✕

Tiziano Ferro: “Mi manca l’Italia ma è indietro sui diritti. Sanremo? Ci tornerei”

Ascolta l'audio

Dopo tre anni torna in tour, al via stasera da Lignano. E sta lavorando al film tratto dal suo romanzo “La felicità al principio”
3 minuti di lettura

La canzone che lo emoziona sempre è Sere nere. «È arrivata ovunque, non so cosa l’abbia fatta diffondere così, forse sono stati i social a renderla virale». Ci sarà anche nella scaletta dei concerti del nuovo tour di Tiziano Ferro “Stadi26”, che parte stasera da Lignano Sabbiadoro e prevede altri 11 appuntamenti in giro per l’Italia con oltre 400.000 biglietti già venduti. Un tour che arriva dopo l’uscita della versione deluxe di Sono un grande, album pensato come una specie di pubblica confessione. Mentre parla, Ferro ha in mano un piccolo strumento che serve a allenare il respiro. Racconta anche che sarà seguito da una terapeuta e da un logopedista per tutta la durata del tour.

Il tour è stato pensato per celebrare i 25 anni di “Xdono”. Lei si è perdonato?

«Devo ricordarmi di farlo perché fa bene, non è un monito, lo vivo come un suggerimento. Però lo faccio, sono molto indulgente. Scrivo un diario da quando avevo 16 anni, quando scrivi lasci da parte il tuo ego e questo ti impedisc…

La canzone che lo emoziona sempre è Sere nere. «È arrivata ovunque, non so cosa l’abbia fatta diffondere così, forse sono stati i social a renderla virale». Ci sarà anche nella scaletta dei concerti del nuovo tour di Tiziano Ferro “Stadi26”, che parte stasera da Lignano Sabbiadoro e prevede altri 11 appuntamenti in giro per l’Italia con oltre 400.000 biglietti già venduti. Un tour che arriva dopo l’uscita della versione deluxe di Sono un grande, album pensato come una specie di pubblica confessione. Mentre parla, Ferro ha in mano un piccolo strumento che serve a allenare il respiro. Racconta anche che sarà seguito da una terapeuta e da un logopedista per tutta la durata del tour.

Il tour è stato pensato per celebrare i 25 anni di “Xdono”. Lei si è perdonato?

«Devo ricordarmi di farlo perché fa bene, non è un monito, lo vivo come un suggerimento. Però lo faccio, sono molto indulgente. Scrivo un diario da quando avevo 16 anni, quando scrivi lasci da parte il tuo ego e questo ti impedisce di piangerti addosso».

Ha detto che al suo pubblico vuole regalare sempre la verità. Qual è la sua verità oggi?

«Sono sempre sincero, non sono criptico, parlo a alta voce, non lascio sospesi. Ho sempre fatto così. Ho sempre parlato di cose profondamente personali. Sono Tiziano Ferro sul palco e fuori».

Il palco è anche un luogo dove si affrontano temi importanti. Cosa pensa delle affermazioni di De Gregori, che prende le distanze da chi si schiera politicamente?

«Ho iniziato a fare musica perché era l’unico modo che conoscevo per parlare alle persone intorno a me. È stata la mia prima forma di linguaggio, poi è diventata un ponte, uno sfogo. E se prima il palco era un luogo sacrissimo, al limite dell’ansia, oggi è il mio day off dalla vita. Ed è ammesso solo chi vuole ascoltare le mie canzoni. Adesso ho imparato a dire le cose a parole. Per quanto riguarda De Gregori, io ho sempre preso posizione nelle mie canzoni. Penso ad esempio a Perverso. Ora sono arrivato ad un’età che mi porta a esprimermi in maniera più diretta. Prima dicevo: non se ne può più. Adesso direttamente vaffanculo (in Xverso c’è la frase “vaffanculo ai fasci, ndr)».

Come vive il rapporto con l’Italia?

«Mi manca l’Italia, vivo in America da rifugiato per i noti problemi con i miei figli e se potessi non vivrei lì. Ho seguito un progetto che non è andato bene e sono rimasto incastrato. Non mi piace la deriva dei diritti che ha preso il nostro Paese, ma c’è da dire che quello che succede in strada è molto diverso da quello che leggiamo o vediamo in tv. Nonostante tutto, credo che su certi temi stiamo andando meglio di spagnoli e inglesi, per dire».

Cosa le dispiace di più di quello che vede qui?

«Quando penso che qui i miei figli hanno meno diritti degli altri bambini, mi incazzo e dico la mia. Non perché mi metta in cattedra o debba insegnare qualcosa, piuttosto mi sto mettendo a nudo».

Nel suo ultimo disco ha coinvolto molti artisti più giovani. Cosa ha imparato da loro?

«Io ascolto tutta la musica. E dai ragazzi imparo molto. Quando ero agli inizi, e la musica era tutto, ho cercato di collaborare con artisti più grandi ma non ci riuscivo. Non che venissi snobbato, ma non c’era questa abitudine. E guardando a quello che succedeva in America, dove i duetti già erano molto diffusi, pensavo che fossero poco furbi: “Ma come? Avete uno che funziona e non volete le mie melodie”. Non capivo. Da grande ho cercato di fare diversamente. I giovani mi riportano ai miei esordi, quando sei totalmente immerso nella musica. Crescendo, quella modalità cambia ma quella febbre mi manca, gliela rubo, è contagiosa».

Li porterà sul palco?

«Tutti: Lazza sarà il 6 a Milano, Shiva e Ditonellapiaga il giorno dopo sempre a San Siro. Giorgia e Arieteci saranno in altre date, dobbiamo capire quando».

Lei è abituato agli stadi: ha dato consigli ai suoi colleghi più giovani che a volte finiscono per vivere quei palchi come un’ossessione?

«Me li proponevano anche molto prima che avessi la struttura per farli, un paio di volte ho detto no. Gli impresari fanno il loro mestiere e ti coinvolgono in imprese gigantesche ma gli artisti non pronti si trovano a guidare una Ferrari senza avere ancora la patente. Quello che dico loro è: attenti, perché lo stadio non è un club, ascoltate la vostra verità».

Che spettacolo vedremo?

«Meno acrobazie, non ho più l’età. Però avrò un corpo di ballo e anche io mi muoverò molto. Ci sarà uno schermo gigantesco, tecnologia ma niente IA: quella dovrebbero impiantarla

a me. Ormai non mi ricordo più i testi e uso la mia voce nell’auricolare per suggerirmi».

Tornerà a Sanremo?

«Mi piacerebbe partecipare in gara ma solo con la canzone giusta».

Dopo il tour, il film tratto dal suo romanzo “La felicità al principio”.

«Abbiamo appena finito di scrivere la sceneggiatura, entrerà in produzione l’anno prossimo. Alla regia ci sarà Francesco Amato (Imma Tataranni).Mi piacerebbe da morire avere Riccardo Scamarcio come protagonista. Ma anche Alessandro Borghi».

Leggi i commenti