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Ossessione tormentoni, chi resta fuori è perduto

Serena Brancale 
Da Annalisa a Gabbani, torna inesorabile la stagione della musica di consumo, tra ritmi latin e ritornelli martellanti
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Ma all’estero c’è la stessa ossessione che c’è da noi per i tormentoni estivi? Forse negli altri Paesi si limitano a inseguire le ombre suggerite da TikTok, microfibre di canzoni utilizzate nei modi più vari. Da noi tutti ormai lo negano (“ma no, il tempo dei tormentoni è finito, adesso facciamo altro”), poi ascolti i brani con più stream e quella modalità affiora, prende corpo, si ingigantisce. La negazione, o forse un atto mancato, una dimenticanza più o meno consapevole, come se prendesse il sopravvento un riflesso condizionato immarcabile.

Samurai Jay 

Così, dando un’occhiata a quella classifica di stream, ci si accorge che lo stile latin (che fa tanto estate, ma per decenni era estate pure senza, vai a capire) è dominante: grandi numeri per Fred De Palma con Anitta e Emis Killa con La testa gira, per Serena Brancale con Delia e Levante con Al mio paese, per Flamenco paranoia di Samurai …

Ma all’estero c’è la stessa ossessione che c’è da noi per i tormentoni estivi? Forse negli altri Paesi si limitano a inseguire le ombre suggerite da TikTok, microfibre di canzoni utilizzate nei modi più vari. Da noi tutti ormai lo negano (“ma no, il tempo dei tormentoni è finito, adesso facciamo altro”), poi ascolti i brani con più stream e quella modalità affiora, prende corpo, si ingigantisce. La negazione, o forse un atto mancato, una dimenticanza più o meno consapevole, come se prendesse il sopravvento un riflesso condizionato immarcabile.

Samurai Jay 

Così, dando un’occhiata a quella classifica di stream, ci si accorge che lo stile latin (che fa tanto estate, ma per decenni era estate pure senza, vai a capire) è dominante: grandi numeri per Fred De Palma con Anitta e Emis Killa con La testa gira, per Serena Brancale con Delia e Levante con Al mio paese, per Flamenco paranoia di Samurai Jay (che continua a imperversare con la sanremese Ossessione) e Vito Salamanca, per Cabana di Irama reduce dal suo primo San Siro.

Annalisa 

Abbiamo pensato, sbagliando, che Annalisa avesse abbassato la guardia con Canzone estiva, ascoltatissima da settimane, ma si scopre che non si tratta di quello che apparentemente sembra. Poi c’è chi si affida al pezzo forte restando nel proprio perimetro: i Pinguini Tattici Nucleari con Sorry scusa lo siento (lo spagnolismo nel titolo però c’è), Francesco Gabbani con Summer funk, Gaia con Bossa nostra, perché i richiami brasiliani sono nel suo dna. Anche Angelina Mango e Marco Mengoni con Canto d’amore restano nel solco della stessa Angelina così come Jovanotti e Alfa con Buon vento non vanno su terreni sconosciuti. Ma non è l’elenco dei buoni e dei cattivi che cambia un quadro che sembra pieno di colori a volte un po’ posticci. Il contenuto di molte di queste canzoni sembra sigillato a quel senso di euforia un po’ forzata che trasmette la musica. Colonne sonore da selfie col bicchiere in mano, mare sullo sfondo, magari un tramonto dritto sulla spiaggia. Niente ansia, o forse un’ansia al contrario: se non ti diverti sei fuori.

Angelina Mango e Marco Mengoni 

Il problema resta sempre lo stesso: va bene tutto, ma in quanti vogliono bene davvero alla musica? La nostra industria musicale (o quello che ne rimane) gira su due eventi: Sanremo e l’estate. Chi resta fuori è perduto. Il tutto accompagnato dai tanti cantagiri che animano i palinsesti tv dei mesi caldi con una compagnia di artisti che sottolineano, una volta di più, l’esistenza dei loro tormentoni, veri o involontari. Si balla, si frammenta tutto sui social, autoscatti col selfie stick. E tanto peggio per chi sceglie la vacanza in montagna, dove certe suggestioni non sono adatte ai panorami. Bruno Martino odiava l’estate. Oggi impazzirebbe.

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