"Il passato non va mai via”, recitava Jack Nicholson in Il grande inganno. Sembrerebbe lo slogan perfetto per il britpop degli anni Novanta: sono tornati i Blur, si riuniscono gli Oasis e dopo 24 anni anche i Pulp tornano a incidere insieme. In attesa di capire che sarà dei fratelli Gallagher, che per ora porteranno il loro greatest hits in giro per il mondo, Blur e Oasis suggeriscono riflessioni sul mondo adulto. More è un disco privo dell’euforia saracastica di Common people, forse il brano più famoso della band di Jarvis Cocker. Senza tradire la loro cifra stilistica, fatta di melodie un po’ struggenti e di orchestrazioni mai banali, i Pulp mettono in scena un nuovo show fondato sulla riflessione e, proprio come i Blur di The ballad Of Darren, riflettono sullo scorrere del tempo, con tutto ciò che ne consegue.
Come dice Cocker in Slow jam, “Sei passato da tutto ciò che potresti essere a tutto ciò che eri una volta”.…
"Il passato non va mai via”, recitava Jack Nicholson in Il grande inganno. Sembrerebbe lo slogan perfetto per il britpop degli anni Novanta: sono tornati i Blur, si riuniscono gli Oasis e dopo 24 anni anche i Pulp tornano a incidere insieme. In attesa di capire che sarà dei fratelli Gallagher, che per ora porteranno il loro greatest hits in giro per il mondo, Blur e Oasis suggeriscono riflessioni sul mondo adulto. More è un disco privo dell’euforia saracastica di Common people, forse il brano più famoso della band di Jarvis Cocker. Senza tradire la loro cifra stilistica, fatta di melodie un po’ struggenti e di orchestrazioni mai banali, i Pulp mettono in scena un nuovo show fondato sulla riflessione e, proprio come i Blur di The ballad Of Darren, riflettono sullo scorrere del tempo, con tutto ciò che ne consegue.
Come dice Cocker in Slow jam, “Sei passato da tutto ciò che potresti essere a tutto ciò che eri una volta”. E così si torna a pensare alle occasioni romantiche mancate nella mezza età, con la frustrazione acuita dal fatto che sono passati 40 anni da quando quella particolare opportunità si è presentata. Più che tristezza, in More c’è molta consapevolezza: le canzoni, piene di archi e di arrangiamenti alla Scott Walker (Hymn of the North ), sono affreschi delicati appoggiati alla parete dei ricordi: “Con il passare degli anni, l’amore si trasforma in un rumore di sottofondo, come questo ronzio nelle mie orecchie, come il ronzio di un frigorifero, te ne accorgi solo quando scompare”.
More
Pulp
Voto: quattro stelle su cinque