Sembravano uno scherzo, i Gorillaz, quando debuttarono 25 anni fa, lo sfizio di un cantante – Damon Albarn dei Blur – che voleva dimostrare che persino i cartoon potevano diventare star. Poi lui e il fumettista Jamie Hewlett ci hanno preso gusto se siamo al nono album e il progetto negli anni è riuscito a coinvolgere collaboratori come Lou Reed, Elton John, Snoop Dogg, Cure, Grace Jones, Noel Gallagher… Ma la vera forza dei Gorillaz è lo sguardo globale che va oltre le frontiere del mondo musicale occidentale. Hanno suonato con l’orchestra di Damasco, con il cubano Ibrahim Ferrer, con musicisti di Mali, Giamaica, Giappone, sempre con la missione di superare i confini artistici e geografici del pop e dell’hip hop.
Con The Mountain fanno il salto definitivo, ambientando l’album in India, dove si sono recati per metabolizzare lutti familiari: senza clonarla, Albarn evoca la musica indiana (che meraviglia la voce della 92en…
Sembravano uno scherzo, i Gorillaz, quando debuttarono 25 anni fa, lo sfizio di un cantante – Damon Albarn dei Blur – che voleva dimostrare che persino i cartoon potevano diventare star. Poi lui e il fumettista Jamie Hewlett ci hanno preso gusto se siamo al nono album e il progetto negli anni è riuscito a coinvolgere collaboratori come Lou Reed, Elton John, Snoop Dogg, Cure, Grace Jones, Noel Gallagher… Ma la vera forza dei Gorillaz è lo sguardo globale che va oltre le frontiere del mondo musicale occidentale. Hanno suonato con l’orchestra di Damasco, con il cubano Ibrahim Ferrer, con musicisti di Mali, Giamaica, Giappone, sempre con la missione di superare i confini artistici e geografici del pop e dell’hip hop.
Con The Mountain fanno il salto definitivo, ambientando l’album in India, dove si sono recati per metabolizzare lutti familiari: senza clonarla, Albarn evoca la musica indiana (che meraviglia la voce della 92enne Asha Bhosle in The Shadowy Light) e la contamina con rapper argentini (Trueno in The Manifesto), cantanti siriani (Omar Souleyman in Damascus), omaggiando anche vecchi ospiti ormai defunti (sbucano le voci di Dennis Hopper e Bobby Womack tra gli altri). Avrebbe potuto essere un pastrocchio senza senso, è un miracolo di equilibrio che dimostra che diverse culture possono convivere in incantevole armonia. Oggi praticamente un concetto rivoluzionario.