Oasis, il ritorno è glorioso: “Eccoci, è passato troppo tempo”
dal nostro inviato Antonello GuerreraCARDIFF – Hello. Prima canzone, ovvio. “Che bello essere tornati”. Sì, ora potete crederci. “È passato troppo tempo, ciao, bella gente”. È tutto vero. Rieccoli, Liam e Noel Gallagher, sul palcoscenico delle nostre vite. Non sembrano passati 16 anni dall’ultima volta.
Il cantante sboccato e maledetto rispolvera il suo parka verde militare e la postura da meraviglioso spaventapasseri 52enne. Voce tagliente e adenoide, come sempre. Noel, di sei anni più grande e autore dei capolavori di questa epica band di Manchester, in camicia di jeans. Intro con Fuckin’ in the Bushes. Dopo Hello, ecco Acquiesce. “Because we need each other! We believe in one another!”. “Abbiamo bisogno e crediamo l’uno nell’altro”, cantano i fratelli coltelli. Che, a metà concerto, si tengono incredibilmente la mano.
Don’t Look Back in Anger. “Abbracciatevi come se vi amaste”, si sente per Cigarettes & Alcohol. Bas…
CARDIFF – Hello. Prima canzone, ovvio. “Che bello essere tornati”. Sì, ora potete crederci. “È passato troppo tempo, ciao, bella gente”. È tutto vero. Rieccoli, Liam e Noel Gallagher, sul palcoscenico delle nostre vite. Non sembrano passati 16 anni dall’ultima volta.
Il cantante sboccato e maledetto rispolvera il suo parka verde militare e la postura da meraviglioso spaventapasseri 52enne. Voce tagliente e adenoide, come sempre. Noel, di sei anni più grande e autore dei capolavori di questa epica band di Manchester, in camicia di jeans. Intro con Fuckin’ in the Bushes. Dopo Hello, ecco Acquiesce. “Because we need each other! We believe in one another!”. “Abbiamo bisogno e crediamo l’uno nell’altro”, cantano i fratelli coltelli. Che, a metà concerto, si tengono incredibilmente la mano.
Don’t Look Back in Anger. “Abbracciatevi come se vi amaste”, si sente per Cigarettes & Alcohol. Basta rancori. I quasi 100mila del Principality Stadium impazziscono. È la più bella macchina del tempo. Gli Oasis, quelli che scelsero il nome da un poster in camera di Swindon. Quelli che Brett Anderson dei Suede chiamava “gli idraulici che cantano”. Quei brothers che si sono disprezzati per una vita, prima e soprattutto dopo, quando si presero a pugni e chitarrate prima del concerto di Parigi nel 2009, per disintegrare la band e poi offendersi per quasi due decenni. “Liam? Una forchetta in una zuppa”. “Noel? Un traditore della working class. Non so se suo figlio sia davvero suo”.
Tutti a Cardiff dunque, per riscrivere la storia del pop. Croeso, benvenuti in lingua locale. Ma perché la “capitale” del Galles come prima tappa di questo agognato tour di 41 date (per ora, niente Italia o Europa continentale) che smuoverà 940 milioni di sterline di indotto solo nel Regno e accrediterà nei conti in banca dei fratelli Gallagher almeno 60 milioni di euro a testa? “Perché Cardiff is “bollox”. Non ha senso.
E va bene. Nonostante i Gallagher e gli organizzatori abbiano fatto pagare i biglietti in piedi anche 500 euro per un algoritmo speculativo, è una summer of love a Cardiff. Una reunion di decine di migliaia di figli dei fiori, magari del male alla Baudelaire. La città pullula di poliziotti catarifrangenti. Le strade sono bloccate, anche dalla fiumana di bottiglie e bicchieri svenati. Il comune di Edimburgo, come rivelato da un “leak” al tabloid Sun due settimane fa, teme “orde di 50enni fan della band, ubriachi, sovrappeso, che urineranno dappertutto” per i concerti di agosto in Scozia.
Bollocks, per citare Liam. Stronzate. Ieri i fan degli Oasis erano i nuovi hippy, nonostante le bevute da mezzogiorno, gli occhi spiritati, e ragazzini gallesi che regalano erba a un cantante di strada. Where were you when we were getting high?. Mentre i fan in treno trincano lager e lattine di gin&tonic, urlando I’m feeling Supersonic, il primo singolo del 1994, e Wonderwall.
Non rovinate questa Morning Glory. A Cardiff va in scena un revival nostalgico della Cool Britannia degli anni Novanta, quando c’era Tony Blair a Downing Street e la musica nichilista degli Oasis andava bene per tutto, anche se i Gallagher si sfondavano di alcol e cocaina: da Some Might Say fino a Stop Crying Your Heart Out inno dell’Inghilterra (come al solito) buttata fuori dai mondiali 2002. “Sì, allora erano gli anni ruggenti, e ci divertivamo tanto, ci mancano”, ci dicono Lorena, Chloe e Kayla, della vicina Swansea, “a scuola in classe parlavamo solo di Oasis e i Blur”, acerrimi nemici del Britpop che ha conquistato il mondo.
Dal pomeriggio a Cardiff sfilano falangi di fan, in cappellini da pescatore, Union Jack, parka e bomber. Nei pub si cantano i capolavori dei Gallagher. Gli adepti sono giunti da tutti il mondo. Solo per loro. Come Taku e Tomohiro, 34 anni, da Osaka: “Mi sono trasferito a Manchester 10 anni fa solo per gli Oasis: feci il cameriere”, ammette il primo. Poi ci sono Joohee Maeng, Heather Jo e Yeongjin Kim, arrivati dalla Corea del Sud, nemmeno 40 anni, promoter di musica alternativa: “Amiamo gli Oasis perché ci hanno insegnato la libertà, con loro diciamo quello che vogliamo”.
È così. Gli Oasis, con la loro soap opera pubblica di risse e litigi, sconvolsero gli anni Novanta, diventando i nuovi, insolenti Beatles: “Sapete che vogliamo diventare i più grandi di sempre, vero?”, minacciarono la loro prima etichetta Creation Records, prima di vendere 75 milioni di copie.
Ora pare che Noel e Liam siano stati riuniti da madre e figli. Forse lo hanno fatto solo per soldi. I due hanno provato da soli nei giorni scorsi, evitandosi per tutto il tempo. Eppure il concerto di ieri, introdotto da Richard Ashcroft, è storico per la biblica fratellanza e i successi riesumati, come Roll With It e Little by Little, prima volta dal 2005. E Definitely Maybe, il disco che ha venduto più velocemente nella storia del pop britannico. Stand by me, resta accanto a me perché nessuno sa che cosa ci attende. E poi Live Forever, ovviamente, con proiettata l’immagine del calciatore Diogo Jota, morto giovedì in un tragico stradale giovedì. Perché, almeno per una notte, siamo stati tutti immortali.