«È una piccola Woodstock della musica italiana: noi saremo i giullari, parleranno soprattutto le canzoni». Parola di Arisa, volto nuovo della conduzione del Concerto del Primo Maggio di Roma, in un ruolo che dividerà con BigMama e Pierpaolo Spollon. Per Rosalba Pippa – questo il vero nome – è la prima volta in questa veste a Piazza San Giovanni, dopo aver assaggiato il Concertone lo scorso anno da cantante. «Si dice che è una piazza difficile, ma non ci credo», racconta.
Lei canterà?
«Due volte, di cui una all’inizio, ma non vorrei fare anticipazioni. I nostri saranno più che altro brevi interventi tra un artista e un altro: è giusto dare spazio alle canzoni».
Che messaggio darà?
«Quello per cui il lavoro dev’essere uno strumento di felicità e n…
«È una piccola Woodstock della musica italiana: noi saremo i giullari, parleranno soprattutto le canzoni». Parola di Arisa, volto nuovo della conduzione del Concerto del Primo Maggio di Roma, in un ruolo che dividerà con BigMama e Pierpaolo Spollon. Per Rosalba Pippa – questo il vero nome – è la prima volta in questa veste a Piazza San Giovanni, dopo aver assaggiato il Concertone lo scorso anno da cantante. «Si dice che è una piazza difficile, ma non ci credo», racconta.
Lei canterà?
«Due volte, di cui una all’inizio, ma non vorrei fare anticipazioni. I nostri saranno più che altro brevi interventi tra un artista e un altro: è giusto dare spazio alle canzoni».
Che messaggio darà?
«Quello per cui il lavoro dev’essere uno strumento di felicità e non di schiavitù. L’ho capito anche sulla mia pelle, all’ultimo Festival, che mi ha rimesso al mondo dopo aver avuto una relazione forse conflittuale con la fama. Ora sono felice e in equilibrio, sempre consapevole di essere una privilegiata».
Parrucchiera, pulizie, cameriera ed estetista: è il suo curriculum prima del successo di “Sincerità”, nel 2009. Che vita faceva? «Una in cui, davvero, ho fatto di tutto. A volte sono stata pagata pochissimo, ancor più spesso sono stata trattata con sufficienza. La differenza che ho notato, una volta famosa, è che comunque noi cantanti abbiamo un riconoscimento pubblico e sociale: chi fa lavori ordinari spesso è dimenticato. Eppure non sono meno importanti, anzi. Il passaggio rapido da una vita qualsiasi a star mi aveva scombussolata, sono stata a lungo un’aliena lì. Ora non sono più ingenua».
Parlerà a un pubblico di giovanissimi, che ne pensa?
«Mi piacciono le nuove generazioni. La mia è stata più passiva, tendeva a non mettere in discussione ciò che le veniva passato dall’alto. Questa no, si fa domande e guarda con occhio critico ogni autorità».
Crede nella politica?
«Eccome. Fin dalle elementari mi sono battuta per i miei compagni. E all’università ho studiato Relazioni Internazionali e Istituzioni Europee, a Milano, prima di perdermi. Oggi però mi sembra che la politica lasci da parte come temi la felicità e il benessere di tutti».
La battaglia più urgente?
«Quella per l’inclusione e il non vergognarsi di come si è. E quella contro la violenza sulle donne. Io ci credo, che un concerto come questo possa cambiare in meglio il mondo».