Bambole di pezza: “Ma quale sesso fragile, siamo vetri antiproiettile”
di Patrizio RuviglioniROMA – Obiettivi: riportare in auge il rock e le band, e combattere il patriarcato. Da raggiungere, magari, insieme. Alle Bambole di pezza – viene da sé, cinque musiciste di Milano, primo gruppo di sempre tutto al femminile a Sanremo (l’ultima edizione), 13esime con Resta con me – non mancano l’ambizione né il gusto per il passato e, sperano, il futuro. È il presente a dare problemi. «Ma noi lottiamo». Nella formazione incrociano due generazioni, quella delle fondatrici, era il 2002, e delle nuove arrivate, tra cui la frontman Cleo, che in pandemia ne hanno “aggiornato” l’identità dopo lo scioglimento del 2014. «Il rock passava di moda, non sfondavamo, c’eravamo arrese», ricorda la chitarrista Morgana Blue, tra le veterane con la collega Dani.
Poi il richiamo della giungla e quindi il Festival, certificazione di una rinascita che ora passa per il nuovo album 5, appena uscito, manifesto pop-rock «di sorellanza e di cosa …
ROMA – Obiettivi: riportare in auge il rock e le band, e combattere il patriarcato. Da raggiungere, magari, insieme. Alle Bambole di pezza – viene da sé, cinque musiciste di Milano, primo gruppo di sempre tutto al femminile a Sanremo (l’ultima edizione), 13esime con Resta con me – non mancano l’ambizione né il gusto per il passato e, sperano, il futuro. È il presente a dare problemi. «Ma noi lottiamo». Nella formazione incrociano due generazioni, quella delle fondatrici, era il 2002, e delle nuove arrivate, tra cui la frontman Cleo, che in pandemia ne hanno “aggiornato” l’identità dopo lo scioglimento del 2014. «Il rock passava di moda, non sfondavamo, c’eravamo arrese», ricorda la chitarrista Morgana Blue, tra le veterane con la collega Dani.
Poi il richiamo della giungla e quindi il Festival, certificazione di una rinascita che ora passa per il nuovo album 5, appena uscito, manifesto pop-rock «di sorellanza e di cosa significhi essere donna nel 2026». Dicono: «Siamo in missione. Da un lato, per far riscoprire il rock come spirito, voglia di essere diversi, “strani”, e i gruppi, oggi che la discografia li ritiene costosi, inutili. Ma avere dei compagni significa arrivare dove da soli non si riuscirebbe. Dall’altro, combattiamo per la parità, che nonostante i passi avanti manca, specie nella musica. A una donna si “perdona” meno che a un uomo, viene richiesto di più, è sempre messa in competizione».
La chiave per uscirne, raccontano, sono i modelli: «Da piccole ci dicevano che la batteria, per esempio, fosse “da maschi”. Speriamo che tante bambine, vedendoci, pensino che invece tutto è possibile». In base ai messaggi ricevuti, è andata bene. «Ci sono ragazze che si vestono come noi» tra creste, glitter, borchie.
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Per loro, per i fan storici e i curiosi che le hanno scoperte ora nonostante la gavetta, da aprile sono in tour nei principali club e chissà che più in là non ci scappino i palasport. «Cerchiamo platee ampie. Le nuove generazioni subiscono modelli maschilisti, violenti. Il problema non è la canzone, ma chi la canta: se l’artista dietro testi misogini nella vita è raccontato come un vincente, nascono mostri. Nel nostro pubblico, però, ci sono uomini in fuga da queste idee tossiche. All’opinione pubblica a volte sfugge che il femminismo non è una lotta tra sessi, ma vuole la parità. E la parità conviene a tutti».
Più ecumeniche che antagoniste («Meloni è un modello positivo o negativo? Preferiamo non parlare di politica e partiti»), era già tutto chiaro in Resta con me, altro che canzone d’amore. «Parla del coraggio di chiedere aiuto in un momento difficile, a una persona vicina, qualunque essa sia. E sono tempi difficili, basta guardarsi intorno». L’altro pilastro dell’album – e dal vivo funzionerà – è Antiproiettile, per cui “non guardami come se fossi fragile, sono un vetro antiproiettile”. «Parla di donne vittime di violenza. C’è da abbandonare l’idea di sesso fragile, a disposizione dell’uomo. Ora “scontiamo” i tanti passi avanti fatti negli ultimi anni in termini di parità: ecco, non fermiamoci».