Concerti gonfiati, così funziona l’inganno dei live. Venditti: “Il sold out è una conquista”
di Patrizio RuviglioniIl primo a rompere il silenzio è stato Federico Zampaglione dei Tiromancino, con un post diventato virale sui cosiddetti “finti sold out” dei concerti italiani. In sintesi: all’artista in questione, verosimilmente la stella del momento, viene proposto dalla grande agenzia di turno di organizzare un evento, magari, in uno stadio; in un secondo momento, si scopre che i pochi biglietti venduti non bastano, che si è fatto il proverbiale passo più lungo della gamba, così per non annullare lo show vengono offerti ingressi in omaggio attraverso vari canali, dagli sponsor agli influencer.
Risultato? L’immagine è salva, coperta dal “sold out” di rito. Il colpo d’occhio sullo stadio pieno, anche. Ma il cantante in questione resta “prigioniero” dell’agenzia, a cui dovrà ripagare il buco di bilancio - gli investimenti sono sotto forma di anticipo - con date vendute ai promoter a prezzi scontati. Spesso significa suonare in piazza, gratis. Addio carriera. Ed è una dinamica che, in questi giorni, ha confermato Alex Britti: “Io stesso, in passato, ho detto “no” a un tour nei palasport. Sapevo che avrei avuto difficoltà a riempirli e che, nel caso, mi sarei fatto male. A volte bisogna sapersi tirare indietro”.
Il riferimento in senso lato è ai due concerti di Elodie delle scorse settimane, con cui la popstar romana ha debuttato negli impianti di Milano e Napoli.
Nel primo caso, vari utenti avevano segnalato un’insolita disponibilità online di biglietti a prezzi stracciati (10 euro, a fronte di un prezzario ordinario con base di partenza a 50). Nessuna pubblicità, nessun annuncio social. Solo un’anonima e discreta comparsata sui siti autorizzati, che Vivo Concerti, che ne organizza il tour, non ha mai smentito. Intanto, da mesi erano disponibili le mappe delle due arene, con in evidenza i posti ancora disponibili - e si poteva notare come fossero lontane dal tutto esaurito. Ma il problema non riguarda solo Elodie. Per la prima volta, infatti, sono tanti ad aver apportato cancellazioni e modifiche per scarse prevendite. Bresh e Rkomi, entrambi freschi di Sanremo, hanno fatto saltare rispettivamente concerti all’aperto e al chiuso, nei palasport, preferendo location più raccolte o, comunque, un calendario più ridotto. Allo stesso modo, The Kolors e Benni & Fede hanno riprogrammato i tour in arene meno capienti, e lo stesso vale per Tony Effe a Milano e gli stessi CCCP a Roma.
Se Zucchero, tra i tanti, ha sottolineato come “la mancanza di un’adeguata gavetta alle spalle, dovuta ai social e ai talent” sia il problema, mentre Antonello Venditti ha ribadito come “non tutti possono permettersi di fare gli stadi, e molti giovani artisti andrebbero tutelati. Pensate a Sangiovanni e Angelina Mango, stanno in un mondo che è un frullatore. Nasci con il sold out incorporato, ma il sold out è una conquista”, la verità è che il problema riguarda, evidentemente, tutti generi e le generazioni, trasversalmente.
Al di là di casi virtuosi - Vasco Rossi, Ultimo, Cesare Cremonini e i Pinguini Tattici Nucleari, solo per restare a chi, gli stadi, li riempie davvero - l’impressione è che sia tirata troppo la corda. E che tanti casi più “fragili”, tante carriere meno solide, siano arrivate spalle al muro dal punto di vista dei grandi concerti.
Dal rientro della pandemia, nel 2022, per assecondare la grande domanda di pubblico e per motivi d’immagine, le agenzie hanno puntato su eventi sempre più grandi e costosi, a fronte di cachet altrettanto in crescita. I concerti negli stadi si sono moltiplicati e si sono rivelati, spesso, prematuri. Ma, almeno fino allo scorso anno, il sistema ha retto, pur con varie falle (i finti sold out, appunto). Ora, complice il crollo del potere d’acquisto, potrebbe esserci una svolta.