Festival Verdi, tema: Verdi e Shakespeare. In testa al programma, con Macbeth (versione 1847) e Falstaff, il capolavoro di Verdi, Otello. Sul podio, per la prima volta alle prese con la partitura tragica all’eccesso, Roberto Abbado, musicista che sta facendo la fortuna dei parmensi. Con letture verdiane che lasciano il segno. Nella scelta dei titoli, delle edizioni e nella qualità d’una concertazione che insiste nel trovare le ragioni del teatro d’autore nella scrittura strumentale e nella modernità duttile dell’orchestra.
Spettacolo classico, un po’ nostalgico nei primi due atti, per le architetture di Federico Tiezzi. Illuminato e reso vivido dalle soluzioni di Margherita Palli: il grande tavolo, la cupa galleria acquario di mostri marini, l’aerea e hopperianamente spoglia camera da letto del III atto.
Risucchiata, quasi sospesa illusionisticamente nel buio rende ordinario (quanti femminicidi quotidianamente?) lo strangolamento di Otello, creando un’aura di dignità ferita restituita…
Festival Verdi, tema: Verdi e Shakespeare. In testa al programma, con Macbeth (versione 1847) e Falstaff, il capolavoro di Verdi, Otello. Sul podio, per la prima volta alle prese con la partitura tragica all’eccesso, Roberto Abbado, musicista che sta facendo la fortuna dei parmensi. Con letture verdiane che lasciano il segno. Nella scelta dei titoli, delle edizioni e nella qualità d’una concertazione che insiste nel trovare le ragioni del teatro d’autore nella scrittura strumentale e nella modernità duttile dell’orchestra.
Spettacolo classico, un po’ nostalgico nei primi due atti, per le architetture di Federico Tiezzi. Illuminato e reso vivido dalle soluzioni di Margherita Palli: il grande tavolo, la cupa galleria acquario di mostri marini, l’aerea e hopperianamente spoglia camera da letto del III atto.
Risucchiata, quasi sospesa illusionisticamente nel buio rende ordinario (quanti femminicidi quotidianamente?) lo strangolamento di Otello, creando un’aura di dignità ferita restituita dalla straordinaria interpretazione scenico-vocale di Mariangela Sicilia. Coro al meglio (Fuochi di gioia, il momento più emozionante). Fabio Sartori, Otello umano e senza tentennamenti, coprotagonisti ben scelti.
Difficile da capire la presenza del baritono Ariunbaatar Ganbaatar, Jago alieno. Voce di potenza preistorica ma sensibilità a marcia fissa, espressione imbronciata da bambino. Buona parte dell’esecuzione era ostaggio della sua non goffa natura musicale e interpretativa.