Della compositrice Louise Farrenc non ci si rammenta più, neppure nella sua Parigi. Ora, centocinquantenario della morte, il Palazzetto Bru Zane di Venezia si è imposto di illuminarla con un festival che la mette a confronto con autori attivi nella Francia d’allora (fino al 28 aprile). Tanto più che Farrenc non fu affatto una marginale. Pianista acclamata, i suoi pezzi erano eseguiti nelle stagioni maggiori. Con il marito editore pubblicò il repertorio barocco per riportarlo in auge. Da docente di Conservatorio combatté per i suoi diritti salariali. Perché di solito le donne insegnavano alle fanciulle (destinate a maritarsi con un buon partito grazie alla musica), pagate meno dei maestri che avevano in classe ragazzi. Ai maschi lei ottenne di insegnare, esigendo la stessa paga dei colleghi uomini.
Nel primo concerto della rassegna Chopin, Listz e Théodore Gouvy, altro carneade, sono stati accostati alla sua Sonata n. 2 per violino e piano. È l’opera di una nipotina di Beethoven, il g…
Della compositrice Louise Farrenc non ci si rammenta più, neppure nella sua Parigi. Ora, centocinquantenario della morte, il Palazzetto Bru Zane di Venezia si è imposto di illuminarla con un festival che la mette a confronto con autori attivi nella Francia d’allora (fino al 28 aprile). Tanto più che Farrenc non fu affatto una marginale. Pianista acclamata, i suoi pezzi erano eseguiti nelle stagioni maggiori. Con il marito editore pubblicò il repertorio barocco per riportarlo in auge. Da docente di Conservatorio combatté per i suoi diritti salariali. Perché di solito le donne insegnavano alle fanciulle (destinate a maritarsi con un buon partito grazie alla musica), pagate meno dei maestri che avevano in classe ragazzi. Ai maschi lei ottenne di insegnare, esigendo la stessa paga dei colleghi uomini.
Nel primo concerto della rassegna Chopin, Listz e Théodore Gouvy, altro carneade, sono stati accostati alla sua Sonata n. 2 per violino e piano. È l’opera di una nipotina di Beethoven, il gigante di cui lei si nutriva quando ancora Parigi lo snobbava. Datata 1850, e così quadrata, brillante, pare di mezzo secolo prima, come se il romanticismo non avesse mai bussato a casa sua. D’altronde per lei contava più la deferenza al modello che l’originalità. Comunque, con enfasi generosa e saldezza tecnica, le hanno reso giustizia il violino di Noé Inui e Vassilis Varvaresos, piano.
Generazione Farrenc
Noé Inui e Vassilis Varvaresos
Voto: tre stelle su cinque