Achille Lauro all’Olimpico, la sua gente e la magia di Roma: “Io sono come voi”
di Andrea SilenziUno spettacolo in quattro atti accompagnato da un documentario che racconta il viaggio dei “comuni immortali” dal paradiso dell’Eden al loro arrivo sulla Terra, con Celeste Dalla Porta (protagonista di Parthenope di Paolo Sorrentino) nel ruolo di Eva. Partiamo dalla fine: il primo stadio Olimpico di Achille Lauro (il secondo è previsto il 30 giugno del 2027 ed è già sold out: si raddoppia il primo luglio) è quello che verrà ricordato anche per il duetto con Antonello Venditti, «che rappresenta la nostra adolescenza e che è un simbolo di Roma». Un testacoda generazionale che si materializza sul palco in Che tesoro che sei, brano in uscita venerdì, e in Notte prima degli esami.
Achille Lauro conquista l'Olimpico: in 60mila per il suo debutto allo stadio: "Abbracciami Roma"
Tra i 60.000 presenti quel testacoda è già una realtà consolidata: Lauro è un fenomeno artistico che …
Uno spettacolo in quattro atti accompagnato da un documentario che racconta il viaggio dei “comuni immortali” dal paradiso dell’Eden al loro arrivo sulla Terra, con Celeste Dalla Porta (protagonista di Parthenope di Paolo Sorrentino) nel ruolo di Eva. Partiamo dalla fine: il primo stadio Olimpico di Achille Lauro (il secondo è previsto il 30 giugno del 2027 ed è già sold out: si raddoppia il primo luglio) è quello che verrà ricordato anche per il duetto con Antonello Venditti, «che rappresenta la nostra adolescenza e che è un simbolo di Roma». Un testacoda generazionale che si materializza sul palco in Che tesoro che sei, brano in uscita venerdì, e in Notte prima degli esami.
Achille Lauro conquista l'Olimpico: in 60mila per il suo debutto allo stadio: "Abbracciami Roma"
Tra i 60.000 presenti quel testacoda è già una realtà consolidata: Lauro è un fenomeno artistico che non ha un’età, intorno a lui si agitano persone di età diverse e il segreto, secondo l’artista romano «è la sincerità delle canzoni, la mia fortuna è stata quella di crescere tra la gente. Anzi, io sono la gente». Lui e Venditti sono figli di Roma e l’apertura di questo concerto è dedicato alla città: quando Lauro compare sul palco vestito di bianco per cantare Amor il boato è potente, molto simile a quello riservato agli eroi del calcio che solitamente popolano questo spazio. Non c’è tempo di riprendere fiato e parte la sequenza killer di Bam bam twist, Dannata San Francisco e 1969.
Fin dalle prime battute, l’artista romano trasmette la sua emotività puntando forte sulla musica e poco sulle diavolerie tecnologiche: gli schermi alle sue spalle sono appendici narrative di una storia fatta di polaroid sentimentali, scattate in una dimensione dove il tempo è solo un’illusione. La scaletta di un concerto che supera le due ore di durata è piena di saliscendi emotivi: dopo Senza una stupida storia, La via dei guai e Marilù - dedicata a tutte le donne - arriva Perdutamente, che a Sanremo Lauro aveva dedicato alle vittime di Crans-Montana e che la mamma di uno dei ragazzi, Achille Barosi, aveva cantato accanto alla bara del figlio. In un incontro con la stampa prima del concerto, l’artista ha fatto sapere che i genitori di Barosi saranno presenti al concerto di Milano.
Parlando di lui, Venditti lo aveva definito “un’installazione”, ma il progetto artistico di Achille Lauro vive di improvvise accelerazioni sentimentali: canta Cristina, dedicata a sua madre, poi Walk of fame, Me ne frego (che non è affatto un richiamo al Ventennio: «Basta ascoltare le mie canzoni per capire quanto sia distante da quel mondo», aveva detto a Repubblica), e poi arrivano i pezzi da antologia. Amore disperato, Rolls Royce, Città degli angeli sono rappresentazioni della contemporaneità urbana che la gente accoglie, canta, urla, balla perché entrate in quel vissuto quotidiano che oscilla tra romanticismo, accenti pasoliniani e sottile disperazione.
Lui dice di «cercare progetti artistici in cui occuparmi di tutto, idee che possano trasporre agli altri quello che ho in mente, senza seguire il marketing o le richieste del mercato» e questo show è pensato per illustrare un percorso che lo ha portato a cercare tante soluzioni diverse: «Anche quando non siamo stati premiati abbiamo imparato cose che ci sono state utili per il nostro percorso», confessa prima dello show, accantonando per ora progetti cinematografici e annunciando una pausa di sei mesi prima dei concerti negli stadi del 2027 che utilizzerà per ascoltare musica in giro per il mondo. E poi confessa di pensare le scalette dei concerti di notte, affidandosi all’istinto, «tanto poi è quando sei in scena che capisci cosa funziona di più e cosa di meno».
Deve avere ragione, perché il palco si accende con Domenica, 16 marzo, Maleducata, Pessima, Cadillac. C’è il glamour di Bulgari e le potenti sonorità urban di Thoiry, che rimandano indietro nel tempo. Lauro – che ha lasciato la giuria di X Factor - racconta di avere idee per uno spettacolo televisivo («per ora niente di confermato, se andrà in porto qualcosa sarà un progetto artistico, qualcosa che mi rappresenti con le personalità con cui mi interessa collaborare»), accantona per ora le idee legate al cinema, conferma il suo forte interesse per la moda ma è il racconto musicale che lo fa amare dal suo pubblico: La bella e la bestia, Comuni immortali, In viaggio verso il paradiso anticipano il trionfale ingresso di Venditti. Si chiude con C’est la vie e Incoscienti giovani. Quelli che cadono dall’Eden per affrontare la vita. Gli stessi che lo acclamano su quel grande palcoscenico inevitabilmente sospeso tra Montesacro e Fontana di Trevi. Loro sì che vivono un po’ all’inferno, ma perché non smettono di sognare il paradiso.