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Trent’anni di Subsonica: “Ripartiamo dal Marocco”

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Al via i festeggiamenti per la band di Torino che ha cambiato il pop italiano. In città anche una mostra per raccontare la loro storia
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Lampioni e portici, è andata così. 30 anni di storia di una band che ha cambiato il pop italiano scorrono tra le colonne di piazza Vittorio, il luogo di “nascita” dei Subsonica, e di Via Po, con la sua disposizione che rompe la pianta ortogonale di Torino e taglia la città diagonalmente fino al fiume. Anche il gruppo di Samuel, Max Casacci, Davide “Boosta” Dileo, “Vicio” e “Ninja”, ha sempre avuto questa identità obliqua, tra elettronica, dance, pop e rock.

Non c’era un posto migliore, a due passi da Casasonica, il loro primo studio, per ritrovarsi e iniziare a raccontare i festeggiamenti del trentennale che si apre dopodomani con l’uscita di Terre Rare, loro undicesimo disco, un fiore sbocciato in un viaggio compiuto a Essaouira, Marocco. «Siamo da sempre grandi navigatori di musiche contemporanee e storiche – spiega Samuel, nella Sala dei Mappamondi dell’Accademia delle Scienze, tra due rari globi del 1600 del cartogr…

Lampioni e portici, è andata così. 30 anni di storia di una band che ha cambiato il pop italiano scorrono tra le colonne di piazza Vittorio, il luogo di “nascita” dei Subsonica, e di Via Po, con la sua disposizione che rompe la pianta ortogonale di Torino e taglia la città diagonalmente fino al fiume. Anche il gruppo di Samuel, Max Casacci, Davide “Boosta” Dileo, “Vicio” e “Ninja”, ha sempre avuto questa identità obliqua, tra elettronica, dance, pop e rock.

Non c’era un posto migliore, a due passi da Casasonica, il loro primo studio, per ritrovarsi e iniziare a raccontare i festeggiamenti del trentennale che si apre dopodomani con l’uscita di Terre Rare, loro undicesimo disco, un fiore sbocciato in un viaggio compiuto a Essaouira, Marocco. «Siamo da sempre grandi navigatori di musiche contemporanee e storiche – spiega Samuel, nella Sala dei Mappamondi dell’Accademia delle Scienze, tra due rari globi del 1600 del cartografo veneziano Coronelli - abbiamo viaggiato tanto nella musica e stavolta ci siamo concessi un viaggio vero».

In una terra rara, sull’altra sponda del Mediterraneo, dentro la musica Gnawa. Per questo i 12 brani dell’album, dall’apertura con Al confine che descrive un varco (proprio il portale magico fotografato da Ivan Cazzola per la copertina) tra la realtà e un altrove, passando per la disfunzionalità armonica in Il tempo in me e l’oscillazione di Ghibli suonato con strumenti tradizionali della regione subsahariana, compongono un atlante sonoro e visivo.

«Apparteniamo alla generazione degli anni ’90 – dice il chitarrista e produttore Max Casacci – che insieme a quella degli anni ‘70 ha sperimentato di più nella musica, non considerando la canzone solo attraverso una fisionomia melodica legata alle parole, ma utilizzando gli strumenti allo stesso livello. Questo album si apre con un suono enigmatico preso dal cassetto dei suoni misteriosi di Boosta».

La 69^ edizione dei Premi David di Donatello. I Subsonica premiati come miglior compositore 

Per celebrare un sodalizio artistico così longevo, Torino diventa una città subsonica con Cieli su Torino 96-26. Dal 31 marzo alle OGR, hub per l’innovazione e la cultura, vengono ospitati 4 concerti speciali della band, già sold out, e la mostra antologica (dal 31 marzo al 12 aprile) prodotta da Consiste Entertainment con foto, memorabilia, costumi di scena, strumentazioni e apparecchiature dei primi album. Tra Via Po, Piazza Vittorio e Piazza Castello, le foto in grande formato di una mostra open air ripercorrono concerti, backstage e dischi dei Subsonica. Inoltre, è stato allestito un itinerario nei 10 luoghi di Torino che hanno ispirato la loro musica, con QR code che rimandano alla voce dei cinque musicisti. «Abbiamo costruito questo circo Barnum di meraviglie – aggiunge Boosta - che è una meraviglia anche per noi. Vedere queste foto sotto i portici che ti hanno cresciuto e che hanno fatto risuonare la tua musica prima ancora che esistesse, è molto emozionante».

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