ROMA – In Italia dovrebbe essere l’anno di Blanco, di Ultimo – stando agli indizi social disseminati qua e là – e forse di Madame. Magari del ritorno dei Måneskin, più probabilmente di Lucio Corsi, oltre che dei partecipanti a Sanremo. A livello internazionale, forse si concederà un bis Bad Bunny, l’artista più ascoltato al mondo nel 2025, nei prossimi mesi atteso a un tour mondiale. E chissà che Taylor Swift non voglia mantenere la propria egemonia con un altro album in studio. Inoltre tira una bella aria di reunion: non è che Oasis e Radiohead hanno qualcosa di nuovo in serbo? A oggi sono più le suggestioni sugli album in uscita nel 2026 che le ufficialità. Eppure anche qui, tra i progetti che hanno già titolo e data di pubblicazione, c’è abbastanza carne al fuoco. Ecco i dieci più attesi tra quelli annunciati.
Tutto è possibile – Geolier (16 gennaio)
Stavolta il golden boy del rap italiano non passa per Sanremo, come nel 2024, ma gioca d’anticipo: Tutto è possibile, quarto album, esce il 16 gennaio e c’è da scommettere che, come i predecessori, sarà una costante delle classifiche dei mesi a seguire. La solita epopea – in dialetto napoletano – del ragazzo di periferia che ne esce a colpi di rime ma non dimentica, ecco, comincia a essere stantia, lo stesso Geolier non è neanche più giovanissimo.
Ci si aspetta quindi un racconto di com’è cambiata la sua vita e, in generale, una definitiva affermazione tra i grandissimi. I duetti all’interno, da Pino Daniele (riprendendo un inedito del suo Musicante) a un gigante dell’hip hop degli Stati Uniti come 50 Cent, vanno in questa direzione, con gli stadi che lo aspettano per la prossima estate.
Anche gli eroi muoiono – Kid Yugi (30 gennaio)
Di rapper in rapper, il pugliese Kid Yugi – cioè Francesco classe 2001 da Massafra, Taranto – è il nome da cerchiare in rosso per il 2026. Il precedente I nomi del diavolo (2024) ha venduto 250 mila copie, monopolizzando gli ascolti di milioni di giovanissimi con un hip hop crudo però pieno di citazioni e riferimenti letterali e sociali, spirito da cantautore. Non la solita solfa, insomma. Anche gli eroi muoiono, lanciato da un teaser con Filippo Timi e atteso il 30 gennaio, potrebbe sancire il definitivo salto generazionale.
Filippo Timi celebra i "funerali" di Kid Yugi per il lancio del nuovo album "Anche gli eroi muoiono"
Stove – Lana Del Rey (Gennaio)
L’antidiva per eccellenza di questi anni, cantautrice dal talento enorme ma incostante e tormentata, ha preso la strada in salita anche stavolta. Il decimo album della statunitense Lana Del Rey sarebbe dovuto uscire nel 2025, ma alla fine è stato rimandato – le fonti sembrano concordi – “all’inizio 2026”.
Intanto, ha fatto in tempo a cambiare titolo due volte, fino a questo Stove, definitivo. Dagli spoiler, dovrebbe essere un lavoro a vocazione country. Nel dubbio, il pop alternativo, a vocazione maledetta, si prepara a riaccogliere la sua regina.
Bully – Kanye West (30 gennaio)
Questo è il jolly del mazzo, visto il suo protagonista. Dopo infiniti rimandi, l’odissea di Bully, il dodicesimo album in studio di Kanye West, su cui si favoleggia da mesi, dovrebbe concludersi con l’uscita il 30 gennaio. Ma chissà: da tempo ormai il 48enne rapper statunitense, tra i più influenti di sempre, rappresenta una scheggia impazzita nello star system, fiaccato dagli eccessi, dai problemi di salute mentale e dalle polemiche sulle sue continue sparate, comprese quella per cui aveva detto che sarebbe stato un “disco di suoni antisemiti”, con svastica in copertina. Ora ha ritrattato, ammettendo di aver chiuso con quell’ideologia e riconducendo queste dichiarazioni al bipolarismo di cui soffre. Difficile tenere il segno di tutto, così come delle inversioni a U – tra le tante, l’amicizia con Trump. Come ha già scritto la stampa statunitense, per godersi i suoi lavori – dove brilla, su tutti, nell’arte del campionamento – bisogna essere disposti a mettere da parte i giudizi sull’uomo. Per noi, il 18 luglio è in concerto per la prima volta in assoluto in Italia, alla RCF Arena di Reggio Emilia.
