Ritrovare, a sorpresa, una lettera della sua professoressa di lettere al Liceo Malpighi di Roma. Una cosa emozionante per il cantante che, commosso, ha scritto un lungo commento dedicato alla docente, che per lui in quegli anni lontani, è stata una guida. Come tornare all’improvviso nel suo passato da studente. Lorenzo Cherubini, Jovanotti che dal 5 maggio sarà in tutte le librerie con una raccolta di poesie on the road Quando leggevo Neruda in tenda nel deserto e che lui, che da poco ha presentato a Roma in Campidoglio il suo Jova Giro Tour, ha condiviso su Instagram con tutti i suoi fan: una lettera che la sua professoressa di italiano del liceo gli aveva scritto nel 1994 e che lui, fino a pochi giorni fa, non aveva mai letto. A fargliela arrivare è stato un amico, che gli ha inviato il ritaglio di una vecchia rivista. La lettera ha colpito profondamente l’artista, spingendolo a condividere tutto con i suoi follower.
“Mi è successa una cosa bella e ve la voglio raccontare”, ha esordito Jovanotti, raccontando di essersi subito molto emozionato leggendo quelle parole scritte tanti anni prima e che ha subito fatto leggere alla moglie, Francesca Valiani, e alla figlia Teresa. La lettera porta la firma di Luisa Pinnelli, per lui una figura fondamentale negli anni del liceo al Malpighi di Roma. “Incontrare un’insegnante come lei è una botta di fortuna che ti può svoltare la vita”, ha scritto Jovanotti, ricordando quanto quelle lezioni abbiano inciso sul suo percorso umano prima ancora che artistico.
Il cantante ha raccontato con affetto il suo periodo scolastico, fatto già di sogni rivolti alla musica e alla radio, ma anche di esperienze positive: “A scuola mi sono divertito, ho imparato cose e ho ricordi molto belli. E un ruolo speciale lo ha avuto la professoressa Pinnelli, capace di rendere la letteratura qualcosa di vivo e coinvolgente. Le sue lezioni erano speciali, la lettura ‘alchemica’ della Divina Commedia come viaggio di individuazione mi è rimasta dentro. Quando da ragazzi troviamo qualcuno che crede in noi può succedere di tutto”, ha aggiunto, sottolineando quanto sia importante, in un’età così delicata, incontrare adulti capaci di infondere fiducia. Nel suo racconto c’è anche un pensiero più ampio sulla scuola, definita “una lotteria” in quegli anni cruciali per la formazione, e sulla fortuna di aver incontrato docenti che hanno lasciato il segno. Il post si chiude con un semplice ma sentito ringraziamento: “Grazie Prof!”. Un messaggio che vale come riconoscimento per chi, con passione e dedizione, riesce davvero a fare la differenza nel percorso di un giovane.
Nella lettera la professoressa scrive: “Caro Lorenzo, mi si offre inaspettatamente l'occasione di dirti qualcosa... e si che l'avrei desiderato in tutti questi anni in cui ti ho seguito con attenzione e affetto. Dal mio orizzonte non sei mai sparito: prima scorrazzavi nel vecchio Malpighi, poi sei entrato in casa con il piccolo schermo, i manifesti. i giornali e la tua musica. Quante volte ho sentito: 'C'è Lorenzo, corri!', e subito mollavo tutto e andavo a sentire le tue ultime. Prima eri allegro e scanzonato, poi più serio e impegnato, sempre intelligente e sincero, le tue doti migliori. Passaggi spontanei e naturali per chi ti conosce. Già a scuola facevi spettacolo: in classe concorrente spietato nel catturare l'attenzione delle scolaresche: nei corridoi con i tuoi scherzi (ricordi la mascherata con i grembiulini bianchi e rosa?): nel teatro della scuola, quando recitavi nello spettacolo futurista La casina di cristallo’, di Palazzeschi. Ti piaceva anche lo spettacolo che facevamo noi insegnanti dalla cattedra, qualche volta grottesco, ma sempre ‘istruttivo’”.
“Del tuo talento mi accorsi subito - scriveva la professoressa Pinelli - quando vidi alcune tue caricature: stavo spiegando le sequenze narrative (situazione, conflitto, intrigo, spannung, scioglimento). Rapidamente tu disegnasti Stefano Casu, il tuo adorabile compagno di banco, prima tranquillo e fiducioso, poi turbato, quindi agitato e con i capelli elettrizzati, infine del tutto sciolto e giacente a terra disfatto. Rimasi folgorata: credo che da quel giorno sia nato un rapporto di reciproca fiducia e stima tra noi. Erano anni difficili, ma cercavamo insieme nuovi orizzonti, volevamo capire qualcosa della vita, e sapevamo che la letteratura può servire a questo. Altrimenti non ce n'è bisogno. Mi fa piacere che tu abbia continuato a disegnare e a leggere. Quante volte penso: ‘questo piacerebbe a Lorenzo, questo potrebbe servire a Lorenzo’. Ma temo di essere invadente: non vorrei davvero somigliare a Brunetto Latini che voleva imporsi come maestro a Dante, quando ormai non era più necessario. Né vorrei, come Ser Brunetto, appropriarmi minimamente del tuo successo, né vantare meriti. Io sono solo una persona che ti ha voluto bene”.
E poi ancora un pensiero, più familiare: “Ricordo la tua deliziosa mamma con cui facevo belle chiacchierate sul tuo avvenire. La rividi a Cortona alcuni anni fa, quando accompagnai una classe in gita scolastica. Entrai nel negozio di antichità pensando a lei e la trovai. Ti aspettava perché proprio a Cortona, il giorno dopo, ci sarebbe stata una grande festa per te, con la televisione. Le lasciai i miei saluti per te. Chissà se nella confusione del giorno dopo, ti sono arrivati. Spero che questa mia lettera ti sia gradita. Ora ti saluto, ti auguro l'avvenire come tu lo vuoi e ti abbraccio affettuosamente. Tua Luisa Pinnelli”.