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Eddie Brock riparte: “Ultimo a Sanremo, la mia vera sfida è smettere di giudicarmi”

Eddie Brock riparte: “Ultimo a Sanremo, la mia vera sfida è smettere di giudicarmi”
(ansa)

Il cantante lancia la deluxe di Amarsi è la rivoluzione e parte in tour: “Il palco dell’Ariston è stato già una vittoria”

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Per Eddie Brock, il dopo Sanremo ha molte facce. E’ uscito l’album Amarsi è la rivoluzione (Deluxe), riedizione del precedente disco con in più Avvoltoi, presentato in gara sul palco dell’Ariston, e Portami via, interpretato nella serata delle cover in duetto con Fabrizio Moro, momento tra i più emozionanti del suo primo Festival. Accanto a questi l’inedito Il tuo universo. Intanto è impegnato in un giro d’Italia per una serie di instore, e nell’Amarsi tour 2026.

Brock, al festival è arrivato ultimo. Ma ci sono precedenti molto confortanti.

“Di solito l’ultimo posto porta bene. E forse è meglio quello del 25mo. Oggettivamente, in gara c’erano artisti che meritavano di arrivare sopra di me. Non mi sono scandalizzato, qualcuno ultimo doveva arrivarci. Per me era già un grande risultato salire su quel palco”.

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Il pubblico però l’ha accolto molto bene, anche alle prove ha ricevuto grandi applausi.

"Le persone più empatiche si emozionano con le emozioni. Le imperfezioni fanno parte di noi, quando ci fai pace possono essere dei vantaggi".

Ora possiamo dirlo: com’è il salto mortale da Tiktok ai palchi grandi, dal pubblico virtuale a reale?

“Ho sempre cercato di guadagnarmi visibilità in strada, ho fatto tante performance ovunque si potesse suonare. Prima del Festival ero emozionato, ansioso, ma con i live mi sono esaltato: vivi il contatto diretto con le persone che poi ascolteranno le tue canzoni. Durante le serate ho avuto qualche incertezza vocale, ma è giusto così. Poi, certo, ci sono colleghi pazzeschi nel cantato che riuscono comunque a mettere in piedi performance pazzesche, ma le sbavature fanno parte del pacchetto”.

(ansa)

Ha detto che ha vinto la paura. Quale, in particolare?

"Avevo paura del mio giudizio, di non essere soddisfatto, cosa che mi porto dietro da tanto. Stavolta ho accettato la mia esibizione, non mi sono giudicato con severità”.

La presenza di amici come Fulminacci e di Fabrizio Moro l’ha rassicurata?

“Con Filippo non parliamo di mai musica, abbiamo ricordato i tempi del liceo (frequentavano entrambi il Dante Alighieri a Roma, ndr), a Roma ci vediamo poco. Di Fabrizio sono fan da sempre. Ci siamo conosciuti quest’estate, aprivo un suo concerto. Quando ho scoperto di essere nel cast di Sanremo l’ho invitato per mettere in piedi il duetto, abbiamo cenato a casa sua, siamo diventati amici. Tutto migliora nella musica quando si va oltre la performance. Lui quando scrive musica o gira film ha il dono della sintesi, che io invece devo imparare”.

Adesso affronterà un tour importante.

"Abbiamo tanto repertorio, ma abbiamo sempre cantato Via di Baglioni, da bambino l’ascoltavo sempre con mia mamma. I ricordi per me sono una grande molla”.

Un desiderio e una paura.

"Il desiderio è quello di continuare a fare concerti e incontrare le persone che mi ascoltano. La paura è la solita: quella del confronto con me stesso”.

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