Britpop – Robbie Williams (6 febbraio)
Rimandato, pare, al 2026 per non scontrarsi con The life of a showgirl di Taylor Swift (ahia), con Britpop tocca finalmente a Robbie Williams, che se si toglie una raccolta di cover natalizie a livello discografico è fermo addirittura dal 2016, The Heavy Entertainment Show. Un’epoca fa. In mezzo, il biopic Better Man (2024), in cui ha vuotato il sacco su vita, dipendenze e quant’altro. Dal titolo, ora la 51enne popstar britannica pare cavalcare il revival degli anni Novanta del suo paese, in una scena dorata a cui allora era stato ascritto più come personaggio che come artista, spesso bistrattato. Che stia cercando la legittimazione di critica avuta da Blur e Oasis? Si vedrà. Intanto, il 13 giugno sarà in concerto a Firenze, per Firenze Rocks.
Io canto 2 – Laura Pausini (6 febbraio)
Il disco-pietra dello scandalo dell’autunno, dell’infinita querelle con Gianluca Grignani, alla fine è dei nostri. Sorpresa: la tanto discussa cover di La mia storia tra le dita, peraltro già pubblicata come singolo, non c’è. In compenso, vent’anni dopo il primo Io canto (2006) Laura Pausini si è cimentata con un’altra serie d’interpretazione di pezzi altrui, dai cantautori (Quanno chiove di Pino Daniele, Felicità di Lucio Dalla) ai nuovi Achille Lauro (16 marzo) e Marco Mengoni (Due vite). Instant classic, si direbbe. E addirittura la Madonna di La Isla bonita. Il 13 marzo ne uscirà una versione in spagnolo, per il mercato latino, Yo canto 2, anteprima di un lungo tour mondiale.
Wuthering Heights – Charli XCX (13 febbraio)
Dimenticate la brat summer e il verde lime: per il 2026 Charli XCX – la vera pop-star chiave del 2024 – spiazza con Wuthering Heights, colonna sonora originale – la prima per lei – dell’omonimo film di Emerald Fennell, adattamento del classico Cime tempestose (1847) di Emily Brontë, con Margot Robbie e Jacob Elordi. Pochi indizi, tanta curiosità. E chissà che dopo la mania collettiva dell’estate brat non si torni a parlare anche di Brontë in chiave dance, alla generazione zeta.
Prizefighter – Mumford & Sons (13 febbraio)
Alla faccia del rock ormai agonizzante, i londinesi Mumford & Sons – una certezza del genere, veri rappresentanti della corrente più pop dell’indie-rock all’inglese – sono già al secondo disco d’inediti (sesto in tutto) in meno di dodici mesi. Prodotto con Aaron Dessner dei National, Prizefighter esce il 13 febbraio e loro, dicono, non si sono “mai sentiti così ispirati”. L’appuntamento, in Italia, è il 7 luglio a Rock in Roma.
No Lube So Rude – Peaches (20 febbraio)
Un disco che farà discutere, rigorosamente vietato ai minori di diciotto anni, come del resto tutti quelli di Peaches. Per la 59enne cantautrice canadese, anche per questo No Lube So Rude – a dieci anni dall’ultimo Rub – le coordinate non cambiano: immagini esplicite, sesso, provocazione e gusto per lo scandalo. Ma niente è fine a sé stesso: il suo pop mischiato all’elettronica canta l’orgoglio e la rabbia di quelli che definisce “corpi non conformi”, delle persone transgender, non binarie, “sotto attacco”. Nel 2026, non sarà poco.
The Mountain – Gorillaz (27 febbraio)
Sarebbe stato comodo, per Damon Albarn, allinearsi al revival del Britpop e lavorare, magari, a un nuovo disco dei Blur. E invece ecco che il cantautore inglese scongela la sua creatura più ineffabile, i Gorillaz, la band a fumetti, rigorosamente virtuale, che condivide con l’amico e disegnatore Jamie Hewlett. All’ottavo album in studio, con The Mountain la ciurma dei suoi strampalati protagonisti si dirige in India, come i Beatles di fine anni Sessanta. Tra collaborazioni con i De La Soul, gli Idles e Bobby Womack, chissà con cosa torneranno in mano: qui il genere (Pop? Rock? Trip-hop? Rap? Elettronica?) non è mai stato un limite. Tra l’altro, in estate saranno in Italia: il 27 giugno al Lido di Camaiore, il 25 luglio a Trieste.