Ditonellapiaga: “Non sono sparita. Fuggo dal successo, un meccanismo tossico. L’ambizione ti frega”
di Andrea SilenziROMA – Parlando di lei dopo un’esibizione al concerto del Primo maggio, Morgan aveva sentenziato che il suo nome d’arte era una evidente metafora sessuale: “È un nome che può voler dire tante cose, ma quando l’ho scelto non pensavo per niente a quello”. Ditonellapiaga, vero nome Margherita Carducci, cantautrice romana classe 1997, non ha mai scelto la strada facile. Neppure nel nome, con cui sarebbe anche stato facile giocare sull’equivoco. Laureata al Dams, ha esordito come cantautrice in ambito indie. Nel 2022 ha partecipato a Sanremo in coppia con Donatella Rettore con il brano Chimica, ottenendo un notevole successo. Targa Tenco nello stesso anno per l’album d’esordio Camouflage, l’artista romana torna ora sulle scene con il singolo Cerco un uomo, cover di un vecchio brano di Sandra Mondaini, con il lato b occupato da Febbre d’amore, altra rivisitazione di un brano lanciato da Marcella Bella.
Torna sulle scene con due pezzi dance in chiave vintage. Come li ha scelti?
“Avevo l’esigenza di non stare in silenzio per troppo tempo. Negli ultimi ho lavorato molto, volevo pubblicare delle cover, che nella mia discografia sono molto presenti. Mi sono trovata a fare uno scouting sulle figure femminili nella musica italiana: da questo punto di vista, anche la collaborazione con Donatella non è stata casuale. Fino a qualche anno fa ascoltavo quasi esclusivamente musica straniera. Poi ho cercato le figure italiane a cui potermi ispirare, da Mia Martini a Patty Pravo a Ornella Vanoni, e mi sono imbattuta in cose che valeva la pena riscoprire”.
Questa uscita è legata in qualche modo anche al mese del Pride. Si sente molto legata a questa battaglia?
“Mi sono sempre molto schierata, già come semplice cittadina, e come artista mi sento in debito nei confronti della comunità che mi ha subito riconosciuta e apprezzata. Mi sento di dover sposare la causa, anche se nel mio privato non vivo quella situazione. La mia musica contiene delle sensazioni di libertà sessuale, anche sbarazzina. I miei concerti, in fondo, sono come dei Pride alternativi. È la mia gente”.
Una volta ha detto che il vestito dance è una cornice che l’ha aiutata a nascondersi meglio. È così anche in questo caso?
"È un travestimento, un vestito alternativo. Un po’ come a Carnevale quando per un attimo puoi essere Zorro. Spesso nell’aspetto dance della mia produzione metto anche tante cose che non aderiscono perfettamente alla mia persona”.
Questa sorta di trasformismo è figlio della sua esperienza al Dams?
“Credo siano molto legate, il primo disco era molto vicino a quell’esperienza teatrale. Il nuovo disco, che potrebbe uscire a dicembre, si riavvicinerà a quel mondo. Scrivendo canzoni posso decidere io cosa essere: non amo indossare i panni di un personaggio predefinito”.
Dopo il successo di "Chimica” si è rimproverata di essere un po’ sparita dalle scene mentre era sulla cresta dell’onda. Adesso, se questi due singoli dovessero esplodere, in che situazione la troverebbe il successo?
“Penso che quella fase sia superata. Non credo che questa uscita possa aprire chissà quali scenari, non credo che questi pezzi finiranno in classifica. Sto cercando di allontanarmi dalla logica del successo, che è un meccanismo tossico. Non li ho incisi per andare in radio, volevo essere presente per le persone che mi seguono. Con Chimica sono stata sbattuta in un mondo che non era il mio, mi sono fatta poche domande perché non avevo il tempo di farmele, ero incosciente, ingenua. Ora mi concentro su quello che piace a me. L’ambizione, se è eccessiva, ti frega. Magari entri in una rincorsa in cui finisci per non essere mai soddisfatta di niente. Mi sento di fare pop, ma non credo di avere una proposta adatta per le signore che guardano la tv. Sono una via di mezzo e non capisco bene quale sia il mio posto, ma dipende dal fatto che io ho perso un po’ la traccia di quello che volevo fare. Sono andata a tentativi, ora voglio fare il punto. Mettersi in discussione è importante. A settembre ho avuto un momento difficile, non sapevo più cosa fare della mia vita, ma è stato molto utile per il futuro”.
Questa scelta vintage sembra un po’ controcorrente rispetto alla sua narrazione precedente, quando parlava di sesso e definiva la sua vagina “liberale”.
“Quella rimane una frase metaforica, una rivendicazione sulla libertà sessuale. Questi nuovi brani sono più vecchi, hanno un lessico diverso, meno contemporaneo ma per questo affascinante. Riprendere questi pezzi mi consente di recuperare un aspetto teatrale. Sono molto sensuali, è un aspetto che cerco sempre di recuperare. Cerco ormai di scrivere in modo metaforico e ironico perché adesso sono tutti un po’ seri, le colleghe usavano sempre metafore e ambiguità molto ricercate”.
Che cosa prevede per il suo futuro?
“Adesso sto registrando il disco nuovo, poi mi piacerebbe fare altre cose: mi attira molto la radio. Penso anche a un’esperienza come attrice, in un ruolo in cui potrei essere adatta. Sarebbe divertente”.