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Peppino di Capri, l’anti divo romantico e ironico nato nell’ombra dei night club

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Anche “Champagne”, il suo maggior successo era l’ennesimo tributo a quel mondo, a quell’atmosfera
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“Si me suonne int’o suonno che fai... nun è peccato” cantava con la garbata malizia di chi è cresciuto nei night club, in quel misto di romanticismo e peccaminoso che si consumava in quei locali all’ombra di notturne complicità si celebrava quel minimo di libertà che altrove era poco praticabile. Peppino di Capri, con quella sua simpatica faccia da antidivo, con gli occhialoni e il sorriso sghembo, nei night club si era formato. Capri e Ischia erano alla fine degli anni Cinquanta terre principesche di locali, e lì dentro prese forma uno stile preciso che, tra l’altro, ha dato un contributo non secondario alla nascita della canzone moderna, vedi Estate di Bruno Martino e altre perle d’epoca.

Bisognava essere cantanti “confidenziali”, come si diceva allora, traduzione alla buona del temine “crooner”, carezzevoli, suadenti, complici e quindi cantava Nun è peccato, scritta da uno dei maestri del “night” che era Ugo Calise, Malatia, “tu sì’ ‘na malatia, che me da ‘sta smania ‘e te vedé” e …

“Si me suonne int’o suonno che fai... nun è peccato” cantava con la garbata malizia di chi è cresciuto nei night club, in quel misto di romanticismo e peccaminoso che si consumava in quei locali all’ombra di notturne complicità si celebrava quel minimo di libertà che altrove era poco praticabile. Peppino di Capri, con quella sua simpatica faccia da antidivo, con gli occhialoni e il sorriso sghembo, nei night club si era formato. Capri e Ischia erano alla fine degli anni Cinquanta terre principesche di locali, e lì dentro prese forma uno stile preciso che, tra l’altro, ha dato un contributo non secondario alla nascita della canzone moderna, vedi Estate di Bruno Martino e altre perle d’epoca.

Bisognava essere cantanti “confidenziali”, come si diceva allora, traduzione alla buona del temine “crooner”, carezzevoli, suadenti, complici e quindi cantava Nun è peccato, scritta da uno dei maestri del “night” che era Ugo Calise, Malatia, “tu sì’ ‘na malatia, che me da ‘sta smania ‘e te vedé” e poi la splendida Nessuno al mondo, e ancora Luna Caprese, Voce e notte, che era un vecchio classico della canzone napoletana tornato a nuova vita.

(ansa)

Nato e morto a Capri, fedele al nome d’arte che aveva scelto e a quell’isola dov’è cresciuto e che guarda Napoli con l’alterigia dei faraglioni e da Napoli è guardata con ammirazione e orgoglio, di Capri ha sempre mantenuto una sorta di fedeltà a questa vocazione, pur essendo a suo modo un modernizzatore, per il semplice fatto che a Napoli e nelle isole c’era l’America, c’erano alla lettera gli americani, la base Nato, e gli artisti napoletani sono sempre stati portati a fondere con somma abilità il lessico locale con la musica americana, vedi Carosone o, molto più tardi, Pino Daniele.

Di Capri non faceva eccezione a questa regola aurea e si gettò con voracità sul twist, incidendo la hit americana Let’s twist again, e poi inventandone uno tutto suo, intitolato Saint Tropez twist, “a Saint Tropez la luna si desta con te, e balla il twist contando le stelle nel ciel”, dove ovviamente Saint Tropez va letta come se al suo posto ci fosse Capri. E in quanto modernista gli capitò di incrociare la storia perché fu preso come uno degli artisti che si esibirono prima dei concerti italiani dei Beatles. Allora si usava perché, incredibile che possa sembrare, il concerto dei Beatles durava appena mezz’ora. Non solo, di Capri riprese alcuni secondi della loro esibizione a Milano con una cinepresa super-8 e sono le uniche immagini in movimento, sebbene silenziose, di quel tour.

(ansa)

Pochi se lo ricordano ma è stato talmente autoironico da incidere un pezzo intitolato Ch’aggia fa’ che diceva “ch’aggia fa? se son brutto ch’aggia fa? Sono felice se questa notte ballerò cha cha cha”, ennesima celebrazione dei balli da night club, ma a pensarci bene anche quando tornò al successo con Champagne, era l’ennesimo tributo a quel mondo, a quell’atmosfera, una di quelle canzoni che entrano nella vita di tutti, di tutti i giorni, al punto che, a partire da oggi, ancor più di prima, non si potrà brindare con un bicchiere di champagne senza pensare a lui.

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