Firenze – Ancora trambusto alla Fenice di Venezia. E sempre conseguente all’investitura di Beatrice Venezi a bacchetta principale dell’orchestra — che non la vuole. A farne le spese Domenico Muti – manager musicale e figlio minore di Riccardo Muti - nominato in novembre consulente per le tournée internazionali del teatro, che ieri ha lasciato l’incarico dopo che negli ultimi giorni il suo nome e quello del padre erano finiti nel tritacarne mediatico-politico in seguito alle recenti dichiarazioni del maestro su Venezi (che si insedierà il prossimo ottobre). “Non la giudico. Non l’ho mai ascoltata. Lasciatela dirigere: saranno le orchestre a esprimere un giudizio, come fanno su qualsiasi altro direttore”, aveva detto Riccardo Muti. Il che è stato inteso da qualcuno come un implicito endorsement alla “principessa di Venezia” e alla destra che l’ha promossa sul quel podio, specie dopo che i sindacati della Fenice hanno fatto presente che anche Domenico Muti era stato chiamato dal sovrinte…
Firenze – Ancora trambusto alla Fenice di Venezia. E sempre conseguente all’investitura di Beatrice Venezi a bacchetta principale dell’orchestra — che non la vuole. A farne le spese Domenico Muti – manager musicale e figlio minore di Riccardo Muti - nominato in novembre consulente per le tournée internazionali del teatro, che ieri ha lasciato l’incarico dopo che negli ultimi giorni il suo nome e quello del padre erano finiti nel tritacarne mediatico-politico in seguito alle recenti dichiarazioni del maestro su Venezi (che si insedierà il prossimo ottobre). “Non la giudico. Non l’ho mai ascoltata. Lasciatela dirigere: saranno le orchestre a esprimere un giudizio, come fanno su qualsiasi altro direttore”, aveva detto Riccardo Muti. Il che è stato inteso da qualcuno come un implicito endorsement alla “principessa di Venezia” e alla destra che l’ha promossa sul quel podio, specie dopo che i sindacati della Fenice hanno fatto presente che anche Domenico Muti era stato chiamato dal sovrintendente Nicola Colabianchi a lavorare per il teatro pressappoco nello stesso periodo di Venezi, per un compenso di 30mila euro annui più provvigioni.
Di “opacità” avevano dunque parlato i rappresentanti dai lavoratori della Fenice: da qui le illazioni che hanno preso a circolare su carta stampata e social a proposito di un qualche legame tra le due nomine e le parole del maestro. “Purtroppo il clima che è stato creato non mi permette di portare avanti con serenità il mio incarico. Lascio e rinuncio a tutti i compensi già maturati ma non ancora né richiesti né percepiti”, scrive il giovane Muti nella lettera inviata a Colabianchi. “Avevo accettato con entusiasmo e avrei voluto condurlo con la massima professionalità, ben conscio delle opportunità che avremmo potuto sviluppare”. Interpellato al telefono, Domenico Muti non intende aggiungere altro: è dispiaciuto, ma sente, con le dimissioni, di essersi tolto un peso. I sindacati, tuttavia, affermano di non aver avuto nessun pregiudizio sul suo nome, ma piuttosto di aver voluto mettere nel mirino le consulenze della Fenice a collaboratori esterni in un momento in cui la dirigenza aveva bloccato il pagamento del welfare ai dipendenti perché riteneva di dover verificare i conti della fondazione.
“Non conosciamo Domenico Muti e non abbiamo nulla contro di lui”, dice il violoncellista Marco Trentin, segretario provinciale Fials. “Ci spiace solo che per l’ennesima volta Colabianchi abbia proceduto a una nomina di tale importanza senza trasparenza. Non ne avessimo noi chiesto conto qualche giorno fa, la notizia non sarebbe circolata. Un clima del genere non aiuta l’atmosfera di lavoro in teatro”. Invece tutto pubblicato sul sito del teatro, replica il sovrintendente. “Muti non era una spesa, ma un investimento. Venti anni di esperienza nel settore. Avrebbe portato soldi. Perderlo significa rinunciare a quei soldi. Aveva già stabilito contatti per nostre tournée in Giappone, Corea, sud-est asiatico, Germania, e diverse relazioni con nuovi investitori. La sua rinuncia è un atto di moralità specchiata. Spero ci ripensi e torni con noi”.