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Un quartetto d’archi, così Shostakovich trovò rifugio dalle minacce di Stalin

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Nel cinquantenario della scomparsa del compositore il Cuarteto Casals pubblica l’integrale delle quindici partiture per l’etichetta Harmonia Mundi
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Quando Stalin morì, nel 1953, Dmitri Shostakovich tirò un sospiro di sollievo. Per vent’anni aveva temuto di fare una brutta fine, anche se il dittatore non avrebbe mai torto un capello al musicista sovietico più rappresentativo. Ma questo lui non poteva saperlo. Anzi, per garantirsene la docilità, il regime l’aveva fatto sentire in pericolo costante. Il suo unico rifugio artistico era stato il quartetto d’archi, il genere che meno si prestava a diffondere contenuti propagandistici. Musica assoluta su cui la censura non metteva il becco. Shostakovich vi riversava ciò che anche solo pensare poteva costargli caro.

Il quartetto continuò a essere il suo confessionale pure nel dopo Stalin. Nel cinquantenario della scomparsa del compositore il Cuarteto Casals, spagnolo, sta pubblicando l’integrale delle quindici partiture per l’etichetta Harmonia Mundi. Appena uscito il doppio cd con i Quartetti dal sesto al dodicesimo scritti fra il 1956 e il 1968 — dunque compreso l’Ottavo, capolavoro l…

Quando Stalin morì, nel 1953, Dmitri Shostakovich tirò un sospiro di sollievo. Per vent’anni aveva temuto di fare una brutta fine, anche se il dittatore non avrebbe mai torto un capello al musicista sovietico più rappresentativo. Ma questo lui non poteva saperlo. Anzi, per garantirsene la docilità, il regime l’aveva fatto sentire in pericolo costante. Il suo unico rifugio artistico era stato il quartetto d’archi, il genere che meno si prestava a diffondere contenuti propagandistici. Musica assoluta su cui la censura non metteva il becco. Shostakovich vi riversava ciò che anche solo pensare poteva costargli caro.

Il quartetto continuò a essere il suo confessionale pure nel dopo Stalin. Nel cinquantenario della scomparsa del compositore il Cuarteto Casals, spagnolo, sta pubblicando l’integrale delle quindici partiture per l’etichetta Harmonia Mundi. Appena uscito il doppio cd con i Quartetti dal sesto al dodicesimo scritti fra il 1956 e il 1968 — dunque compreso l’Ottavo, capolavoro listato dai bombardamenti psicologici della Guerra fredda.

Tutti esprimono l’incubo di un individuo in gabbia: ghigno doloroso, un tarlo che gli rode il cervello, fasullo vitalismo ipercinetico per dissimulare l’angoscia. Uno Shostakovich che potrebbe esser suonato asettico come la sala operatoria di una clinica svizzera, invece i quattro del Casals gli conferiscono tenace tridimensionalità umana.


Shostakovich - Complete String Quartets nn. 6-12

Cuarteto Casals

Voto: cinque stelle su cinque

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