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Renzo Arbore: “Peppino di Capri, interprete elegante. Da giovani lo invidiavamo”

IPA474191 - LECCE - PREMIO BAROCCO - PEPPINO DI CAPRI RENZO ARBORE 

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Il ricordo dell’artista: “Nei locali, la Napoli borghese ballava i suoi successi. La mia canzone preferita? “Nun è peccato”
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Lo conoscevo da una vita, dai miei anni napoletani», racconta Renzo Arbore, «facevo il night club, come lui. Noi, i Four gentlemen, eravamo dilettanti, suoi epigoni. Abbiamo suonato anche nel locale di suo zio, al Number Two. Lo posso dire? Peppino di Capri era invidiatissimo da noi». Lo showman mette insieme i ricordi, che si mescolano anche alla vita privata: «Mio padre, che era dentista, aveva lo studio a Napoli con il dottor Gagliardi, il padre di Giuliana, la sua amatissima moglie».

Arbore, cos’aveva di speciale Peppino?

«Aveva fatto una piccola rivoluzione, la definisco la Nouvelle vague della canzone napoletana. Dopo quelle classiche, meravigliose, della tradizione, arrivò lui con le canzoni da night, che vuol dire ballabili. Aveva fatto una piccola gavet…

Lo conoscevo da una vita, dai miei anni napoletani», racconta Renzo Arbore, «facevo il night club, come lui. Noi, i Four gentlemen, eravamo dilettanti, suoi epigoni. Abbiamo suonato anche nel locale di suo zio, al Number Two. Lo posso dire? Peppino di Capri era invidiatissimo da noi». Lo showman mette insieme i ricordi, che si mescolano anche alla vita privata: «Mio padre, che era dentista, aveva lo studio a Napoli con il dottor Gagliardi, il padre di Giuliana, la sua amatissima moglie».

Arbore, cos’aveva di speciale Peppino?

«Aveva fatto una piccola rivoluzione, la definisco la Nouvelle vague della canzone napoletana. Dopo quelle classiche, meravigliose, della tradizione, arrivò lui con le canzoni da night, che vuol dire ballabili. Aveva fatto una piccola gavetta come pianista di pianobar, si cominciava così, e con i Rockers ebbe un successo straordinario».

Come lo definirebbe?

«L’interprete di una Napoli elegante, dolce, spiritosa e malinconica. Era una Napoli dove le ragazze che ballavano nei locali erano eleganti. Lui era il beniamino della borghesia di via dei Mille e del Vomero. Si andava dove c’era Peppino, tutti conoscevano a memoria le sue canzoni».

Cosa la emozionava?

«Era un grande interprete con una voce unica, quel modo personalissimo di cantare, come Don Marino Barreto. Sembrava una voce nasale, ma non lo era. Tutti quelli che facevano il night club nel napoletano, penso a Fred Bongusto, seguirono quello stile».

È stato suo ospite in tv.

«Ci confrontavamo sulla bellezza delle canzoni napoletane, lui aveva ereditato la passione dalla mamma, come me. E nel 1998 con l’Orchestra Italiana lo avevamo celebrato nella Piazzetta, per i suoi quaranta anni di carriera. C’era affetto, è stato il primo ad apprezzare le mie cose. Abbiamo fatto serate con lui, Renato Carosone , con Roberto Murolo. Ho le registrazioni private, sono bei ricordi».

La sua canzone preferita?

«Nun è peccato, non ho dubbi».

Nino D’Angelo ha dichiarato che “Peppino di Capri è un pezzo di Napoli senza tempo”.

«È così. Le sue canzoni sono entrate nel repertorio della canzone napoletana classica, stiamo lavorando alla candidatura dell’Unesco, Peppino entra di diritto. La canzone classica non finisce con Salvatore Di Giacomo. Ci sono i classici di Peppino e quelli di Pino Daniele».

Ha detto che quando suonava a Napoli lo invidiavate.

«Anche perché era molto corteggiato, faceva canzoni che entravano nel cuore delle ragazze. Un vero successo».

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