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Nek: “Alla Ferrari preferisco il trattore, fare la tv mi piace”

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Tra un tour mondiale e il lavoro nei campi, il cantante racconta la vita in provincia e il consiglio di Lucio Dalla: “Sei bravo ma impegnati”
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Un nome d’arte breve e musicale, Nek. «Lo scelsi perché ricorda il suono della batteria» racconta Filippo Neviani. Il tour estivo, Nek Hits, lo porterà fino alla fine di settembre in tutta Italia (prossime date: 13 agosto Marina di Pietrasanta, Ferragosto a Lucera, il 16 ad Acri), a novembre l’America e il Canada, nel 2026 ancora 21 date, l’Italia poi Francia, Germania, Svizzera, Lussemburgo, Belgio, Regno Unito e Spagna. Provinciale felice, appena può, Nek, 53 anni, torna nella sua Sassuolo; il sorriso di chi non è abituato a lamentarsi, moglie e figlie come bussola nella vita un rapporto strettissimo con i fan che cantano in coro Laura non c’è e gli scrivono dopo i concerti. Una mamma ricorda: “Contromano era la sua ninna nanna. Mia figlia a 17 anni ha voluto tatuarsela sul braccio”.

Il suo pubblico, di madre in figlia.

«Nei concerti ci sono diverse generazioni, quelle che sono cresciute con me oggi hanno formato fami…

Un nome d’arte breve e musicale, Nek. «Lo scelsi perché ricorda il suono della batteria» racconta Filippo Neviani. Il tour estivo, Nek Hits, lo porterà fino alla fine di settembre in tutta Italia (prossime date: 13 agosto Marina di Pietrasanta, Ferragosto a Lucera, il 16 ad Acri), a novembre l’America e il Canada, nel 2026 ancora 21 date, l’Italia poi Francia, Germania, Svizzera, Lussemburgo, Belgio, Regno Unito e Spagna. Provinciale felice, appena può, Nek, 53 anni, torna nella sua Sassuolo; il sorriso di chi non è abituato a lamentarsi, moglie e figlie come bussola nella vita un rapporto strettissimo con i fan che cantano in coro Laura non c’è e gli scrivono dopo i concerti. Una mamma ricorda: “Contromano era la sua ninna nanna. Mia figlia a 17 anni ha voluto tatuarsela sul braccio”.

Il suo pubblico, di madre in figlia.

«Nei concerti ci sono diverse generazioni, quelle che sono cresciute con me oggi hanno formato famiglie. Poi ci sono i più giovani, incuriositi da chi fa un genere musicale diverso. Questo mi riempie di gioia».

Quando ha scelto la musica?

«Ho cominciato a suonare la chitarra a 9 anni, ho iniziato a scrivere le canzoni e a 14 anni avevo il primo gruppo. La musica era una necessità: lo dissi ai miei genitori».

E i suoi come reagirono?

«Prima preoccupati, lo studio, il futuro. Papà non c’è più, era impiegato, mamma casalinga. Ma mi hanno visto convinto, e non hanno potuto fare nulla».

Mai pensato di lasciare Sassuolo?

«Mai. Mi ritengo un uomo di provincia felice, torno dai concerti e vado a lavorare nei campi. Sono cresciuto qua, è la mia dimensione quando scendo dal palco. Come Vasco, che a luglio va a Zocca, sta con la madre, gira nei boschi, si dedica ai fan mezz’ora».

Il successo con “Dalla strada al palco”, la prossima stagione la vogliono giudice a “The voice”, al posto di Gigi D’Alessio. Il rapporto con la televisione?

«C’è stata una proposta e sto valutando. Veramente ce ne sono state tante, grazie a Dio. La tv mi piace, mi sono messo in gioco, è stata una novità, un altro modo per esprimermi e arrivare al pubblico. Dopo il debutto con uno speciale dall’Arena di Verona, Carlo Conti mi ha proposto Dalla strada al palco. Partito su Rai2 è stato promosso su Rai1».

Fare il conduttore le piace?

«Se c’è qualcosa da imparare sono pronto. La mia nemica più grande è la noia, se mi annoio è finita. In Spagna ho partecipato a La voz».

È criticone o giudica senza cattiveria?

«Cattiveria, mai. Evito le polemiche perché non sarei capace di gestirle. Nella vita giudichiamo tutti, ognuno di noi ha il suo punto di vista. Bisogna saper comunicare un giudizio negativo, io cerco sempre di trovare le parole giuste».

Si è sentito giudicato nella vita?

«Tanto, è inevitabile. Se hanno potuto giudicarmi, lo hanno fatto».

Cosa le dà più fastidio quando parlano di lei?

«Quando dicono “il solito Nek”, senza neanche ascoltare il disco. Dietro alla costruzione di un album ci sono diversi stati d’animo, andrebbero presi in considerazione da chi scrive. Una critica sterile non va da nessuna parte. Mi dispiace».

Bel ragazzo, le fan, il successo. Questa cosa della bellezza ricorre: le fa piacere o la infastidisce?

«Ho avuto difficoltà da giovane, mi ha creato uno scompenso, pensavo fosse tutto merito della bellezza. Oggi, essendo vanitoso, che mi guardino per la bellezza ci sta. A 53 anni non devo dimostrare niente, se non ti piaccio, pazienza. Ho fatto pace con me stesso, non devo provare di essere un bassista».

Chi le ha dato il consiglio più importante nella sua carriera?

«Lucio Dalla, credo. Mi ascoltò a Castrocaro e mi fece i complimenti. Poi mi vide a un concerto di Radio Italia ad Aosta, portavo il primo singolo Amami. Lui era ospite. Cantai non benissimo, ero giovane e inesperto, mi prese da parte: “Nekkino, hai un talento incredibile, ma mettici impegno”. Persona sensibile, aveva capito che non c’era serietà».

Era colpa dell’emozione?

«Se prende il sopravvento è segno di scarsa preparazione. Guai se l’emozione non ci fosse, ma dopo anni devi dominarla, deve diventare energia da trasmettere. È bellissima quella sensazione, non puoi più farne a meno. Capisci perché tanti artisti, anche superati gli 80 anni, non scendono dal palco».

Dieci anni a Sanremo vinse la serata cover con “Se telefonando”, che esperienza è stata?

«Avevo appena finito di esibirmi, mi portano il telefono: era Maurizio Costanzo che mi chiamava. La cosa più incredibile è stato l’effetto con i giovani: “Cantami il tuo pezzo Se telefonando”, non sapevano che fosse un successo degli anni 60».

Nel 2021 il brutto incidente con la motosega, undici ore di intervento per salvarle la mano.

«Dovevo tagliare la legna, sono volate via due dita, una paura incredibile. Avrei potuto non essere più musicista. Gianni Morandi mi è stato vicino, si era ustionato le mani, siamo entrati in sintonia. Aspetto di mangiare insieme i tortellini. Ha scritto la prefazione al mio libro, A mani nude».

In campagna ora sta più attento?

«Diciamo di sì. Sono un musicista contadino, mi piace la terra. Ho due trattori: uno a ruote e un cingolato. Se mi mette davanti una Ferrari e un trattore, scelgo il trattore».

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