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L’inno popolare di Fausto Amodei

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Canzoniere italiano / La nuova uscita della rubrica musicale di Luigi Manconi e Têtes de Bois
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Hanno fatto un gran corteo

con i quattro evangelisti

tutti quanti li hanno visti

con san Marco e san Matteo

La zolfara, Michele L. Straniero e Fausto Amodei (1958)

Fausto Amodei è morto il 18 settembre a Torino, a 91 anni. È stato architetto, musicista e cantante e tra i fondatori, nel 1958, di Cantacronache. Forse, la qualità migliore della sua singolare vena artistica emerge dal fatto di essere stato lui a comporre sia l’inno politico più importante dell’Italia repubblicana, Per i morti di Reggio Emilia (1960), sia uno tra i brani più surreali della produzione musicale contemporanea, I crauti (1972) – da ascoltare assolutamente nella interpretazione di Monica Vitti.

Per i morti di Reggio Emilia venne scritta in onore delle cinque vittime uccise da membri delle forze di…

Hanno fatto un gran corteo

con i quattro evangelisti

tutti quanti li hanno visti

con san Marco e san Matteo

La zolfara, Michele L. Straniero e Fausto Amodei (1958)

Fausto Amodei è morto il 18 settembre a Torino, a 91 anni. È stato architetto, musicista e cantante e tra i fondatori, nel 1958, di Cantacronache. Forse, la qualità migliore della sua singolare vena artistica emerge dal fatto di essere stato lui a comporre sia l’inno politico più importante dell’Italia repubblicana, Per i morti di Reggio Emilia (1960), sia uno tra i brani più surreali della produzione musicale contemporanea, I crauti (1972) – da ascoltare assolutamente nella interpretazione di Monica Vitti.

Per i morti di Reggio Emilia venne scritta in onore delle cinque vittime uccise da membri delle forze di polizia durante i moti popolari del luglio ’60 contro il governo Tambroni. La canzone esprime quella giusta dose di retorica che qualifica e rende cantabile un motivo popolare (“Sangue del nostro sangue, nervi dei nostri nervi”, che rima con “Fratelli Cervi”). Ma ciò che più ci colpisce dei brani di Amodei è la sua voce di interprete: un accento e una tonalità “torinesi”, dove l’impostazione educata e forbita della voce – oserei dire signorile –, lungi dal contraddire, esalta la potenza delle parole. In ogni caso si tratta di un vero inno – uno dei pochissimi (insieme a Contessa di Paolo Pietrangeli) di questo secondo dopoguerra –, meno datato di quanto possa sembrare. Numerosi i brani, come La zolfara, composti insieme a Michele L. Straniero.

La prossima settimana continua l’indagine su quel “falso incidente” evocato da Edoardo Bennato, che sembra interessare e inquietare molti tra lettori e lettrici di questa rubrica.

Scrivere a: canzoniereitaliano@gmail.com

La zolfara

Il brano nella versione originale di Cantacronache si presenta in tonalità di La minore, con accompagnamento essenziale di sola chitarra. La strofa in 4/4, dal tempo di ballata, scandisce gli accordi in modo narrativo, arricchita da brevi modulazioni a Re minore e Fa maggiore. Particolarmente significativa la fermata finale della strofa, con l’uso del II grado abbassato (Si?), che intensifica la tensione espressiva. La sezione su “spara prima la mina” accelera il clima per poi rallentare su “prepara la bara” in un contrasto drammatico. L’intera struttura si ripete due volte, con chiusura in una terza strofa conferendo circolarità al racconto.

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