Da Lucio Battisti a Bob Dylan. Buon compleanno per Giulio Rapetti, in arte Mogol, che il 17 agosto è pronto a spegnere 90 candeline: “La vita volevo viverla pienamente, tuffandomi in ogni situazione senza paura, perché era talmente forte il desiderio di vivere l'avventura che alla paura non ci pensavo. Vivere per me è gioire, il più bello dei regali”, ha detto qualche mese fa durante la presentazione della sua autobiografia Senza paura. La mia vita, uscita per Salani.
Novant'anni e un patrimonio artistico e musicale che ha attraversato almeno sei decenni di storia della musica italiana: 523 milioni di dischi venduti, 1776 canzoni che portano la sua firma. I brani di Mogol sono diventati la colonna sonora di intere generazioni. Un autore capace di trasformare emozioni, amori, inquietudini e speranze in versi semplici solo in apparenza. Una poetica, la sua, che rompendo gli schemi ha rivoluzionato il modo di scrivere i testi musicali.
La prima canzone, insieme a Carlo Donida, la firmò nel 1960: era Briciole di baci e la cantava Mina. Ma Giulio Rapetti in mezzo alla musica c'è nato: suo padre, Mariano, era un importante dirigente della Ricordi e, a sua volta, con lo pseudonimo Calibi, aveva avuto successo come paroliere negli anni Cinquanta. Già prima dei vent'anni Mogol era entrato a lavorare nella casa discografica e nel 1959 ha assunto lo pseudonimo Mogol, nel 1960 la firma della prima canzone. L'anno dopo con Al di là, anche questa firmata con Carlo Donida, ha vinto il Festival di Sanremo.
Negli anni Sessanta ha firmato una serie di grandi successi, fra cui Il Paradiso (scritta con Lucio Battisti), Sono bugiarda, Sognando la California, Senza luce, Io ho in mente te, 29 settembre, A chi, Ma che colpa abbiamo noi, E la pioggia che va, La spada nel cuore, Riderà, Se piangi se ridi, Una lacrima sul viso, passata alle cronache anche perché la performance a Sanremo di Bobby Solo ha rappresentato il primo caso di playback nella storia del festival.
Tra le sue traduzioni ci sono alcuni super classici di Bob Dylan, Blowin'in the Wind cantata da Luigi Tenco, e Mister Tambourine Man (Mister Tamburino cantata da Don Backy. Mogol era il traduttore italiano autorizzato da Bob Dylan: il rapporto finì dopo un incontro a Londra prima del quale il paroliere dovette fare una lunga anticamera. Dylan non era d'accordo sul fatto che il suo traduttore interpretasse i testi, Mogol, invece, rivendicava il suo status di autore. Altrettanto celebre è la versione, molto più che infedele, di Space Oddity di David Bowie: Ragazzo solo ragazza sola. Pubblicata nel 1970 la canzone aveva un testo di Mogol che racconta della fine di un amore: nessuna traccia del Major Tom perduto nello spazio.
Tutto poi cambiò dopo l'incontro con Lucio Battisti. Il connubio forse più importante e fortunato della musica italiana, Da quella collaborazione nacquero capolavori senza tempo: Emozioni, Il mio canto libero, Acqua azzurra, acqua chiara, I giardini di marzo, Ancora tu, Sì, viaggiare, Con il nastro rosa, La canzone del sole, Pensieri e parole. Fu proprio Mogol a convincere Lucio Battisti a cantare le proprie canzoni, vincendo le resistenze della discografia che riteneva quella voce così insolita poco adatta. Il sodalizio si sciolse nel 1980, per dissidi sulla ripartizione degli introiti. Da allora Lucio Battisti andò verso una musica sempre meno orientata al mercato e un'esistenza sempre più ritirata, mentre Mogol proseguì la sua attività, anche con clamorosi successi.
Dopo Lucio Battisti, Mogol si è legato a Riccardo Cocciante (con il quale ha firmato Se stiamo insieme, Cervo a Primavera), Mango (tra le altre, Oro, Come Monna Lisa), Gianni Bella (con il quale ha firmato, Io non so parlar d'amore di Adriano Celentano), Gigi D'Alessio, Patty Pravo, Ornella Vanoni. A febbraio il Festival di Sanremo (che ha vinto quattro volte: nel 1961 con Al di là di Betty Curtis, nel 1963 con Uno per tutte di Tony Renis, nel 1965 con Se piangi, se ridi di Bobby Solo e poi nel 1991 con Se stiamo insieme di Riccardo Cocciante - Giulio Rapetti) gli ha conferito il Premio alla carriera Città di Sanremo. Sul palco dell'Ariston Carlo Conti lo ha definito "la storia della musica italiana".