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Litfiba, il ritorno sul palco per i quaranta anni di “17 Re”

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A Rock in Roma 11mila fan hanno celebrato la band capitanata da Piero Pelù in un concerto senza nostalgia
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Non che ci fosse bisogno di chissà quale conferma. Che 17 Re dei Litfiba sia una pietra miliare del rock italiano è cosa nota, passata in giudicato. Ma il tour italiano con cui la band di Piero Pelù e Ghigo Renzulli sta celebrando il quarantennale dell’album è la certificazione definitiva di classicità raggiunta. Perché come ogni forma “classica” le canzoni del disco - Apapaia, Oro Nero, Vendetta, Resta, Cane, Univers, Come un dio tra le altre presentate in scaletta- parlano ancora al presente, ne illuminano le contraddizioni.

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Guerre per le risorse energetiche, diritti umani in bilico sul precipizio dei fondamentalismi, la solitudine dell’uomo schiacciato dalla macchina del capitalismo sono dinamiche talmente presenti e determinanti nel mondo contemporaneo che ogni forma di sterile celebrazione scompare. Nessun rischio di concerto greatest-hits.

Lo hanno percepito gli 11mila fan accorsi all’Ipp…

Non che ci fosse bisogno di chissà quale conferma. Che 17 Re dei Litfiba sia una pietra miliare del rock italiano è cosa nota, passata in giudicato. Ma il tour italiano con cui la band di Piero Pelù e Ghigo Renzulli sta celebrando il quarantennale dell’album è la certificazione definitiva di classicità raggiunta. Perché come ogni forma “classica” le canzoni del disco - Apapaia, Oro Nero, Vendetta, Resta, Cane, Univers, Come un dio tra le altre presentate in scaletta- parlano ancora al presente, ne illuminano le contraddizioni.

(agf)

Guerre per le risorse energetiche, diritti umani in bilico sul precipizio dei fondamentalismi, la solitudine dell’uomo schiacciato dalla macchina del capitalismo sono dinamiche talmente presenti e determinanti nel mondo contemporaneo che ogni forma di sterile celebrazione scompare. Nessun rischio di concerto greatest-hits.

Lo hanno percepito gli 11mila fan accorsi all’Ippodromo delle Capannelle per il Rock in Roma, lo percepiranno i tanti altri che hanno regalato ai Litfiba una lunga sequenza di sold out nelle date che vedranno la band toscana impegnata nelle prossime settimane. Piero Pelù che porta sul palco la bandiera della Palestina o che ironizza - neanche tanto - sul celodurismo di generali e affini è quanto di più contemporaneo possa trovarsi in giro.

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Concerto diviso in due parti: nel primo vengono proposte quasi tutte le canzoni di 17 Re con Pelù maestro di cerimonia che introduce ogni brano cercando di attualizzarne l’ipirazione. Nella seconda parte si festeggia la connessione ritrovata con il pubblico. La sequenza di canzoni messe in fila per il finale è notevole: Istanbul, Santiago, Eroi nel vento, La preda, Tex e Cangaceiro - tutte anteriori al 1990, alla svolta di El diablo e Terremoto - rivelano le doti di una band da miracoli: le tastiere asciutte e stranianti di Aiazzi e il basso santo e metallico di Maroccolo imperano. Il pubblico canta parola per parola. Mancavano.

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