Non tutti gli incidenti, nella carriera di un artista, sono una cattiva notizia. O almeno, da lì, a volte nascono bei progetti. Prendiamo Mew - nome d’arte di Valentina Turchetto, classe 1999, cresciuta a Jesolo - e tutti i suoi saliscendi: per problemi di depressione si era ritirata da Amici 23, lo scorso anno è stata eliminata nella finale di Sanremo Giovani e in mezzo, dice, la salute mentale le ha giocato brutti scherzi, ma a sentire il suo ep di debutto, Quando nessuno ci vede (esce il 10 ottobre), tutto ciò si è trasformato in una manciata di pezzi dark pop micidiali, in cui si mette a nudo e che hanno tanto da dire. Carne al fuoco. “Forse la musica ha un po’ perso il potere di confortare chi l’ascolta”, riflette. “Ecco, a me piacerebbe poter dire alle persone che mi sentono che non sono sole”.
Buia, il brano che ha messo in apertura, racconta di una relazione tossica. È stata una liberazione cantarla?
“Sì. A fasi alterne ci lavoro da cinque anni, da quando ero ancora legata alla persona che mi ha fatto soffrire. Nessun abuso fisico, per fortuna, ma verbale e psicologico purtroppo sì. Ero giovanissima, è stata la mia prima relazione in assoluto, dai 18 ai 23 anni. Qui racconto di come sono riuscita a fuggirne, a tagliare i ponti, a lasciare in una parte, appunto, buia quella storia. Mi ha tolto tanta serenità, non ero minimamente preparata a gestirla”.
Pensa che in Italia non si faccia abbastanza educazione in merito?
“Non lo so. So che io non avevo gli strumenti per gestirla e ne sono stata a lungo travolta, perché lui era più grande di me e, da dentro, è difficile rendersi conto di ciò che succede. Se posso dare un consiglio, direi di fidarsi meno di sé stessi e più delle persone che ci amano davvero: io non mi rendevo conto di quanto quella relazione fosse tossica, ma i miei genitori e i miei amici, che me lo ripetevano in continuazione, l’avevano capito. Un’educazione, comunque, servirebbe anche alle persone che commettono queste violenze”.
Che succede, per citarla, “quando nessuno ci vede”?
“Ci togliamo le maschere, siamo davvero noi stessi. Nudi, entriamo in contatto con le parti di noi che ci fanno paura, che non ci piacciono. Con il tempo ho imparato a lavorare con il mio buio interiore: spesso sentiamo l’ansia di cancellarlo, di far finta che non esista; conviverci, invece, è la risposta per conoscersi meglio. Io ne sono fuori anche grazie a questo”.
Diceva che queste sono canzoni che non fanno sentire soli. Lei ha mai trovato risposte in canzoni di altri?
“Tantissime, soprattutto da adolescente. Idee stupide di Fabri Fibra è un pezzo che tuttora mi parla, così come En e Xanax di Samuele Bersani. Ero una bambina molto introversa, silenziosa, timida. Scegliere questo mestiere mi ha liberata: non m’importa più del giudizio altrui, solo che le mie canzoni arrivino alle persone giuste”.
È per questo che aveva scelto di partecipare ad Amici?
“Sì, volevo vedere la reazione di più persone possibili alla mia musica. E poi, va detto, i talent sono una rampa di lancio - se funzionano - per un emergente”.
Cosa non è andata?
“Ero in un periodo di profondo ‘buio’, come le dicevo, per via di quella relazione e della depressione. Ma mi convinsi che stando lì sarebbe migliorata. Non è stato così, ovviamente, anche perché quella di Amici è una scuola vera, impegnativa, e in più impone la convivenza e altre dinamiche che, a un certo punto, dopo situazioni al limite, mi hanno spinta a dire basta”.
Come hanno reagito al programma?
“All’inizio non benissimo, non se l’aspettavano e stavo anche andando bene. Poi mi hanno capito, e anch’io mi sono capita. Mi dispiace essermene andata, sono curiosa di sapere come sarebbe potuta andare a finire, ma al tempo stesso non lo reputo un fallimento: ho imparato che un passo indietro, a volte, è la soluzione migliore. Per questo capisco gli artisti di successo che oggi si prendono una pausa, nonostante con i tempi accelerati dell’industria di oggi sia davvero difficile farlo”.
Lei canta di “medicine che non funzionano”, cosa funziona allora?
“La salute mentale è uno degli ultimi tabù, per fortuna se ne parla sempre di più, ma in maniera, credo, ancora impropria. Si fa presto a dire ‘depressione’, così come è semplice fare ricorso a delle medicine magari senza esigenza medica. Io stessa ne ho abusato, per un periodo, e mi sono trovata a vivere emozioni offuscate, non ‘vere’. Conviene prima farsi due chiacchiere con uno psicologo”.
Che generazione è la sua?
“Vittima dei social, purtroppo. Per carità, per chi fa il mio lavoro sono ottimi per promuoversi. E in generale vedo molti, tra i ragazzi di oggi, che hanno grande rispetto di ciò che li circonda, oltre a una bella sensibilità. Dall’altro lato, i social ci hanno resi schiavi delle nostre immagini e soprattutto hanno dato a chiunque la possibilità di esprimersi. In tanti, di tutte le età, sono convinti di restare impuniti: e ovviamente scrivono cattiverie”.
Se si aprono i social ora, di lei si legge solo della sua presunta relazione sentimentale con Irama. Come la fa sentire tutto questo?
“Non commento la notizia in sé, dico solo che ho messo gli anticorpi per questo tipo di attenzioni. Purtroppo, lì in mezzo si nasconde sempre qualcuno pronto a delegittimare. Ma ho deciso che non mi faccio più buttare giù da niente, in generale”.
Sanremo, dopo l’eliminazione dello scorso anno tra i Giovani, lo riproverebbe?
“Anche quella è stata dura da metabolizzare, ma sì. Non credo ci sia più modo di partecipare tra le Nuove proposte, magari un giorno, tra i big, sarà bello. Non è semplice venire fuori, ma voglio superare gli ostacoli”.
Che giri vorrebbe che faccia la musica?
“Tanti concerti, senz’altro. E poi arrivare anche alle persone più grandi, ecco, mi piacerebbe. Quelle che non sono andate in terapia, magari. C’è sempre tempo, le invito. Sto ricevendo feedback da diverse persone, soprattutto giovanissimi. Mi piace, perché vedo che sono ‘veri’. Meglio pochi ascolti ‘veri’ che tanti che non lasciano niente”.