Marco Mengoni accende gli stadi. “Rinasco dalle macerie. La nostra società è bella ma fragile”
di Andrea SilenziNAPOLI – Ricostruzione è la parola chiave di Marco negli Stadi 2025, il nuovo tour di Marco Mengoni partito giovedì dal Maradona di Napoli. Una parola che ha una doppia declinazione: quella sociale e quella personale. Spettacolo ambizioso e rischioso, un concept «frutto del mio riassestamento emotivo, avevo perso la cosa più importante della mia vita», racconta, riferendosi alla scomparsa di sua madre a settembre dello scorso anno, ma che nasce anche dalla riflessione sull’oggi elaborata attraverso la lezione della tragedia greca.
Quello di Mengoni è un progetto imponente: 34 canzoni, oltre due ore e mezza di musica, una band di 12 elementi, 10 performer, megaschermi che rimandano immagini che diventano centrali in una narrazione divisa in sei capitoli che richiamano fortemente la classicità: prologo, parodo, episodi, stasimi, esodo e catarsi. Una parabola, verrebbe da dire, e l’entrata in scena dell’artista con una sor…
NAPOLI – Ricostruzione è la parola chiave di Marco negli Stadi 2025, il nuovo tour di Marco Mengoni partito giovedì dal Maradona di Napoli. Una parola che ha una doppia declinazione: quella sociale e quella personale. Spettacolo ambizioso e rischioso, un concept «frutto del mio riassestamento emotivo, avevo perso la cosa più importante della mia vita», racconta, riferendosi alla scomparsa di sua madre a settembre dello scorso anno, ma che nasce anche dalla riflessione sull’oggi elaborata attraverso la lezione della tragedia greca.
Quello di Mengoni è un progetto imponente: 34 canzoni, oltre due ore e mezza di musica, una band di 12 elementi, 10 performer, megaschermi che rimandano immagini che diventano centrali in una narrazione divisa in sei capitoli che richiamano fortemente la classicità: prologo, parodo, episodi, stasimi, esodo e catarsi. Una parabola, verrebbe da dire, e l’entrata in scena dell’artista con una sorta di tunica, seduto su una roccia come un messia salmodiante, sembra immergere i 45.000 accorsi al Maradona in una fantasia a metà strada tra la Bibbia e la devastazione distopica di Dune. Così si parte con qualche brano un po’ pensoso: Ti ho voluto bene veramente, Guerriero, Sai che scandiscono un prologo a tinte fosche, che si intreccia al parodo che parte con La valle dei re e Non me ne accorgo. «È il racconto di una società che si è ricostruita e ci appare come una città bellissima ma piena di fragilità», spiega.
Ma quello di Mengoni è uno spettacolo pop e il cambio di registro è repentino: pur senza mai abbandonare i temi centrali, anche con qualche inevitabile calo di intensità, lo show prende quota con brani come Tutti hanno paura, No stress, Voglio, Muhammad Ali, che esaltano un pubblico attento e adorante. È una festa pensosa e pensata in ogni dettaglio (Mengoni ha addirittura decorato personalmente l’asta del microfono, oltre a disegnare tutti i costumi) e in mezzo a messaggi decisamente politici come “Di cosa ci lamentiamo se non andiamo a votare?” o “Col nostro silenzio stiamo permettendo uno sterminio”, ci sono momenti di totale simbiosi tra l’artista e il pubblico, che spinge la sua vocalità impeccabile sul palco in brani come Luce, Proteggiti da me, In due minuti, Un’altra storia, Hola.
Tonight la affronta in solitaria indossando provocatoriamente un corpetto nero con le stecche. «Voglio vestirmi come mi pare!», dice ridendo, mentre sottolinea l’ennesima traccia narrativa di questo spettacolo. «Le mie parole non fermeranno le critiche social – racconta nel dopo concerto – ma io indosso solo quello che mi fa stare bene. Mi piaccio così e ho capito che la vita è una sola, non so se ce ne sarà un’altra».
Ci sono riflessioni sui diritti, mentre viene fuori con prepotenza l’anima black dell’artista, che ha riarrangiato i pezzi per adattarli al meglio al clima e ai significati dello show. Si parla di guerra, con gesti e parole: quando si fascia con la bandiera della Palestina, Mengoni sembra perdere il suo proverbiale sguardo accogliente mentre a denti stretti si augura che quel messaggio possa arrivare alle «teste di c….». Il pubblico è tutto con lui, anche quando, nel finale, chiede scusa per l’espressione ma non per il concetto: «L’amore vincerà, facciamolo sentire a tutti quelli che non ci piacciono».
In questo show pieno di colpi a effetto, in cui si libra nell’aria o omaggia il pubblico napoletano a più riprese, celebrando anche il recente scudetto, e si cita la tauromachia in Azul, Mengoni si diverte col gioco delle citazioni: La valle dei re diventa Black hole sun dei Soundgarden, L’essenziale sfocia in Ordinary world dei Duran Duran e in Mandare tutto all’aria è facile riconoscere il giro di basso di Amarsi un po’ di Battisti. Molte le hit nel finale: Pazza musica, Ma stasera, Pronto a correre, Io ti aspetto e poi i bis, la nuovissima Sto bene al mare e Esseri umani.