Non serve avere in dote chissà quale sensibilità per captare le vibrazioni che risuonano intorno al Forum di Assago nei momenti che precedono la prima delle due notti di Lady Gaga a Milano (la seconda è stasera, di nuovo sold out). Ed è un’elettricità tanto intensa da investire ogni cosa: è facile persino intercettarla negli sguardi fugaci dei little monsters, i fan di Lady Gaga che qui sembrano parlare tutte le lingue del mondo, nel loro dinoccolarsi dentro qualche immaginifico outfit fatto in casa e pure lungo le curve degli eyeliner e di glitter applicati al viso. Qualcuno è arrivato addirittura in smoking con un teschio pitturato in volto, altre hanno puntato su abiti in pelle nera e calze a rete dai motivi horror-gotici, abbinando orecchini a forma di crocifissi fuori misura, giusto per sintonizzarsi con l’atmosfera della serata che li attende. Viene avvistato anche qualche vip, da Donatella Versace (di lei Gaga dice: «C’è sempre stata nella mia vita») e pure Stefano De Martino, …
Non serve avere in dote chissà quale sensibilità per captare le vibrazioni che risuonano intorno al Forum di Assago nei momenti che precedono la prima delle due notti di Lady Gaga a Milano (la seconda è stasera, di nuovo sold out). Ed è un’elettricità tanto intensa da investire ogni cosa: è facile persino intercettarla negli sguardi fugaci dei little monsters, i fan di Lady Gaga che qui sembrano parlare tutte le lingue del mondo, nel loro dinoccolarsi dentro qualche immaginifico outfit fatto in casa e pure lungo le curve degli eyeliner e di glitter applicati al viso. Qualcuno è arrivato addirittura in smoking con un teschio pitturato in volto, altre hanno puntato su abiti in pelle nera e calze a rete dai motivi horror-gotici, abbinando orecchini a forma di crocifissi fuori misura, giusto per sintonizzarsi con l’atmosfera della serata che li attende. Viene avvistato anche qualche vip, da Donatella Versace (di lei Gaga dice: «C’è sempre stata nella mia vita») e pure Stefano De Martino, Marco Mengoni, Elodie e Mahmood.
Ma questo non è il loro show. È quello di una Lady Gaga tornata dopo sette anni per portare anche in Italia il Mayhem Ball Tour, il suo spettacolo più complesso e denso a supporto del disco Mayhem, un travaglio emotivo che è la giusta rappresentazione di sé e dell’essere artista nella contrapposizione tra luce e oscurità. E di una teatralità che è scheletro e carne di uno show in quattro atti. Che esplode non appena si spengono le luci in sala, davanti ai soli contorni dell’architettura di un teatro neoclassico, alla cui sommità va in scena l’anticipazione di ciò che sarà: un dialogo esistenziale su videowall intitolato “The art of personal chaos” in cui due versioni di Lady Gaga in contrapposizione, le “gemelle duellanti” in abito bianco e rosso (quest’ultima è la Mistress of Mayhem), recitano il “Manifesto di Mayhem”, prima dell’intro gothic-operistica di Bloody Mary, solo accennata nel ritornello e accompagnata dalle luci rosse dei braccialetti distrubuiti a tutti i fan.
Lady Gaga è in alto come incastrata dalla vita in giù in cima a un’enorme gonna da ballo settecentesca, sotto cui spunta una gabbia con prigionieri danzanti all’interno. Ma la botta vera arriva dopo l’incitazione, in italiano, “Balla o muori” e Abracadabra, tra salti mortali, coreografie dall’impatto fortissimo (con sé ha un nutritissimo corpo di ballo) e fuochi che sbuffano sulle note di Judas. Gaga incita il pubblico, «Su le mani» è la cosa che urlerà più spesso, mentre Aura e Scheiße sono un concentrato di pirotecnico magnetismo live electro dance, voce impeccabile e movenze sexy.
Poi si ferma, giusto il tempo di raccogliere le approvazioni sempre più assordanti dal pubblico. «Il mio nome è Stefani Joanne Angelina Germanotta», urla. «Questa è la vostra casa, Milano. E questa è la mia», dice guardando la lingua di palco su cui si trova, incuneata tra i fan del parterre, prima di lasciare salire ancora un po’ la temperatura con le prime note di synth di Poker face. Con Perfect celebrity si cambia registro e atto. Gaga bionda in abito bianco danza con uno scheletro come dentro una fossa da cui risorge cantando Disease e lottando contro il suo rosso alter ego.
Rispunta poi su stampelle cromate e con un lungo velo a strascico che si gonfia alle spalle per Paparazzi, prima di LoveGame e Alejandro. La band pesta in una tirata metal che sfocia in Killah, cantata all’ombra di un gigantesco teschio, in abito nero di tulle e grandi rose rosse.
È la volta di The dead dance, applauditissimo, come il pop di Love Drug – «Ho bisogno del vostro amore», dice – che precede Applause (cantatissima, parola per parola, dal Forum) e la liberatoria Just dance. A un certo punto le cantano Sei bellissima e le risponde «Bellissima, yeah» e »Siete così speciali per me», prima di una risalita che culmina in Born this way e Million reasons.
Ma poi c’è spazio anche per uno dei passaggi più intensi con Shallow, Die with a smile piano e voce («Vi voglio bene», dice commuovendosi in italiano, «sono molto fortunata, piena di orgoglio italiano», raccogliendo poi una bandiera tricolore) e Joanne con dedica alla nonna. Per riprendere poi fino a Bad Romance, pronta per la catarsi finale, la riconciliazione delle due Gaga in una su How bad do u want me e Dance in the dark. Compimento di un viaggio intimo e pubblico insieme, alla ricerca del senso dell’arte e, forse, della vita