NEW YORK – Broadway e Driggs Avenue. L’ex banking hall ci accoglie con un oculo di lucernari in vetro, decori in noce e mogano, un ascensore a gabbia d’uccello e un intreccio di Hot Lips dalla lingua rosso ciliegia (opera di John Pasche) proiettate sulle pareti in arenaria. La vecchia volta aveva il compito di fare da scudo ai crac finanziari della Gilded Age. In questo caldo martedì di maggio — un’eco del 29 ottobre 1929, storico “martedì nero” — la prova che esiste un asset più resistente di un titolo di stato porta proprio il graffio dei Rolling Stones. Gli immortali Mick Jagger, Keith Richards e Ronnie Wood scelgono la “bank for the people” di Brooklyn per presentare il nuovo, ipercinetico album in studio, Foreign Tongues, disponibile dal 10 luglio.
Rolling Stones, nuovo album: il trailer di "Foreign tongues"
Quattordici brani e un’esecuzione da capogiro del singolo …
NEW YORK – Broadway e Driggs Avenue. L’ex banking hall ci accoglie con un oculo di lucernari in vetro, decori in noce e mogano, un ascensore a gabbia d’uccello e un intreccio di Hot Lips dalla lingua rosso ciliegia (opera di John Pasche) proiettate sulle pareti in arenaria. La vecchia volta aveva il compito di fare da scudo ai crac finanziari della Gilded Age. In questo caldo martedì di maggio — un’eco del 29 ottobre 1929, storico “martedì nero” — la prova che esiste un asset più resistente di un titolo di stato porta proprio il graffio dei Rolling Stones. Gli immortali Mick Jagger, Keith Richards e Ronnie Wood scelgono la “bank for the people” di Brooklyn per presentare il nuovo, ipercinetico album in studio, Foreign Tongues, disponibile dal 10 luglio.
Rolling Stones, nuovo album: il trailer di "Foreign tongues"
Quattordici brani e un’esecuzione da capogiro del singolo apripista In the stars: “C’è un male in questa terra. Beh, vuoi ballare finché il tetto non crolla?”. Conduttore dell’evento organizzato da Universal Music, Conan O’Brien, da poco reduce dal palco degli Oscar. Mick Jagger, 82 anni, giacca color pesca e mandarino, fili d’argento sotto la chioma, è il primo a fare il suo ingresso: come l’ombra birichina di Peter Pan, sembra essersi appena staccato da una delle celebri copertine di Interview di Andy Warhol. Vibrante, allacciato alla vita da un’energia che sfida la biologia. Alle spalle, oltre 250 milioni di dischi venduti e tour capaci di incassare mezzo miliardo di dollari a tournée. Le prime pennate rimbalzano contro il soffitto affrescato di Peter B. Wright. È l’avviso ai naviganti del rock che Jagger (voce, armonica, chitarra), il pirata blues del gruppo Keith Richards (chitarra e voce) e Ronnie Wood (chitarra, cori) hanno superato i loro stessi miti. «Cosa ci tiene in forma? La pratica. La mia voce è la stessa dal ‘68. Ma ho visto molte più droghe ai tempi rispetto a oggi».
Richards incarna sempre più uno spirito segnato da rughe virili, come i solchi di un vinile di Chess Records, e dita nodose che sembrano aver stretto un patto con il legno della Telecaster. Ronnie Wood, occhi che somigliano a masegni, con la sua silhouette e l’immancabile ciuffo corvino, è il mago del weaving. Sul palco, ribaltano il cimitero del rock, trasformando la vecchiaia nell’ultimo avamposto del cool. La loro moneta — un mix di zampate sporche e sfacciataggine — resta l’unico investimento a prova di apocalisse. Quando pubblicarono Beggars Banquet nel ‘68, il disco in cui erano incise Sympathy for the Devil e Street Fighting Man, la band scatenò un banchetto leggendario.
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Tra i fumi del party, i cronisti dell’epoca ricordano ancora Mick Jagger spiaccicare una torta in faccia a Brian Jones, anima inquieta del gruppo, già ai margini. Dopo il tour 50 & Counting, nel 2021 la rock band ha affrontato il colpo più duro: la scomparsa del batterista Charlie Watts. Allo stordimento, i Rolling Stones hanno risposto con Hackney Diamonds, primo album di tracce originali in diciott’anni (A Bigger Bang era del 2005, seguito da Blue & Lonesome di sole cover).
Solo un mese fa, ecco apparire un gruppo chiamato The Cockroaches — pseudonimo usato dagli Stones per due esibizioni segrete al El Mocambo di Toronto, nel ‘77 — con tanto di poster a Camden Town. Il singolo, Rough and Twisted, uscito in vinile “white label”, porta con sé il ruggito di Mick. Da quel momento, il ritorno è ufficiale.
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Foreign Tongues ha preso vita in meno di un mese ai Metropolis Studios di West London, include una partecipazione di Charlie Watts (dalle sue ultime sessioni di registrazione) e contributi di Paul McCartney, Robert Smith dei The Cure e Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers. In copertina, un dipinto realizzato dal pittore Nathaniel Mary Quinn, noto per ricomporre i frammenti di un’identità spezzata in “mappe emotive di ciò che resta quando tutto il resto sparisce”.
Si è scritto che la storia dei Rolling Stones sia un computo di “calci nei denti”. Quando lo incontriamo al photo call, Jagger ci sorride sopra: «La forma fisica mi è stata “iniettata” fin da piccolo. Prima dei tour correvo 15 chilometri al giorno, praticavo danza e kickboxing». Con questa stessa euforia si è chiuso ai Metropolis di Londra. Lontani i tempi in cui dichiarava che avrebbe preferito morire piuttosto che cantare Satisfaction a quarantacinque anni. «Siamo più veri che mai. Niente di ciò che facciamo è generato al computer. Il mio spirito-guida Hank Williams, leggenda del country, è la stella polare».
E Keith Richards aggiunge: «Abbiamo qualcosa di indistruttibile dentro di noi. Per me sta tutto nella gioia di fare musica. Sono grato di poter suonare ancora, e che duri a lungo». La stagione di You can’t always get what you want, contrappunto rock perfetto alla Savings Bank, è di nuovo alle porte. Nel tempio dei desideri senza fine, i Rolling Stones tornano a ricordarci, come nel ‘69, che “non puoi sempre avere quello che vuoi, ma se ci provi, a volte trovi ciò di cui hai bisogno”.