Spettacoli

Le divine melodie di Giovanni Rubinelli

Le divine melodie di Giovanni Rubinelli

In “Arias for Giovanni Rubinelli” il controtenore Filippo Minecciafa rivivere arie e duetti del cantante, notissimo castrato del 700 che si esibì anche alla Scala e alla corte di Württemberg

1 minuti di lettura

Nessuno saprà mai come cantassero i castrati. Se ne può avere un’idea frugando nel loro repertorio. Anche perché spesso i compositori confezionavano su misura le parti per i cantanti, cercando di valorizzarne i punti di forza. Non conosciamo molti dati biografici sul castrato Giovanni Rubinelli, da Salò, in carriera tra il 1765 fino alla soglia dell’Ottocento. Tuttavia attendibili testimoni d’epoca lo lodano. Per esempio il compositore Niccolò Jommelli, che lo volle con sé alla corte di Württemberg. Ed era nel cast per l’inaugurazione della Scala, anno 1778.

Invece a fine secolo, a Londra, lord Mount Edgcumbe nota che questo contralto è sfiorito, poco agile: tre decenni d’attività dovevano averlo usurato. Un’antologia di pezzi scritti per lui, o che comunque, benché concepiti per altri, si adattavano alla sua ugola, sta nel cd Arias for Giovanni Rubinelli (etichetta Glossa / Harmonia Mundi). Spesso bellissimi: arie e duetti di autori come Händel, Sacchini, Piccinni, Traetta, Salieri, Paisiello. Confermano ciò che le fonti attribuiscono alla sua “voce divinamente dolce”, consona a melodie distese, palpitanti di nobile semplicità, forse meno propensa al virtuosismo fiammeggiante. Il controtenore fiorentino Filippo Mineccia — con il gruppo Istante Collective e il soprano Alexandra Tarniceru — li fa rivivere, trovandosi a casa nelle melodie neoclassicheggianti di Rubinelli.

I commenti dei lettori