Autoritratto di cantante mozartiano, o comunque di uno che in Mozart si trova a casa. Il baritono altoatesino Andrè Schuen racconta molto di sé in questo disco Deutsche Grammophon: ragazzo delle Dolomiti, cresciuto nelle valli ladine, che va a studiare al Mozarteum di Salisburgo. Diverso tempo dopo, ormai quarantenne, torna in città per tenere un concerto al festival. Menu tutto Mozart, l’autore che gli è vicino fin dal debutto — le Nozze di Figaro sono state il primo titolo importante da lui fatto in teatro. Il programma del recital è lo stesso fissato anche nel cd, a cui partecipano l’orchestra locale, prestigiosa (quella del Mozarteum, appunto), e un paio di vecchi compagni di studio ora in carriera, come il direttore Roberto González-Monjas e il pianista Daniel Heide.
Schuen spiega che qui non ha voluto tanto mettere insieme una collezione di belle pagine quanto creare una particolare drammaturgia d’ascolto che si sviluppi per similarità di colori, di soggetti. Per dire, c’è una…
Autoritratto di cantante mozartiano, o comunque di uno che in Mozart si trova a casa. Il baritono altoatesino Andrè Schuen racconta molto di sé in questo disco Deutsche Grammophon: ragazzo delle Dolomiti, cresciuto nelle valli ladine, che va a studiare al Mozarteum di Salisburgo. Diverso tempo dopo, ormai quarantenne, torna in città per tenere un concerto al festival. Menu tutto Mozart, l’autore che gli è vicino fin dal debutto — le Nozze di Figaro sono state il primo titolo importante da lui fatto in teatro. Il programma del recital è lo stesso fissato anche nel cd, a cui partecipano l’orchestra locale, prestigiosa (quella del Mozarteum, appunto), e un paio di vecchi compagni di studio ora in carriera, come il direttore Roberto González-Monjas e il pianista Daniel Heide.
Schuen spiega che qui non ha voluto tanto mettere insieme una collezione di belle pagine quanto creare una particolare drammaturgia d’ascolto che si sviluppi per similarità di colori, di soggetti. Per dire, c’è una sezione con il mandolino d’accompagnamento (suona Avi Avital) con la serenata di Don Giovanni e il Lied Vieni, cara cetra K. 351. Un’altra è a tema massonico: i numeri dal Flauto magico e la strabiliante Piccola cantata tedesca K. 619 che predica la fratellanza dell’umanità dimostrano come Mozart non fosse il fanciullone scemo del film Amadeus, ma un colto progressista interessato alla maturazione dell’individuo e della società.
Proprio il repertorio tedesco è ciò che si adatta meglio alle corde di Schuen, grazie all’eloquio fresco, naturale, e alla capacità di porgere con fervore il senso riposto d’ogni testo, sia delle melodie orecchiabili di Papageno sia, per esempio, del Sentimento della sera K. 523, canto di un uomo che esce quietamente dalla scena della vita. La sua voce pare invece meno caratterizzata, e carica di più anni rispetto a quelli che ha, nel Mozart italiano di Figaro e Don Giovanni, forse anche a causa dell’orchestra pingue che la sostiene.
Mozart
Andrè Schuen
Voto: due stelle e mezza