Fabio Fazio: “Peppe Vessicchio era un uomo splendido. La grazia e la pacatezza erano la sua forza”
di Silvia Fumarola«Sono veramente sconvolto». Fabio Fazio ha la voce rotta. Il rapporto con Peppe Vessicchio era forte, affettuoso, nato venticinque anni fa al Festival di Sanremo. Il maestro doveva andare a presentare il nuovo libro destinato ai ragazzi, Bravo bravissimo-La musica di Mozart il fanciullo geniale a Che tempo che fa. «Invece pochi giorni fa mi avverte che deve rimandare di un paio di settimane», racconta il conduttore, «perché aveva la tosse, non stava bene, una polmonite. Sempre così gentile: “Sei stato il mio primo pensiero, ti volevo avvisare”. Gli ho detto di non preoccuparsi, di rimettersi. L’ho salutato come sempre: ti aspettiamo Peppe».
Era stato tante volte ospite da lei.
«Era sempre un piacere perché era una persona splendida. Non so che dire, sono frastornato, non mi sembra vero che non ci sia più».
Luciana Littizzetto lo prendeva in giro. Lui stava sempre al gioco?
«Sempre. Con noi aveva un rapporto scherzoso, che era nato al Festival di Sanremo. Era stato nostro complice e, i…
«Sono veramente sconvolto». Fabio Fazio ha la voce rotta. Il rapporto con Peppe Vessicchio era forte, affettuoso, nato venticinque anni fa al Festival di Sanremo. Il maestro doveva andare a presentare il nuovo libro destinato ai ragazzi, Bravo bravissimo-La musica di Mozart il fanciullo geniale a Che tempo che fa. «Invece pochi giorni fa mi avverte che deve rimandare di un paio di settimane», racconta il conduttore, «perché aveva la tosse, non stava bene, una polmonite. Sempre così gentile: “Sei stato il mio primo pensiero, ti volevo avvisare”. Gli ho detto di non preoccuparsi, di rimettersi. L’ho salutato come sempre: ti aspettiamo Peppe».
Era stato tante volte ospite da lei.
«Era sempre un piacere perché era una persona splendida. Non so che dire, sono frastornato, non mi sembra vero che non ci sia più».
Luciana Littizzetto lo prendeva in giro. Lui stava sempre al gioco?
«Sempre. Con noi aveva un rapporto scherzoso, che era nato al Festival di Sanremo. Era stato nostro complice e, insomma, quel legame era rimasto».
Se dovesse dire le sue caratteristiche?
«La delicatezza, l’animo poetico. Era una persona dotata di grande garbo, gentilezza e eleganza. Ricordo quando parlò del legame tra la natura e la musica, ci spiegò come ci fossero compositori che facevano crescere le piante, come i pomodori beneficiavano dell’ascolto di Mozart. Sa perché era amato da tutti?».
Lo spieghi lei.
«Perché aveva un modo tutto suo di spiegare le cose, pacato. Era colto e aveva la grazia. Mi fa impressione usare l’imperfetto».
La gentilezza, e la sottile ironia, il pubblico le aveva colte. Nonostante la popolarità, era rimasto una persona riservata.
«Era così, discreto e riservatissimo. Una persona elegante, che aveva scelto l’understatement. Il pubblico lo adorava, quando facevamo Sanremo aveva colto le sue caratteristiche, come d’altronde noi e i professori d’orchestra. Era diventato una star e in lui non c’era nessun compiacimento».
Ha partecipato a tanti programmi, ma Sanremo lo aveva consacrato: perché?
«Perché il Festival era un po’ presepe, ciascuno rappresentava una figurina e lui aveva il suo posto. senza Peppe non era Sanremo, mancava qualcosa».
La gag del ciuffetto di barba tagliata che Littizzetto prende come souvenir sul palco dell’Ariston, com’è nata?
«Non sapeva niente. Ma Peppe aveva chiaro che la vita è un gioco, e va giocato seriamente, per il rispetto che si deve agli altri e per le opportunità che offre. Gli volevamo veramente bene, stette al gioco. Un rapporto cresciuto negli anni. Quando preparavo la trasmissione e pensavo: Peppe si siede qui... È tutto assurdo. Adesso mi viene in mente che sorrideva sempre, mi resta questa immagine di lui che sorride».
Sul podio era perfezionista?
«Aveva un passato nello spettacolo, con le caratteristiche del raffinatissimo musicista. Lui innanzitutto è quello: il direttore d’orchestra, per antonomasia. Seguiva i cantanti, si affidavano. Ma poi lo guidava l’ironia, era facile pensare di ribaltare l’immagine perché era un uomo di grande intelligenza».