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Francesco Guccini ha combattuto contro il nostro amore ma abbiamo vinto noi

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Tentava di boicottare non la sua grandezza ma la nostra ammirazione. Era un modo di stare al mondo
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Abbiamo combattuto, noi e Guccini (noi contro Guccini) tutta la vita. Tutta la nostra intera vita, noi contro di lui. Noi che lo amavamo, e lui che non voleva essere amato. Non abbiamo mai capito se era un gioco, se diceva sul serio; ma noi abbiamo giocato alla battaglia, e molte volte abbiamo pensato che facesse sul serio. Noi dicevamo che amavamo proprio quelle canzoni, e lui diceva che proprio quelle non erano belle, o addirittura che non valevano niente. Noi mettevamo una canzone alla testa del corteo politico, e lui svicolava — ma era lui che aveva scritto “la fiaccola dell’anarchia”, cosa voleva da noi…

Noi dicevamo che era grande, che i cantautori erano una parte significativa di questo Paese, e lui diceva che non era vero, tanto che ha smesso di comporre canzoni e si è messo a scrivere libri. Noi lo amavamo lo stesso, ancora, e cantavamo ancora le sue canzoni, anche se quando gli chiedevamo di cantarle lui rispondeva che non lo faceva più; e ci derideva, sdrammatizzava, ironiz…

Abbiamo combattuto, noi e Guccini (noi contro Guccini) tutta la vita. Tutta la nostra intera vita, noi contro di lui. Noi che lo amavamo, e lui che non voleva essere amato. Non abbiamo mai capito se era un gioco, se diceva sul serio; ma noi abbiamo giocato alla battaglia, e molte volte abbiamo pensato che facesse sul serio. Noi dicevamo che amavamo proprio quelle canzoni, e lui diceva che proprio quelle non erano belle, o addirittura che non valevano niente. Noi mettevamo una canzone alla testa del corteo politico, e lui svicolava — ma era lui che aveva scritto “la fiaccola dell’anarchia”, cosa voleva da noi…

Noi dicevamo che era grande, che i cantautori erano una parte significativa di questo Paese, e lui diceva che non era vero, tanto che ha smesso di comporre canzoni e si è messo a scrivere libri. Noi lo amavamo lo stesso, ancora, e cantavamo ancora le sue canzoni, anche se quando gli chiedevamo di cantarle lui rispondeva che non lo faceva più; e ci derideva, sdrammatizzava, ironizzava, e insisteva sul fatto che non dovevamo amarlo.

Giocava, o faceva sul serio, non l’abbiamo mai capito, e in fondo poco ce ne importa. Abbiamo deciso che bisognava fare una battaglia e l’abbiamo fatta, noi e lui. Ci ha sempre dato la sensazione di fare una gran fatica, a scrivere, e che gli piaceva di più starsene a chiacchierare in osteria davanti a un bicchiere di vino: era questo che si è intestardito a raccontarci. Ma poi L’avvelenata l’ha scritta in un baleno, e noi dicevamo che l’amavamo e lui diceva ma no, non è mica così bella.

Era una sua peculiare caratteristica, se ne scappava dal centro, era come se dovessimo inseguirlo — eppure la sua stazza non gli consentiva di scappare poi così lontano. Quello che ha escogitato è di andarsene da Via Paolo Fabbri 43, e di andare a vivere in paesini lontano da tutto. Abbiamo persino pensato che volesse mettere alla prova tutti noi, come a dire: se mi amate venite a cercarmi; ma non era così: se ne voleva stare lontano per davvero.

Tentava di boicottare non la sua grandezza — quello non poteva farlo — ma la nostra ammirazione. Era un modo di stare al mondo, non c’è né merito né demerito in questa postura. Non era migliore di altri perché si ridimensionava, non erano altri migliori di lui quando si autocelebravano. Ma c’è qualcosa che succede quando crei, quando componi una canzone, come nel suo caso, che poi non puoi più controllare: e cioè quello che quella canzone fa nel mondo, cosa dice agli altri, quali significati prende, se rimane o svanisce. E se rimane, tu non puoi farci più niente. Non ti riguarda più, riguarda gli altri.

Cioè: noi. Quelli con cui hai combattuto inutilmente. Non ha nessuna importanza il carattere che hai, e se sei umile o tronfio, se sei minimizzante o pronto a sottolineare la tua grandezza. Non puoi insomma farci niente, anche se pensi che le canzoni che hai scritto in fondo sono meno importanti di quello che tutti dicono: conta quello che hai fatto, e nel caso di Guccini, suo malgrado, contano le canzoni che ha scritto. E lo decidiamo noi se sono importanti o no.

È questo l’errore che faceva nella battaglia contro di noi; è per questo che noi eravamo sicuri che avremmo vinto. Se hai scritto La locomotiva, L’avvelenata, Eskimo, Incontro, Dio è morto, Vedi cara, Signora Bovary — eh beh, poi se vuoi farci la guerra perché ti amiamo, la guerra la perdi. Anche quando smetti di cantare, e di scrivere canzoni. Anche se dici che quella era un’altra vita. Anche se perdi la vista, se ti ammali, se ti immalinconisci, se dici che non capisci più il mondo. Anche se facevi la parte del vecchio reazionario che non capisce più i giovani di oggi, la politica di oggi, il gran casino di oggi.

Noi che abbiamo combattuto per tutta la vita la nostra battaglia contro di te, lo sappiamo che non era vero, che fino all’ultimo secondo, da lì, da Pavana, l’orecchio sul mondo lo tenevi. E dovevi sopportare il fatto che nonostante la tua insofferenza, quelle canzoni si erano piantate dentro alcune generazioni. Ed è successo tuo malgrado, che vuoi farci.

Tante cose a Francesco Guccini sono successe suo malgrado, anche tutto il successo che è arrivato e le complicazioni che ha portato, e anche il modo in cui lo ha tenuto lontano, mettendo molti anni tra sé e le sue canzoni. E così poi Guccini, quello che noi amavamo e che ci intimava di non amarlo, non ne poteva più, si è sfinito, alla fine ha detto che non ce la faceva più a vivere, e se n’è andato.

I fan si riuniscono davanti alla ex casa di Guccini per cantare insieme le sue canzoni dopo la sua morte, il 6 agosto 2026, a Bologna. *** Local Caption *** I fan si riuniscono davanti alla ex casa di Guccini per cantare insieme le sue canzoni dopo la sua morte, il 6 agosto 2026, a Bologna. (agf)

E noi siamo ancora qua, malgrado lui. Andiamo a portare i fiori in via Paolo Fabbri 43, malgrado lui. Cantiamo in centinaia in coro le sue canzoni in Piazza Maggiore, malgrado lui. E adesso possiamo amare quelle canzoni che lui diceva: ma che le amate a fare?, e possiamo amarle senza che lui ci possa rimproverare più per questo. Noi siamo ancora qui, tutti qui, come dimostra ogni cosa che sta succedendo dal momento in cui è arrivata la notizia della sua morte, e siamo tutti qui malgrado lui. La battaglia contro Guccini, per amore di Guccini, l’abbiamo vinta noi.

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