“Mio caro presidente
se c’è da versar sangue
versate prima il vostro”
Le déserteur - di Boris Vian (1954), versione di Gino Paoli
1. Boris Vian, intellettuale irrequieto e libertario, scrisse Le déserteur durante la guerra di Indocina. Il brano venne interpretato dalle migliori voci francesi, da Juliette Gréco a Yves Montand, e trovò anche in Italia numerose versioni. La prima traduzione, quella di Giorgio Calabrese, ripresa da quasi tutti, (da Antonella Ruggiero a Ivano Fossati) è francamente ordinaria. Luigi Tenco ne offrì una interpretazione molto “tesa”, mutandone il titolo in Padroni della terra, ma il testo migliore, a parere di chi scrive, è quello proposto da Gino Paoli.
Intanto molti suggerimenti. Scrive Deonisio Franco Tonus: «Lontano lontano, da non confondere con l’omonima canzone di Tenco, è una poesia di Franco Fortini del 1991, musicata e cantata da Margot». Tonus ricorda ancora ben sei canzoni pacifiste di Giorgio Gaber e un lungo elenco dove «c’è davvero da sbizzarrir…
“Mio caro presidente
se c’è da versar sangue
versate prima il vostro”
Le déserteur - di Boris Vian (1954), versione di Gino Paoli
1. Boris Vian, intellettuale irrequieto e libertario, scrisse Le déserteur durante la guerra di Indocina. Il brano venne interpretato dalle migliori voci francesi, da Juliette Gréco a Yves Montand, e trovò anche in Italia numerose versioni. La prima traduzione, quella di Giorgio Calabrese, ripresa da quasi tutti, (da Antonella Ruggiero a Ivano Fossati) è francamente ordinaria. Luigi Tenco ne offrì una interpretazione molto “tesa”, mutandone il titolo in Padroni della terra, ma il testo migliore, a parere di chi scrive, è quello proposto da Gino Paoli.
Intanto molti suggerimenti. Scrive Deonisio Franco Tonus: «Lontano lontano, da non confondere con l’omonima canzone di Tenco, è una poesia di Franco Fortini del 1991, musicata e cantata da Margot». Tonus ricorda ancora ben sei canzoni pacifiste di Giorgio Gaber e un lungo elenco dove «c’è davvero da sbizzarrirsi a trovare la canzone preferita». Di molte altre proposte daremo conto la prossima settimana.
Scrivere acanzoniereitaliano@gmail.com
2. Fossimo nei panni del sindaco di Alghero disporremmo con una ordinanza che lì, sulla via del mare, altoparlanti mimetizzati nella vegetazione trasmettessero in continuazione Alghero, scritta da Giuni Russo e Maria Antonietta Sisini (1986); e che lo stesso brano echeggiasse sui bastioni fino a diventare l’inno municipale della città. Insomma, a nostro parere, Alghero vale quanto Arrivederci Roma, O mia bela Madunina, Zena, Trieste mia e Torna a Surriento: canzoni-città. O meglio: canzoni-paesaggio (sentimentale e letterario).
Si parlerà di questo domenica 29 giugno, alle 20.30 in Piazza Sulis, proprio ad Alghero, festeggiando l’ottimo libro di Felice Liperi La Canzone italiana. Storia, storie, protagonisti, edito da Treccani (2025), all’interno della rassegna Dall’altra parte del mare, e subito dopo, due nostre beniamine: Erica Mou e Concita De Gregorio.
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Le déserteur
Nella versione di Ivano Fossati, il brano è in tonalità di Re magg., con accompagnamento di sola chitarra. La voce entra subito e le strofe sono tre, musicalmente identiche con struttura A-B-A, ma con testi diversi. La parte A presenta numerosi accordi di dominante secondari che movimentano l’armonia; la parte B si apre sull’accordo di Sol magg. e segue con tre accordi discendenti, accentuando il senso di sviluppo emotivo e narrativo.