Beatles e Rolling Stones, grandi rivali e veri amici
di Gino CastaldoPaul McCartney e Mick Jagger in uno scatto dell'agosto 1967
C’era una volta... ma la cosa più incredibile di tutte è che c’è ancora, sopravvive, al di là di ogni logica e prevedibilità, la giocosa, presunta, comunque archetipica, rivalità tra due gruppi che sembravano voler a tutti i costi incarnare i modelli opposti dell’apollineo e del dionisiaco, senza averne coscienza ma spartendosi abilmente le caratteristiche attribuite alle due divinità, i Beatles con quella magia incantata ed euforica di bellezza e gli Stones dediti al rito pagano del concerto, primi assoluti sacerdoti della possessione rock. Parliamo di preistoria, di sessanta e più anni fa, del big bang che è all’origine della musica moderna, eppure sono ancora lì a fronteggiarsi con la sublime ironia di chi è oltre l’orizzonte del monumento.
Paul Mc Cartney e Gerorge Harrison al Vigorelli
Paul McCartney, ovvero quello che rimane dei Beatles, e gli Stones, nella formazione degli highlande…
C’era una volta... ma la cosa più incredibile di tutte è che c’è ancora, sopravvive, al di là di ogni logica e prevedibilità, la giocosa, presunta, comunque archetipica, rivalità tra due gruppi che sembravano voler a tutti i costi incarnare i modelli opposti dell’apollineo e del dionisiaco, senza averne coscienza ma spartendosi abilmente le caratteristiche attribuite alle due divinità, i Beatles con quella magia incantata ed euforica di bellezza e gli Stones dediti al rito pagano del concerto, primi assoluti sacerdoti della possessione rock. Parliamo di preistoria, di sessanta e più anni fa, del big bang che è all’origine della musica moderna, eppure sono ancora lì a fronteggiarsi con la sublime ironia di chi è oltre l’orizzonte del monumento.
Paul Mc Cartney e Gerorge Harrison al Vigorelli
Paul McCartney, ovvero quello che rimane dei Beatles, e gli Stones, nella formazione degli highlander rimasti sul ponte di comando, il triumvirato di ferro costituito da Mick Jagger, Ron Wood e Keith Richards. La battuta più bella di questi giorni di musica è stata quella di Paul McCartney che ha raccontato di essere tornato a casa e alla domanda di rito del tipo “come è andata la giornata?” ha risposto candidamente: “Oh nulla di che, ho suonato con i Rolling Stones”, come se non stesse stuzzicando decadi di fantasie sulla infinita rivalità tra le due band. Ma è anche una notizia. Alla fine è successo. Macca è nel nuovo disco degli Stones ed è appena uscito col suo dolente e umanissimo album The boys of Dungeon Lane, che comprende un duetto con Ringo, l’amabile Ringo, ed evoca un’epoca addirittura precedente all’incontro con gli Stones, un’era pre-Beatles.
Jagger sembra abbia inventato un elisir di lunga vita, Keith Richards, che alla sua età ci è arrivato aggrappandosi alla chitarra elettrica con artigli da demonio, a un intervistatore che ingenuamente gli chiedeva di rivelare, se c’era, il suo segreto, ha risposto: “E nel caso... pensi che verrei a raccontarlo a te?” e poi per spiegare come si fa a salire ancora oggi su un palco ha precisato che l’imperativo è sempre lo stesso: vai in scena e “kick some ass”, che per pudore non traduciamo. Insomma è una favola, la favola del rock per eccellenza, una storia di amici, come in realtà sono sempre stati, fin da quando all’inizio furono proprio i Beatles a indirizzare gli Stones verso la Decca, la loro prima casa discografica. Sembra che sia arrivato il momento di chiudere i tanti cerchi che sono stati aperti nel corso del tempo.
McCartney è andato da Colbert per la sua ultima puntata del 22 maggio, giusto per lasciare una piccola impronta di militanza anti-Trump, regalandogli una chiusa inestimabile, ovvero una sua versione di Hello Goodbye suonata nello studio di Colbert che guarda caso si chiama Ed Sullivan theatre, ed è esattamente quello dove i Beatles si esibirono al loro trionfale arrivo in America nel 1964.
Ieri ricorreva l’anniversario del primo esperimento di globalizzazione, la Mondovisione del 25 giugno 1967. L’Inghilterra chiese ai Beatles di immaginare una nuova canzone. Loro cantarono All you need is love, e nello studio c’era anche Mick Jagger perché la vera protagonista della fiaba è sempre stata l’amicizia.