del 1997 che ironizzava sui benpensanti di allora. «Oggi tanti di questi sono a un passo dalla casa di riposo. Ce li metteranno i figli, che li stanno già dimenticando: sono cresciuti con gli stessi valori, essere più che apparire. Tra loro c’è chi, magari, si sarà dato al rap». O a Sanremo, come testimonia la parodia di Vorrei cantare come Biagio Antonacci di Simone Cristicchi che ha realizzato lo scorso febbraio nel programma tv Splendida cornice, di Geppi Cucciari. L’accusa: la sua Quando sarai piccola gioca con i sentimenti facili. «Ma l’ho scritta in virtù del rapporto stretto che ci lega. È divertente fare le pulci a chi una volta le faceva agli altri, come Cristicchi. È la vita. Più che comportarmi da maestro, allora, mi aspetto che qualcuno ora faccia le pulci a me». Per adesso, nessuno ci è riuscito.

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