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La missione di Donatella Rettore: “Resto una provocatrice”

11/01/2025 Roma. Rai1. Spettacolo televisivo Ora o mai piu’ terza edizione. Nella foto Donatella Rettore 

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L’anticipo sui tempi, gli eredi artistici e la malattia. La pop star italiana si racconta prima dei suoi concerti estivi, tra cui il Festival Musica Bella
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Lamette era un inno al suicidio ispirato dal senso dell’onore della cultura giapponese: «Avercene, in Italia». Splendido splendente ironizzava sui continui ritocchi per somigliare alle dive. «Ora siamo messi peggio: avevo visto il futuro». A settant’anni Donatella Rettore ruggisce ancora. Si sente capita? «Dagli intelligenti, sì. Ma sono sempre meno». E sottovalutata? «Tanto. Era il 1976, sfondai all’estero, con Lailolà, prima che da noi. Nessuno è profeta in patria, mi rivaluteranno da morta». C’è tempo. «Chi lo sa». Ride. «Provocare e riderci su è la mia missione».

Il personaggio è questo, talmente irregolare da essere ancora incompreso, e grande da finire ogni tanto in cortocircuito. Tipo qui: il 26 giugno è ospite del Festival Musica Bella, la rassegna dedicata a Gianni Bella – a Piazza Mazzini a Montechiarugolo, Parma – aperta ai cantautori emergenti, lei che con Marcella, sorella del decano della canzone italiana …

Lamette era un inno al suicidio ispirato dal senso dell’onore della cultura giapponese: «Avercene, in Italia». Splendido splendente ironizzava sui continui ritocchi per somigliare alle dive. «Ora siamo messi peggio: avevo visto il futuro». A settant’anni Donatella Rettore ruggisce ancora. Si sente capita? «Dagli intelligenti, sì. Ma sono sempre meno». E sottovalutata? «Tanto. Era il 1976, sfondai all’estero, con Lailolà, prima che da noi. Nessuno è profeta in patria, mi rivaluteranno da morta». C’è tempo. «Chi lo sa». Ride. «Provocare e riderci su è la mia missione».

Il personaggio è questo, talmente irregolare da essere ancora incompreso, e grande da finire ogni tanto in cortocircuito. Tipo qui: il 26 giugno è ospite del Festival Musica Bella, la rassegna dedicata a Gianni Bella – a Piazza Mazzini a Montechiarugolo, Parma – aperta ai cantautori emergenti, lei che con Marcella, sorella del decano della canzone italiana in questione, ha litigato a Sanremo 1986, in gara insieme con Amore stella. È storia. «Ma nel 2019 abbiamo fatto pace. Sono così: con gli amici prima mi scorno, poi mi trovo». Con Gianni è diverso: «Lo conobbi nel 1980, mi presentò i figli piccoli, adoravano Kobra». La canzone era un doppio senso, un’altra. «Però sui bambini ho un ascendente di cui vado fiera. Tuttora, quando canto, mi diverte troppo vederli».

Su questa «antidiva veneta» nata «per miracolo» da genitori che non riuscivano ad avere figli, che tra gli anni Settanta e Ottanta ha rivoluzionato i costumi del nostro Paese (sesso, provocazioni varie, punk), non tramonta mica il sole, lo dicono le continue riscoperte di questi anni, tre volte all’Ariston dal 2021 a oggi, tra cui quella di Chimica con Ditonellapiaga (2022).

Con Ditonellapiaga al Festival di Sanremo del 2022

 

«È la mia erede, ma mi piacciono anche Achille Lauro e Annalisa. Il punto è che i brani ormai sono un sottofondo, anche in radio. Non c’è cultura musicale, ci siamo imbarbariti». Chiamata al Festival Musica Bella a fare da chioccia agli esordienti, insegnerà loro la ribellione, del resto «ribelle» è l’aggettivo che più ricorre quando si parla di lei. O no? «No, non ho mai neanche preso un multa. Solo che se so di avere ragione, mi faccio valere». Forse resta solo una donna forte delle proprie idee.

«Da sempre è dura per noi: un discografico, non ne farò il nome, da giovane mi disse che preferiva la voce maschile, a prescindere. Siamo ancora lì, purtroppo». In mezzo, i social. «Critiche su critiche, gratuite e cattive. Io ho vissuto varie crisi, nel 1984, all’apice del successo, mi diagnosticarono la talassemia, per cui sono ancora in cura. Neanche il successo fu facile da gestire, mi richiedevano ovunque. Ho rallentato per scelta mia, anni fa. E nel 2020 ho avuto un tumore al seno, da cui il mio aspetto fisico è cambiato e ancora ne soffro. Per avere successo e stare al passo ce ne vuole uno bestiale, che io non ho mai avuto. Se ci fossero stati i social… capisco gli artisti in burnout, sarei così». Meglio battitrice libera, allora. E ancora. Alla sé bambina, «all’inizio chiamata nei programmi per pietà» e che poi con Kobra ha sedotto e morso tutti, direbbe di rifare «tutto così, litigate comprese». Ai giovani, «di venerare la musica, di non ridurla a sottofondo». Lei, nel dubbio, non ci è mai diventata.

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