Tosca: “Oggi prendono i ragazzi dalle camerette e li buttano negli stadi. La musica resti vera”
di Andrea SilenziRicercatrice musicale. E’ la definizione che Tosca, vero nome Tiziana Tosca Donati, romana della Garbatella nata nel 1967, preferisce quando si parla di lei. Quest’anno riceverà il Premio Tenco, un riconoscimento alla carriera, durante le serate della rassegna che si svolgerà a Sanremo dal 22 al 25 ottobre. Vincitrice di un Sanremo nel 1996 e di due Targhe Tenco nel 2020 per l’album Morabeza, cantato in 4 lingue, ha abbracciato la missione di “far conoscere”: fondatrice e direttrice artistica della Officina Pasolini, laboratorio di alta formazione per giovani artisti di diverse discipline, ha legato l’esperienza romana a quella del Club Tenco con la creazione del Mac, Musica d’autore contemporanea, un coordinamento nato per sostenere gli emergenti, i festival indipendenti, i live club e per promuovere lo studio della canzone italiana nelle scuole. Fino a dicembre, Tosca sarà protagonista degli ultimi due capitoli di D’altro canto, lo spettacolo sold out da due anni che fonde musica, t…
Ricercatrice musicale. E’ la definizione che Tosca, vero nome Tiziana Tosca Donati, romana della Garbatella nata nel 1967, preferisce quando si parla di lei. Quest’anno riceverà il Premio Tenco, un riconoscimento alla carriera, durante le serate della rassegna che si svolgerà a Sanremo dal 22 al 25 ottobre. Vincitrice di un Sanremo nel 1996 e di due Targhe Tenco nel 2020 per l’album Morabeza, cantato in 4 lingue, ha abbracciato la missione di “far conoscere”: fondatrice e direttrice artistica della Officina Pasolini, laboratorio di alta formazione per giovani artisti di diverse discipline, ha legato l’esperienza romana a quella del Club Tenco con la creazione del Mac, Musica d’autore contemporanea, un coordinamento nato per sostenere gli emergenti, i festival indipendenti, i live club e per promuovere lo studio della canzone italiana nelle scuole. Fino a dicembre, Tosca sarà protagonista degli ultimi due capitoli di D’altro canto, lo spettacolo sold out da due anni che fonde musica, teatro, tv racconti con ospiti sempre diversi: prossimo appuntamento all’Auditorium Parco Della Musica Ennio Morricone di Roma il 9 ottobre.
Tosca, che significato ha per lei un premio Tenco?
«E’ un riconoscimento per chi fa musica d’autore, lontana dal mainstream, è il massimo per me. Le targhe sono legate a un progetto specifico, il premio è un bellissimo punto di arrivo. C’è tanta gente che ci segue, in 30 anni il mio pubblico è cresciuto con me, andando oltre le mode. Qui conta il classicismo del fare musica. Quando sei un’artista libera paghi un prezzo, ma è bellissimo, vivi il privilegio di costruire».
Da qualche anno sta proponendo il progetto interdisciplinare “D’altro canto”. L’appuntamento del 9 ottobre sarà dedicato al tradimento: come ha declinato questo tema?
«E’ un’idea che nasce dal puro divertimento e dall’amicizia di quattro amici artisti. E’ ispirato al sarau brasiliano, una specie di salotto dove dopo cena si canta e si parla di vari argomenti. Con Arbore ne abbiamo fatti tantissimi, si parlava di De André, di Battisti, si suonavano tutte le canzoni dei grandi autori. Abbiamo pensato di metterlo in scena: si dice tanto che la musica non funziona più, la parola ormai viene tagliata, in tv c’è tanto gossip. Invece funziona. Ogni artista porta la sua musica, la sua storia. Per quanto riguarda il tradimento, con me ci saranno Rocco Papaleo, Luca Barbarossa, Irene Grandi e Beatrice Arnera, io lo associo a quello che accadeva al rientro delle vacanze, con tutto ciò che ne conseguiva. Ognuno racconterà il suo vissuto sul tema».
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Questo agire collettivo è un po’ una risposta a un mercato che sembra chiedere sempre più personaggi e sempre meno progetti.
«Credo fermamente nell’interazione e nel rispetto per le persone che hai davanti, nel cercare l’intonazione giusta verso quello che c’è intorno. E’ la ricerca di una dimensione naturale, che è anche lavorare con chi ti somiglia. Innaturale è mettere insieme persone, organizzare featuring a tavolino, tra persone che a volte nemmeno si conoscono. Per me lavoro è amore, e puoi farlo solo con persone che ti piacciono».
Lei da anni lavora con i ragazzi della Pasolini: qual è, dal suo osservatorio, il problema principale della musica in Italia, in particolare per chi vuole provare a costruire una carriera?
«Il primo problema riguarda un equivoco di fondo: intrattenimento e musica non sono la stessa cosa. La grande crisi della discografia ha portato a un inginocchiamento nei confronti della tv, che però ha delle regole: l’immediatezza, il poco tempo a disposizione. La conseguenza è l’annullamento del processo creativo. A questo si aggiunge il trionfo dei social che hanno ulteriormente accorciato tutto, Tiktok è l’esempio massimo. Devi andare da un inciso all’altro, la canzone non respira più, non è concepita in modo naturale: i ragazzi hanno smesso di sognare».
Dobbiamo rassegnarci?
«C’è un modo per uscirne: giocare un altro campionato, utilizzando altri luoghi. Bisogna ricreare il circuito dei club. Oggi i ragazzi li prendono dalle camerette e li buttano in uno stadio, si fanno solo grandi eventi, grandi numeri. E i talent li schiacciano senza garantire un dopo. Anche gli artisti dovrebbero provare a fermare questa industria impazzita».
In questi giorni le cronache sono piene di eventi drammatici. Gli artisti devono continuare a far sentire la loro voce e come?
«Se utilizzi la tua posizione per fare da esempio, ben venga. Dovrebbe farlo la politica, ma non lo fa. Tutto quello che si può fare per accendere la luce va fatto. Poi però quelle luci si spengono, invece bisogna andare avanti, speriamo che il lavoro di chi ci mette la faccia abbia dei risultati. Bisogna fare cose importanti, ma è la politica che deve agire».
Trenta anni fa vinceva Sanremo con Ron. Tornerebbe al festival?
«Mi fa tenerezza pensare a quel periodo. Ero la donnina che partiva col valigione, quando ho saputo che avevamo vinto stavo per svenire, ero totalmente stordita. Un ricordo bellissimo. Se avessi qualcosa di interessante ci tornerei, ma mi guida sempre la musica. Con un vestito giusto sì, non ho ansie da prestazione».
Di recente ha perso sua mamma.
«Sono figlia unica, ho perso entrambi i miei genitori nel giro di un anno e mezzo: è inevitabile relativizzare la vita. C’è questa incredulità della sparizione che ti lascia sospeso tra il concreto e lo spirituale. E cerchi tutti gli appigli possibili per darti delle risposte, anche perché la morte in realtà ti insegna più della vita. E poi, come mi hanno insegnato i miei, adesso sono in prima linea».