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I Muse sono ancora in viaggio, il nuovo album è “The Wow! Signal”

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Recensione \ La band di Matt Bellamy mette insieme arrangiamenti saturi e cori da Chiesa, sintetizzatori e chitarre distorte
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Nella stragrande maggioranza dei casi, il giudizio sui Muse è quanto di più divisivo possa esistere in ambito rock: o li ami o li detesti. Pomposi, eccessivi, barocchi, pervicacemente prog sono alcuni dei presunti difetti imputati alla band britannica. I fan, ovviamente, trasformano tutto questo in pregi. Di sicuro, i Muse non passano inosservati: sono visionari, distopici, capaci di teorie stravaganti (il concept del 2009, The resistance, era un tentativo di risvegliare le pecore umane vittime del consumismo) e di melodie ampollose.

The Wow! Signal era un segnale radio a banda stretta rilevato dal radiotelescopio Big Ear dell’Ohio State University nell’agosto del 1977. La sua intensità era tale e la sua frequenza così misteriosa che fu attribuita a degli alieni. Il disco però nasconde tra le sue pieghe qualcosa di molto meno misterioso di un suono che arriva dallo spazio: è la riflessione sulla fine di una lunga relazione, quella tra il leader della band Matt Bellamy e la modella Ell…

Nella stragrande maggioranza dei casi, il giudizio sui Muse è quanto di più divisivo possa esistere in ambito rock: o li ami o li detesti. Pomposi, eccessivi, barocchi, pervicacemente prog sono alcuni dei presunti difetti imputati alla band britannica. I fan, ovviamente, trasformano tutto questo in pregi. Di sicuro, i Muse non passano inosservati: sono visionari, distopici, capaci di teorie stravaganti (il concept del 2009, The resistance, era un tentativo di risvegliare le pecore umane vittime del consumismo) e di melodie ampollose.

The Wow! Signal era un segnale radio a banda stretta rilevato dal radiotelescopio Big Ear dell’Ohio State University nell’agosto del 1977. La sua intensità era tale e la sua frequenza così misteriosa che fu attribuita a degli alieni. Il disco però nasconde tra le sue pieghe qualcosa di molto meno misterioso di un suono che arriva dallo spazio: è la riflessione sulla fine di una lunga relazione, quella tra il leader della band Matt Bellamy e la modella Elle Evans, che ha fatto ritrovare il musicista di fronte a un profondo ignoto che non provava da decenni. Per raccontare questo, i Muse si astraggono dalla dimensione più terrena mettendo insieme arrangiamenti saturi, cori da chiesa, sintetizzatori e chitarre che urlano, barocchismi, lampi onirici, suggestioni spaziali. Il conflitto tra fazioni non si risolverà, ma non era certo questa l’intenzione della band.

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