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Tornano gli Yes con “Aurora”, ma il prog è senza vertigini

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La recensione / Esce il nuovo disco della storica band guidata da Steve Howe, che prova a tenere vivo il mito degli anni Settanta
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Campioni di longevità, gli Yes sono tra gli ultimi testimoni dell’età dell’oro del progressive. In realtà, della formazione dei primi 70 è rimasto il solo Steve Howe, che si è incaricato di portare il testimone di una sigla che negli anni Settanta ha fatto la Storia.

Aurora arriva a tre anni di distanza da Mirror in the sky : della attuale formazione fanno parte, oltre a Howe, l’ex Buggles Geoff Downes, il cantante Jon Davison (per i fan, il più credibile tra i tanti sostituti della voce per eccellenza Jon Anderson), il bassista Billy Sherwood e il batterista Jay Schellen. La band ha trovato un’intesa, visto che contrariamente alle abitudini di casa Yes è rimasta inalterata da qualche anno, e l’impronta progressive è molto facile da individuare. Ovvio che la prepotenza virtuosistica degli anni 70 sia inevitabilmente scemata e che la scintilla creativa di quella fase sia solo un ricordo.

Gli Yes, più di altri gruppi dell’epoca, vivono sempre in bilico tra l’istinto di reiterare quell…

Campioni di longevità, gli Yes sono tra gli ultimi testimoni dell’età dell’oro del progressive. In realtà, della formazione dei primi 70 è rimasto il solo Steve Howe, che si è incaricato di portare il testimone di una sigla che negli anni Settanta ha fatto la Storia.

Aurora arriva a tre anni di distanza da Mirror in the sky : della attuale formazione fanno parte, oltre a Howe, l’ex Buggles Geoff Downes, il cantante Jon Davison (per i fan, il più credibile tra i tanti sostituti della voce per eccellenza Jon Anderson), il bassista Billy Sherwood e il batterista Jay Schellen. La band ha trovato un’intesa, visto che contrariamente alle abitudini di casa Yes è rimasta inalterata da qualche anno, e l’impronta progressive è molto facile da individuare. Ovvio che la prepotenza virtuosistica degli anni 70 sia inevitabilmente scemata e che la scintilla creativa di quella fase sia solo un ricordo.

Gli Yes, più di altri gruppi dell’epoca, vivono sempre in bilico tra l’istinto di reiterare quell’ispirazione barocca e pomposa, che oggi risulterebbe imbarazzante, e la necessità di essere eleganti, ispirati e credibili rispetto all’oggi . Il risultato è un ibrido che rischia di scontentare tutti: i fan della prima ora li troveranno troppo inquinati, quelli più giovani potrebbero smarrirsi nei vicoli di uno stile piacevole e ben suonato ma un po’ fine a se stesso. La tecnica, ormai lo abbiamo imparato non è tutto.

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Aurora

Yes

Voto: una stella e mezzo

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