ROMA – Una confessione. Cruda, sincera fino quasi al paradosso, romantica nel senso più letterario della parola. Il suo nuovo album Disincanto, anticipato dai singoli Disincanto, Ok e Rosso come il fango, è il manifesto dello sturm und drang di Madame. Tre anni di assenza dalle scene in cui nella vita di Francesca Calearo, nata nel 2002, sono successe tante cose e certamente non sempre belle: nelle canzoni del disco Madame parla di periodi trascorsi in cura (su cui però non fornisce dettagli, «basta quello che c’è nella canzoni»), di sesso, di pressioni subite a tanti livelli, dei guasti dell’industria musicale nella sua totalità, di delusioni profonde e di rinascite faticose, di sedute di analisi (Grazie è una cronaca nuda e cruda di un dialogo in terapia) e dell’incapacità di dire no, anche a costo di un disastroso autosabotaggio. Non spara sentenze, piuttosto solleva interrogativi. Sul disco sono ospiti Marracash, che duetta in Volevo capire, Nerissima Serpe, Papa V e 6occia nel br…
ROMA – Una confessione. Cruda, sincera fino quasi al paradosso, romantica nel senso più letterario della parola. Il suo nuovo album Disincanto, anticipato dai singoli Disincanto, Ok e Rosso come il fango, è il manifesto dello sturm und drang di Madame. Tre anni di assenza dalle scene in cui nella vita di Francesca Calearo, nata nel 2002, sono successe tante cose e certamente non sempre belle: nelle canzoni del disco Madame parla di periodi trascorsi in cura (su cui però non fornisce dettagli, «basta quello che c’è nella canzoni»), di sesso, di pressioni subite a tanti livelli, dei guasti dell’industria musicale nella sua totalità, di delusioni profonde e di rinascite faticose, di sedute di analisi (Grazie è una cronaca nuda e cruda di un dialogo in terapia) e dell’incapacità di dire no, anche a costo di un disastroso autosabotaggio. Non spara sentenze, piuttosto solleva interrogativi. Sul disco sono ospiti Marracash, che duetta in Volevo capire, Nerissima Serpe, Papa V e 6occia nel brano Puttana svizzera. E intanto prepara il suo atteso ritorno sulle scene live: il suo Madame tour estate 2026 prenderà il via il 3 luglio da Legnano per fare tappa in numerosi festival in tutta Italia.
In questo disco le parole quasi sovrastano la musica, che pure è molto potente. Cosa è successo in questi ultimi tre anni?
«Tante cose. Ho cercato il più possibile di riassumerle, ci sono stati momenti positivi e negativi. Ho cercato di ricavarne il meglio possibile, mettendo a nudo il mio dolore e trascrivendo le mie riflessioni di questo periodo. La mia sofferenza non è più originale di quella degli altri, ma può essere interessante capire come ne sono uscita».
Ha scelto uno stile molto intenso ma non facile, in controtendenza rispetto al gusto corrente. Non c’è il rischio di essere poco “vendibile”?
«I primi riscontri dalle radio sono stati positivi. Non ho questo timore, ma credo molto in quello che dico, non ho paura di essere fuori da certi canoni. Volevo mettere in musica cose che mi emozionassero, per me è l’unico modo per fare musica che abbia una sostanza, senza regole prestabilite».
Quello che racconta è più disincanto o disagio? A un certo punto racconta di essere stata in una sorta di rehab.
«Penso che in una personalità come la mia il disagio sia parte del mio essere. Da bambina, rispetto alle mie coetanee, avevo delle caratteristiche in più e altre in meno. Il disagio mi ha sempre accompagnata. Sono contenta però perché il mettere in piazza il mio disagio è anche un modo per disinnescarlo, per prenderlo un po’ in giro. Questo disco è un reportage del mio ritorno alla vita».
In “Come stai” affronta tematiche di cui non si parla molto nell’ambiente musicale: i ricatti degli anticipi sui tour, le pressioni, i giornali che vogliono soldi per pubblicare servizi o recensioni. Quanto è difficile stare in questo mondo e come ci si salva?
«Dicendo quello che si pensa. Sicuramente porterà delle conseguenze personali, si può finire inguaiati. Ovviamente mi sono chiesta se fosse giusto pubblicarle, però negli ultimi tempi mi sono molto appassionata al giornalismo d’inchiesta: mi è capitato di ascoltare un’intervista a un esule nordcoreano che aveva scelto per 25 anni di non dire niente sul suo Paese perché il pensiero lo faceva stare male. Poi lui, a sua volta, ha ascoltato un’intervista a un altro connazionale fuggito che ha raccontato tutto e allora ha pensato che anche lui poteva essere utile alla sua gente e si è pentito di essere rimasto in silenzio per tutto quel tempo. Così ho pensato anch’io di rendermi utile».
In molti brani parla di sesso ma sempre con una sorta di disgusto, comunque in modo non sereno.
«La sessualità resta un tema un po’ tabù, provo del disgusto di fronte al modo di viverla di alcune persone, che discriminano e giudicano. È anche vero che viviamo un periodo in cui la sessualità sta vivendo grandi cambiamenti e questo può creare del disagio in molte persone».
A proposito di sesso: “Puttana svizzera” rimanda a un linguaggio da rap molto esplicito che sembra lontano dalla consapevolezza che lei ha sempre manifestato.
«È un altro dei tanti disincanti che ho vissuto scrivendo questo disco. Ho 24 anni, dico tante parolacce, nella vita reale sono una stupidona. Il brano rappresenta una parte integrante di me, sono felice che sia lì dentro, mi sono divertita tantissimo, la mia idea era quello di mostrare uno spaccato di verità: non sono una intellettuale, ho anche voglia di ridere, di divertirmi».
“Grazie” è la cronaca nuda e cruda di una seduta di terapia.
«È stata una canzone estremamente facile da scrivere. Erano le 2 o le 3 del mattino, la mia penna è partita senza ragionamenti. Mentre la scrivevo pensavo che non sarebbe finita da nessuna parte. Poi, tre mesi dopo, ci siamo resi conto che era forte. Un flusso di coscienza che dà un senso di chiusura a tutto il disco».
Alla fine, qual è il vero demone contro cui deve combattere?
« Il rapporto con l’essere speciale. È un mostriciattolo che ha sempre fame, ma mi ha portato anche a fare cose belle. Alla fine credo che tutte le personalità artistiche funzionino così».