Il suono del violino va fatto sentire “come se fosse quello del vento che soffia su un cimitero”. Consiglio di Sergej Prokofiev al violinista David Ojstrakh, primo interprete della sua Sonata op. 80, dove si riverbera il terrore di abitare nell’Urss di Stalin. Quattro movimenti: il primo di una mestizia inguaribile, il secondo vittima di bombardamenti violenti, e man mano, forse, la catarsi.
La Sonata è parte dell’ultimo album registrato per Ecm dal duo Gazzana: Natascia violino e Raffaella piano. Le sorelle sono le uniche italiane presenti nella selezionata scuderia discografica di Manfred Eicher, che le ha scoperte cinque dischi fa. In questo, tutto sovietico, ogni cosa appare così plumbea o algida che viene voglia di darsela a gambe prima di venire soffocati dall’angoscia. Pensare che Prokofiev aveva scelto di proposito di vivere sotto quel regime, pentendosene poi amaramente. Tuttavia un certa nevrotica intransigenz…
Il suono del violino va fatto sentire “come se fosse quello del vento che soffia su un cimitero”. Consiglio di Sergej Prokofiev al violinista David Ojstrakh, primo interprete della sua Sonata op. 80, dove si riverbera il terrore di abitare nell’Urss di Stalin. Quattro movimenti: il primo di una mestizia inguaribile, il secondo vittima di bombardamenti violenti, e man mano, forse, la catarsi.
La Sonata è parte dell’ultimo album registrato per Ecm dal duo Gazzana: Natascia violino e Raffaella piano. Le sorelle sono le uniche italiane presenti nella selezionata scuderia discografica di Manfred Eicher, che le ha scoperte cinque dischi fa. In questo, tutto sovietico, ogni cosa appare così plumbea o algida che viene voglia di darsela a gambe prima di venire soffocati dall’angoscia. Pensare che Prokofiev aveva scelto di proposito di vivere sotto quel regime, pentendosene poi amaramente. Tuttavia un certa nevrotica intransigenza risalta già dalle sue Cinque Melodie op. 35a, testimonianza di quando aveva provato a trasferirsi in Occidente dopo la rivoluzione d’ottobre.
Poi si ascolta il catatonico Spiegel im Spiegel di Arvo Pärt, pezzo del 1978 che gira su se stesso senza andare da nessuna parte, mentre il suo autore si preparava a filarsela in Germania. Solo Alfred Schnittke la prende con filosofia nel coevo Gratulationsrondo: ride per non piangere, fingendo d’essere Mozart.
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Duo Gazzana
Prokofiev - Pärt – Schnittke
Voto: quattro stelle su cinque