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Addio Dolly Parton, la signora del west che disse no a Elvis

Dolly Parton è morta a 80 anni

 

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Morta a 80 anni a Nashville l’artista che grazie al country diventò una star mondiale. Trump: “Bandiere a mezz’asta per una settimana”
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Nel 2007, la falsa notizia della sua morte apparsa su un tabellone durante una partita di baseball venne clamorosamente smentita dalla sua apparizione al Tonight Show. Quella vicenda la divertì, occasione in più per mostrare la sua invincibile allegria. Stavolta, invece, Dolly Parton se n’è andata davvero, a 80 anni, portando con sé una parte importante della storia musicale americana degli ultimi decenni. È morta a Nashville, il cuore della musica country, dove aveva costruito un piccolo impero fondato sul suo talento, sulla volontà e sul suo profondo interesse verso gli altri.

Dolly Rebecca Parton era nata il 19 gennaio 1946 a Pittman Center, nel cuore delle Great Smoky Mountains, nello stato del Tennessee, quarta di dodici fratelli in una famiglia povera ma unita, legata alla fede pentecostale e alla musica religiosa. Aveva iniziato a scrivere canzoni a 7 anni, con una chitarra che le aveva regalato uno zio, e costri…

Nel 2007, la falsa notizia della sua morte apparsa su un tabellone durante una partita di baseball venne clamorosamente smentita dalla sua apparizione al Tonight Show. Quella vicenda la divertì, occasione in più per mostrare la sua invincibile allegria. Stavolta, invece, Dolly Parton se n’è andata davvero, a 80 anni, portando con sé una parte importante della storia musicale americana degli ultimi decenni. È morta a Nashville, il cuore della musica country, dove aveva costruito un piccolo impero fondato sul suo talento, sulla volontà e sul suo profondo interesse verso gli altri.

Dolly Rebecca Parton era nata il 19 gennaio 1946 a Pittman Center, nel cuore delle Great Smoky Mountains, nello stato del Tennessee, quarta di dodici fratelli in una famiglia povera ma unita, legata alla fede pentecostale e alla musica religiosa. Aveva iniziato a scrivere canzoni a 7 anni, con una chitarra che le aveva regalato uno zio, e costringeva i suoi familiari ad ascoltarla fino allo sfinimento. A 10 anni iniziò a cantare nella radio locale e tre anni dopo fu invitata al Grand Ole Opry, il tempio della musica country. Fu lì che incontrò Johnny Cash, che la incoraggiò a continuare. Il primo contratto a 14 anni con la Mercury, ma fu un flop. Appena maggiorenne si trasferì a Nashville, dove incontrò Carl Thomas Dean, che nel 1966 divenne suo marito in un matrimonio che durò fino alla morte di lui, nel 2025. Nel 1967 entrò per la prima volta nella top ten della classifica country con il brano Dum blonde: Porter Wagoner, cantante e celebre conduttore tv, la scritturò per il suo programma tv con un contratto da 60.000 dollari all’anno che la rese popolarissima.

(reuters)

Negli anni 70 il suo stile a metà tra country e pop conobbe negli Stati Uniti un successo clamoroso. Joshua, Light of a clear blue morning, Here you come again, Starting over again entrarono ai primi posti delle classifiche, mentre Jolene divenne il brano simbolo del suo repertorio: parlando della genesi della canzone (una donna che prega un’altra di non portarsi via suo marito solo perché potrebbe farlo), Parton raccontò che il brano era stato ispirato da un’impiegata di banca dai capelli rossi che flirtò con suo marito Carl Dean alcuni giorni dopo il loro matrimonio. Per dare un’idea della popolarità di questo pezzo, Beyoncé ne ha registrato una cover per il suo album Cowboy Carter del 2024.

Sono anni musicalmente ispiratissimi, al punto che nel 1974 Parton pubblicò I will always love you, il racconto struggente della sua separazione artistica da Wagoner che poi sarebbe diventata una hit mondiale grazie alla voce di Whitney Houston che la incise per la colonna sonora del film The bodyguard nel 1992. Quella canzone, al momento della sua uscita, era stata chiesta anche da Elvis Presley: Parton rifiutò di cedere più di metà dei diritti, come prevedeva l’accordo standard del colonnello Parker, manager di Elvis. La storia le diede ragione, visto che la versione di Whitney le fruttò più di sei milioni di dollari.

Nel 1980 recita con Jane Fonda e Lily Tomlin in “Dalle 9 alle 5... orario continuato”, le vicende di tre impiegate con un capo maschilista e arrogante. Il tema musicale del film, “Nine to five” di Parton, riceve una nomination all’Oscar e al Golden Globe. Nel 2000 il film è entrato nella classifica delle cento migliori commedie americane di tutti i tempi 

Negli anni 80 iniziò la sua carriera di attrice: il suo film più celebre è 9 to 5 (in Italia Dalle 9 alle 5… orario continuato), al fianco di Jane Fonda e Lily Tomlin. Il film fu un successo, ma lo è ancor di più la canzone 9 to 5, un inno al lavoro femminile, ancora oggi cantato nelle manifestazioni per i diritti. Nel 1985 decise di aprire un parco divertimenti chiamato Dollywood nella sua terra d’origine. Negli ultimi mesi, fiaccata anche dal dolore per la morte del marito, aveva avuto seri problemi di salute, sempre condivisi con il suo pubblico senza mai l’ombra della commiserazione. Nel corso della carriera aveva vinto 11 Grammy, 3 Emmy e un Oscar onorario per la sua dedizione alle attività filantropiche. Donald Trump ha annunciato bandiere a mezz’asta negli Usa per una settimana: «Una perdita enorme». Chissà se lei, simbolo di emancipazione e di accoglienza, avrebbe gradito.

(afp)

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