“Davis ha saputo captare le idee che erano nell’aria, ha visto quali avevano un futuro e ha capito cosa poteva farne”. La definizione di Miles Davis, che il 26 maggio avrebbe compiuto cento anni, inventata da James Lincoln Collier, riassume in poche battute l’eccezionale capacità di in gigante della musica del Novecento di inventare nuovi linguaggi trasformando la grammatica delle esperienze precedenti. Per celebrare il centenario della nascita di Davis sono arrivati in libreria due volumi dedicati alla vita e al genio di un musicista capace di cambiare tutto.
In Miles Davis – 65 vite dalla A alla Z (Arcana) Guido Michelone, uno dei maggiori esperti italiani di Miles, ha affrontato la gigantesca opera del trombettista con un metodo quasi enciclopedico, dividendo in 65 voci/capitoli (numero corrispondente all’età di Davis) le diverse imprese estetico-culturali del protagonista aprendo finestre su luoghi, dischi, brani, concerti, aspetti caratteriali e psicologici che via via portarono Miles alla fama mondiale: partito sotto l’ala protettiva di Charlie Parker, poi di Gil Evans nonché del produttore Teo Maceo, grazie ai due quintetti (prima John Coltrane, quindi Wayne Shorter come “spalle”) stimolò la fantasia di una cerchia di intellettuali, Davis fu capace di arrivare al grande pubblico con la “svolta elettrica”, avvicinandosi, in ultimo, addirittura alla pop music. L’autore, prolifico jazzologo, setaccia l’immensa discografia (anche postuma con recenti edizioni) per raccontare un inedito Miles Davis in ordine alfabetico.
John Vignola, giornalista e conduttore radiofonico di alto profilo, è invece l’autore di Esercizi di metamorfosi. Le molte vite musicali di Miles Davis (Rai Libri). Un viaggio attraverso le svolte decisive della carriera di Miles Davis, intesa come una serie di snodi in cui la musica prodotta – e quella che nasce e si sviluppa intorno a lui – cambia radicalmente direzione. Dal cool jazz della fine degli anni Quaranta al quintetto allargato che dà corpo al jazz modale negli anni Cinquanta, passando per le suggestioni orchestrali e mediterranee della collaborazione con Gil Evans (Porgy and Bess, Sketches of Spain), fino alla svolta di Bitches Brew, all’elettronica e al pop degli anni Settanta e Ottanta.
A completare il racconto, le testimonianze di due grandi trombettisti jazz italiani che a Davis devono l’amore per il genere e l’ispirazione nelle loro composizioni: Enrico Rava e Fabrizio Bosso. Non una biografia né un’analisi tecnica del suono, bensì una serie di illuminazioni e suggestioni che raccontano dischi e brani indimenticabili, parti essenziali della storia musicale del Novecento.