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Nicola Piovani: “Il cinema ha perso la musica, restano solo le playlist”

Nicola Piovani, 79 anni 

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L’Oscar per “La vita è bella”, oltre 220 colonne sonore, coautore di due album di De André, ora gira l’Italia con due spettacoli. E mercoledì 8 ottobre sarà ospite di Repubblica Insieme per parlare cinema e musica. “Tra regista e compositore ci vuole intesa poetica. Altrimenti la maionese non monta”
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ROMA – Nicola Piovani, classe 1946, non è un musicista che vive sugli allori. Premio Oscar per le musiche di La vita è bella di Benigni, autore di oltre 220 colonne sonore, coautore di due album di Fabrizio De André, non ha mai smesso la sua ricerca spaziando dall’opera alla musica da concerto al teatro musicale e al recupero della canzone romana tradizionale. Ora sta girando l’Italia con l’opera Labirinto di Creta e con lo spettacolo Note a margine, in cui racconta quali siano stati il tragitto e la ricerca poetica durante il lavoro con registi come Fellini, i fratelli Taviani, Benigni, Bigas Luna. Stasera sarà ospite di Repubblica Insieme all’Auditorium Parco della musica di Roma, appuntamento dedicato a “La fabbrica del cinema”.

Piovani, in film celeberrimi da Chaplin a Fellini a Sergio Leone a “La vita è bella”, la colonna sonora è una traccia narrativa parallela. È è ancora così?

«Il linguaggio musicale dei film è molto cambiato. I registi contemporanei sempre di più amano colonn…

ROMA – Nicola Piovani, classe 1946, non è un musicista che vive sugli allori. Premio Oscar per le musiche di La vita è bella di Benigni, autore di oltre 220 colonne sonore, coautore di due album di Fabrizio De André, non ha mai smesso la sua ricerca spaziando dall’opera alla musica da concerto al teatro musicale e al recupero della canzone romana tradizionale. Ora sta girando l’Italia con l’opera Labirinto di Creta e con lo spettacolo Note a margine, in cui racconta quali siano stati il tragitto e la ricerca poetica durante il lavoro con registi come Fellini, i fratelli Taviani, Benigni, Bigas Luna. Stasera sarà ospite di Repubblica Insieme all’Auditorium Parco della musica di Roma, appuntamento dedicato a “La fabbrica del cinema”.

Piovani, in film celeberrimi da Chaplin a Fellini a Sergio Leone a “La vita è bella”, la colonna sonora è una traccia narrativa parallela. È è ancora così?

«Il linguaggio musicale dei film è molto cambiato. I registi contemporanei sempre di più amano colonne sonore fatte di repertorio: canzoni, brani d’opera, jazz. Playlist, insomma. Il compositore che esprime in una partitura una drammaturgia parallela al film — narrativa, emotiva, poetica — è una figura in via d’estinzione. Sono pochi i film con un commento musicale originale».

Che valore ha pescare nel repertorio di canzoni del passato come fanno Tarantino e altri?

«Tutte le scelte stilistiche sono benedette, se nascono da ispirazione poetica, da necessità espressive. Diverso è quando si seguono i flussi della moda. Woody Allen, nei suoi film, ha quasi sempre scelto commenti musicali fatti di dischi jazz, pop, una scelta perfettamente coerente alla sua poetica. Kubrick ha sempre fatto film con brani classici preesistenti. Ma parliamo appunto di Allen e Kubrick. Hitchcock ha avuto Bernard Hermann come drammaturgo musicale, Spielberg ha John Williams. Buñuel faceva cinema senza musica. I registi artisti battono le strade che sono congeniali alla loro poetica».

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La tecnologia è un aiuto o una nemica per la realizzazione di musiche per il cinema? E l’IA può essere un pericolo?

«Le invenzioni tecnologiche sono sempre un aiuto, ti mettono a disposizione strade prima impraticabili. Ma la qualità delle scelte tecnologiche dipende da chi le usa. I droni, la chimica, l’energia atomica possono essere usate a fin di bene e aiutare l’umanità; o cadere in mano a Satana. Vale anche per l’IA: in campo musicale, è in grado di ricomporre musiche perfette e banali, bellissime fotocopie di musica già sentita. Quanto al guizzo creativo, mi sembra che per ora l’IA sia poca cosa. Diciamo che l’industria non ha più bisogno di autori che producano composizioni banali. Per cui noi compositori o abbiamo un’idea nuova, o siamo obsoleti».

Lei ha scritto musiche per oltre 220 film, ma ha lavorato per opere, cantate per coro e orchestra e altro. Come cambia l’approccio?

«Beh, un conto è scrivere una musica che vive dentro una sequenza — spesso “sotto” una sequenza — che si deve sviluppare in due-tre minuti, come la musica del cinema; altra cosa è scrivere per una sala da concerto, rivolgendosi a un pubblico concentrato nell’ascolto, attento al dettaglio. Sono discipline stilistiche diverse: cambia il tasso di complessità della scrittura».

Ci sono dei momenti che le piace ricordare e che riguardano “La vita è bella”, “La voce della Luna” o altri film per i quali ha composto le musiche?

«Mi piace ricordare i momenti in cui quelle musiche sono nate: le emozioni in sala di registrazione coi Taviani, le pause pranzo con Monicelli, le passeggiate a Cinecittà con Fellini, le nottate passate in moviola a cercare un sinc. Le colazioni con Morricone che lavorava nella moviola accanto».

Qual è il rapporto tra l’autore di una colonna sonora e il regista di un film? In che modo si intrecciano le due visioni?

«O il musicista è capace di entrare con convinzione nella poetica dell’autore — il regista — o i risultati non saranno buoni. Se non c’è intesa poetica, magari molto dialettica, il risultato non è buono, diciamo che la maionese non monta».

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Ne ha parlato di recente sollevando polemiche: a che cosa è dovuto il suo fastidio nei confronti della musica di sottofondo nei luoghi pubblici?

«La musica mi piace ascoltarla, sceglierla, rispettarla; non subirla in sottofondo. Ma attenzione, hanno scritto che vorrei “vietarla”, che ne faccio una “crociata”: divieto e crociate sono parole che non mi piacciono. Se alla maggioranza piace vivere fra una perenne musica da parati, mi rassegno. E cerco luoghi più cristiani per i miei gusti».

Ha pensato alla possibilità di scrivere musica ispirata alle tragedie che stiamo vivendo in questi giorni?

«Certo. Viene in mente. Ma penso che i civili di Gaza oggi abbiano bisogno di cibo e medicine, più che di musica».

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