Michele Riondino: “La mia banda suona il rock. A far caciara siamo fenomenali”
di Carmine SavianoROMA – Al cinema è stato Vivaldi, «altro che sacerdote, semplicemente la prima rockstar». E il ruolo che ha sempre invidiato è quello di Michael Pitt in Last days di Gus Van Sant: «C’è quella scena in cui improvvisa per sette minuti con la chitarra elettrica. Una liberazione». Non appena dismette l’abito che per lo più indossa, quello dell’attore e regista, Michele Riondino si veste da musicista. Anzi, da frontman. «Quando torno a Taranto mi aspettano i Revolving Bridges, la mia band. Suoniamo insieme dai tempi del liceo. Sono la mia camera di compensazione».
Camera di compensazione non del tutto privata. «Se ci chiamano, suoniamo». E il loro punkabilly – «non so neanche se esiste come genere, ma quello facciamo: struttura rock molto, molto, veloce… insomma siamo fenomenali se si tratta di fare un po’ di caciara» – è sta…
ROMA – Al cinema è stato Vivaldi, «altro che sacerdote, semplicemente la prima rockstar». E il ruolo che ha sempre invidiato è quello di Michael Pitt in Last days di Gus Van Sant: «C’è quella scena in cui improvvisa per sette minuti con la chitarra elettrica. Una liberazione». Non appena dismette l’abito che per lo più indossa, quello dell’attore e regista, Michele Riondino si veste da musicista. Anzi, da frontman. «Quando torno a Taranto mi aspettano i Revolving Bridges, la mia band. Suoniamo insieme dai tempi del liceo. Sono la mia camera di compensazione».
Camera di compensazione non del tutto privata. «Se ci chiamano, suoniamo». E il loro punkabilly – «non so neanche se esiste come genere, ma quello facciamo: struttura rock molto, molto, veloce… insomma siamo fenomenali se si tratta di fare un po’ di caciara» – è stato uno dei momenti più energici del festival “Sui sentieri degli Dei” di Agerola. «Lì abbiamo avuto qualche dubbio. In cartellone ci sono stati Carmen Consoli, Niccolò Fabi. Nelle prossime settimane ci saranno Maria Antonietta e Colombre, Michielin e altri fior di professionisti. Ho chiesto agli organizzatori: ma siete sicuri? Poi ho pensato che i miei amici sono musicisti straordinari e che possono suonare ovunque».
Passione musicale radicata nell’adolescenza, «nella Taranto del centro sociale Città Vecchia: lì a metà degli anni 90 ho visto i miei primi concerti e lì si stabilivano rapporti con altri ragazzi che avevano aspirazione artistiche». E quelle di Riondino sono sempre state abbastanza chiare: «Eravamo in quattro, ci sedemmo in cerchio e – eravamo fan de L’attimo fuggente – ognuno espresse un desiderio sul proprio futuro. Io dissi di voler fare l’attore, gli altri i musicisti. Mi adeguai alla maggioranza e iniziai a cantare. Poi a 18 anni scelsi Roma. Dovevo tentare la strada della recitazione». Strada passata attraverso stanze in affitto e tante case ma sulla quale Riondino ha sempre impugnato una chitarra. «Premetto, non so suonare bene. So fare qualcosina. Down in a hole degli Alice in Chains, per esempio, non è difficile ma è bellissima».
In questi giorni non è bellissima ed è difficile la situazione dei lavoratori dell’Ilva nella sua Taranto. «A volte mi sembra tutto ridicolo. È dal 2012 che organizziamo, con Diodato e Roy Paci, L’Uno Maggio, proprio per chiedere più attenzione. C’è solo un fatto: la magistratura ha stabilito che in quel posto c’è troppo amianto per poter lavorare in sicurezza. Non dico altro, altrimenti mi definiscono sabotatore, ignorante e via dicendo come hanno fatto in questi anni. Torniamo alla musica?». Ci torniamo chiedendo cosa pensano le sue figlie della sua passione: «Loro sono il modo per conoscere nuovi artisti. La più grande ha una passione per Melanie Martinez. La seconda segue le orme della sorella. Ma quando parte Caparezza, non la ferma nessuno».