Cesare Cremonini dal palco al triplo live: “Non mi sento arrivato. Ma sono uno che sogna”
di Marco CastrovinciMilano – C'è così tanta vita, a volte, dentro ai dischi dal vivo che capita di far fatica a starle dietro. Lei corre, suona per sé e per le mille letture che la musica può dare delle cose del mondo ma poi è capace di lasciarti lì a pensare, a godere del momento che riesce a mettere sotto una luce sempre nuova. Cremonini Live25 (disponibile dal 21 novembre) è un po' così: è il racconto live del tour che ha riempito gli stadi la scorsa estate ma è anche un documento che registra il momento d'oro di un artista e pure del fare canzoni oggi. Di scriverle, cantarle, viverle e metterle in scena con coraggio e senso della verità.
Insomma, per dirla con lo stesso cantautore bolognese, è un disco live che è «un evento per fare delle riflessioni sulla mia carriera e sul mondo della musica», lungo una storia che per lui «è stata molto fortunata e ha attraversato tanti periodi diversi, molti più bassi che alti». Dalle origini con i …
Milano – C'è così tanta vita, a volte, dentro ai dischi dal vivo che capita di far fatica a starle dietro. Lei corre, suona per sé e per le mille letture che la musica può dare delle cose del mondo ma poi è capace di lasciarti lì a pensare, a godere del momento che riesce a mettere sotto una luce sempre nuova. Cremonini Live25 (disponibile dal 21 novembre) è un po' così: è il racconto live del tour che ha riempito gli stadi la scorsa estate ma è anche un documento che registra il momento d'oro di un artista e pure del fare canzoni oggi. Di scriverle, cantarle, viverle e metterle in scena con coraggio e senso della verità.
Insomma, per dirla con lo stesso cantautore bolognese, è un disco live che è «un evento per fare delle riflessioni sulla mia carriera e sul mondo della musica», lungo una storia che per lui «è stata molto fortunata e ha attraversato tanti periodi diversi, molti più bassi che alti». Dalle origini con i Lunapop al faticoso risalire da solista che però ha portato al Cremonini di oggi. Una persona che non si arrende alla consuetudine del successo ma del successo ne fa una personale spina nel fianco per darsi sempre dei nuovi inizi. Come lo sono i live che farà la prossima estate in quattro grandi eventi – Cremonini Live26 – al Circo Massimo di Roma (6 giugno), all'ippodromo La Maura di Milano il 10 giugno, all'autodromo di Imola (13 giugno) e alla Visarno Arena di Firenze il 17.
Occasioni per alzare ancora una volta l'asticella di una performance in cui Cremonini sente di dover offrire sempre qualcosa in più. Anche perché, dice, «il palco riesce a farmi abbandonare, è un luogo di travestimento, teatro, condivisione, ti mette di fronte al rischio ed è in quel momento che tiro fuori il meglio di me». Quanto alle nuove sfide, un esempio è la sua recente e cocente passione per il sax (lo abbiamo visto durante Mare mare sul palco del Forum insieme a Luca Carboni), che vorrebbe inserire nelle canzoni e nel flusso dei nuovi spettacoli. «Credo che una cosa sia libera veramente, quando stai facendo qualcosa di importante questa cosa vibra», dice parlando dello strumento a fiato. Il cui studio, «immediatamente dopo un tour che ti porta a vivere emozioni sovradimensionate porta a ritrovarsi di nuovo esordiente. E questo per me è una forma di sopravvivenza».
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È una possibilità che vuole sfruttare racconta, anche suonando per gli altri, come sta tentando di fare, tra il serio e lo scherzo, per il nuovo disco di Elisa. Che è una degli ospiti, insieme a Carboni e Jovanotti, presenti in Cremonini Live25. Nelle proprie canzoni invece lo vedrebbe bene in brani come Ora che non ho più te o nella coda di Marmellata #25 «che potrebbe diventare molto E-Street Band», racconta con la sincerità con cui ha affrontato anche l'incontro in programma oggi per la Milano Music Week al Piccolo Teatro. In cui ha ripreso la scia di quanto ha lasciato dietro di sé un album come Alaska Baby e la necessità di mostrarsi limpidi di fronte a sé e agli altri.
Cremonini e il triplo live: "Ho avuto il miglior pubblico del Paese per me ogni concerto è l'ultimo"
«Dopo il successo di sette stadi e di Imola», ha raccontato ancora, «sono stato preda di una crisi di nervi e della sensazione di aver finito la benzina. Di solito mi davo una settimana di tempo prima di riprendere un lavoro dopo un tour», lì invece si è preso due mesi di viaggio in solitaria in Alaska. «Erano le lacrime che ti portavano a partire, ma poi sono tornato con San Luca, una canzone che parlava di casa», e con Ragazze facili (che ora uscirà anche come singolo), facendo ripartire il tutto. «Non mi sento arrivato», afferma Cremonini. «E poi questi sono tempi che derubano. Ho una perenne insoddisfazione di me, ma sono uno che sogna. Mi alzo la mattina e sogno» aggiunge, anche se poi, guardando al tempo in cui vide, sottolinea come oggi senta che «la musica non è libera perché è sempre più business. La generazione mia e di Jovanotti ha avuto la fortuna di vivere della libertà di fare dischi seguendo il piacere personale e le sfide che ci si pone. Poi se il successo arriva è perché abbiamo avuto successo personale mentre si fanno le cose. Il guaio di questo tempo è l'imprecisione, il non saper dare un nome e un cognome alle cose perché la gente abbia il diritto di farsi un'idea veramente. Invece io credo nel parlare quando sai qualcosa, e nel cantare le cose che veramente hai dentro».