Si intitola Sacro il nuovo album di Serena Brancale. L'artista è pronta a un viaggio live e racconta il suo ultimo lavoro uscito il 10 aprile. La musica è la protagonista delle sue giornate e della sua vita: "Gli ultimi quattro anni sono stati importanti e speciali però non c'è mai stato un piano B". I fan l’hanno amata con Baccalà, La zia e 'Stu cafè, per poi apprezzarla l'anno scorso al festival con Anema e core e quest'anno con la delicata Qui con me, lettera d'amore alla mamma scomparsa e brano cardine del disco.
Sacro racchiude una sintesi di oltre quattro anni di lavoro e studio. "C'è il dialetto e il folklore, ci sono generi musicali diversi dal baile funk alla salsa al jazz, passando per il gospel e il soul. E per questo è 'sacro', e anche per tanti altri motivi – spiega l’artista all’agenzia Ansa – sacro perché celebro la mia famiglia, sacro come la mia terra. Nonostante le tante sfaccettature, sento di essere me stessa, faccio qualcosa che mi appartiene. Sono io in Anema e Core e sono ancora io in Qui con me. Il fil rouge è l'amore che provo per la musica e la passione che metto in ogni canzone".
Sacro segna anche il compromesso raggiunto tra l'anima jazz e quella pop. "All'inizio ho avuto difficoltà a trovare il giusto equilibrio. Ora mi sono liberata di tante paranoie. Con questo album è come se dicessi alla Serena bambina che tutto quello che le piace, lo ha finalmente tenuto insieme. Una sorta di chiusura del cerchio. Ma non voglio fermarmi: per l'anno prossimo mi auguro di fare un altro tipo di viaggio musicale, in un'altra lingua. Magari andando a esplorare il portoghese della bossanova. Ma senza affidarsi all'Intelligenza artificiale che mi piace e mi incuriosisce, ma preferisco l'imperfezione".
Nel disco, che include anche la hit estiva Serenata con Alessandra Amoroso e la nuovissima Al mio paese con Levante e Delia, sono tante le collaborazioni: Alborosie, Richard Bona, Gregory Porter, Sayf, Omara Portuondo, Pamela, e molte declinate al femminile. "Nascono tutte per la grande stima che ho nei confronti di ognuno - racconta Brancale – li ho tutti nella mia playlist. La scelta delle donne non è dettata da una rivendicazione di girl power. Se fosse così, per me sarebbe un segno di debolezza. La verità è che mi piace essere attorniata da donne di personalità, più sono grandi loro più mi esalto. Non credo nella differenza in musica tra uomo e donna".
E a proposito di Al mio paese, sui social si è letta qualche critica sull'immaginario del Sud nel brano che interpreta insieme a Levante e Delia. "Sono polemiche inutili – replica – il Sud è pittoresco, colorato, pieno di luoghi comuni. E io li adoro. Le signore sulle sedie sono poesia. Se mi togli quelle immagini, mi togli una parte di me. Poi è giusto non essere tutti d'accordo d'accordo, ma io rivendico quel Sud lì, quello che conosco e che amo".
Parlando del Festival di Sanremo, che non riesce a vedere ancora una donna come direttore artistico, afferma: "Capiterà. Intanto sono contenta per Stefano De Martino: è un grandissimo amante della musica bella, è giovane, intelligente e acuto nelle scelte. Il primo ricordo che ho di lui è nella sua trasmissione Bar Stella: mi ha invitato due volte con brani in vernacolo baresi. Presentarmi di nuovo in gara mi piacerebbe ma bisogna fare i conti con la stanchezza di due anni e con un progetto che non sia ripetitivo". Al festival è arrivata come favorita alla vittoria ma si è dovuta accontentare di un nono posto. "Per quanto mi riguarda ho vinto perché ho portato qualcosa di difficilissimo che mi ha regalato tanti premi e tanto amore dalla gente che aveva bisogno di un pezzo che manifestasse una cosa semplice: raccontare quanto si ami la propria madre. Ero la favorita, ma non sono mai stata competitiva e quel nono posto me lo tengo stretto. Non penso ci sia qualcosa che non abbia funzionato, piuttosto ha vinto la leggerezza che non è certo superficialità. E sono felicissima per Sal Da Vinci: ci ha messo una vita per arrivare a questo momento, è un grandissimo musicista che canta sapendo cosa fa". Con il successo poi sono arrivati anche gli haters sui social. "Nel mondo jazz non esistono, però ho capito che se hai hater va tutto bene. Rispondere? Non vale la pena perdere tempo".
Il suo tour, che parte da Londra il 30 aprile, Brancale lo immagina "caldo, come il disco. Con sonorità legate alla musica andalusa, al flamenco e anche alla salsa. Un po’ festa popolare e un po’ spettacolo di flamenco, con una sedia di legno e un chitarrista che ti accompagna".