Sul finire dell’Ottocento teatri e editori italiani erano alla ricerca di giovani compositori che succedessero al vecchio Verdi. Al concorso per nuove opere bandito da casa Sonzogno nel 1888 — quello vinto da Mascagni con Cavalleria rusticana — partecipò anche un ventenne pugliese, studente al Conservatorio di Napoli. Era Umberto Giordano, futuro autore di Andrea Chénier. Si piazzò sesta Marina, la sua partitura di taglio verista, senza mai arrivare in scena. Ma Sonzogno intuì il talento di Giordano e gli commissionò un’opera, Mala vita, data a Roma nel 1892. Lì il compositore rimpastò parte della musica di Marina, il cui autografo di recente è stato rintracciato a Yale.
L’esecuzione in forma di concerto al Teatro Dal Verme di Milano, nel febbraio scorso, compare ora in cd per l’etichetta Decca. L’atto unico racconta l’amore inammissibile tra Marina, soprano, e Giorgio, tenore. Una montenegrina e un serbo, popoli nemici; per di più il padre di lei è stato ammazzato dal padre di lui, …
Sul finire dell’Ottocento teatri e editori italiani erano alla ricerca di giovani compositori che succedessero al vecchio Verdi. Al concorso per nuove opere bandito da casa Sonzogno nel 1888 — quello vinto da Mascagni con Cavalleria rusticana — partecipò anche un ventenne pugliese, studente al Conservatorio di Napoli. Era Umberto Giordano, futuro autore di Andrea Chénier. Si piazzò sesta Marina, la sua partitura di taglio verista, senza mai arrivare in scena. Ma Sonzogno intuì il talento di Giordano e gli commissionò un’opera, Mala vita, data a Roma nel 1892. Lì il compositore rimpastò parte della musica di Marina, il cui autografo di recente è stato rintracciato a Yale.
L’esecuzione in forma di concerto al Teatro Dal Verme di Milano, nel febbraio scorso, compare ora in cd per l’etichetta Decca. L’atto unico racconta l’amore inammissibile tra Marina, soprano, e Giorgio, tenore. Una montenegrina e un serbo, popoli nemici; per di più il padre di lei è stato ammazzato dal padre di lui, che a sua volta, prima che si apra il sipario, viene fatto fuori dal clan di lei.
La vicenda procede per pennellate essenziali: azioni rapide, tocchi di introspezione, melodie vive, eloquenti anche nello slancio patriottico della “canzone montenegrina” e nel denso duetto in cui Marina confessa un sentimento che la disonora dinanzi alla sua comunità. Giordano non ignora Wagner, apprezza Ponchielli e il tardo Verdi di Otello non l’ha lasciato indifferente. Vi hanno parte importante orchestra e coro: qui i Pomeriggi musicali con le voci del Petruzzelli, diretti da Vincenzo Milletarì senza sbavature troppo sanguigne che piegherebbero al cattivo gusto quest’opera tutt’altro che grossolana. Il cast garantisce una resa fulgida dei personaggi: Eleonora Buratto, dai legati seducenti, pennella Marina con i colori rigogliosi e fondi della sua ugola; un Giorgio d’acciaio palpitante è Freddie De Tommaso, e gli antagonisti Mihai Damian e Nicholas Mogg sanno essere guerriglieri tutti d’un pezzo.
Umberto Giordano
“Marina”
Voto: 5 stelle su 5